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19/09/2006

Commenti

demetrio

ecco

io credo che questo, questo ambito vorrei dire, questo tipo di scrittura e di racconto, sia il tuo. Proprio.

non voglio dire che altri tipi di racconto di escano meno bene, ma qui non ci sono tentennamenti, momenti di basso.

ciao

d.

untitled io

Chi se ne frega del tipo di scrittura e di racconto, francamente, demi.
Scusa la violenza dell'attacco, scusate tutt'e due visto che palmasco sarebbe l'Author in questione, ma ricercare un "ambito" di riuscita, riesci meglio nel racconto di bici piuttosto che nella fotografia o nel resoconto di una mostra o che altro, è veramente la negazione del blog. E io non credo che palmasco abbia mai voluto negare il blog.
E inoltre (adesso mi avventuro, davvero): che significa "non ci sono momenti di basso"? Io amo i momenti di basso, i tentennamenti pure. Non sopporto i blog ben fatti, che tanto rassomigliano a delle vetrine. Io continuo a tenere un blog e ho paura dell'effetto vetrina, anche se a volte mi rendo conto è difficile sottrarsi alla tentazione - di far vetrina dico, intendo mostra delle proprie mercanzie "assodate". Diverso è il caso se parliamo di mettere in vetrina se stessi, e le proprie modalità di funzionamento, o i propri materiali la cui configurazione è molle, elastica, sempre in divenire. Il blog è una ricerca, secondo me. Mi piace in quanto ricerca, registrazione di movimenti, catalogo di falcate e passi falsi. La danza contemporanea, il teatro com'è oggi, ci hanno insegnato qualcosa penso, e vedo il blog più come una danza, un'azione teatrale, una mise en scène, che come un insieme di pezzi dei quali scegliere il meglio o il peggio.
Scusami di nuovo demi, ma il tuo è un tipo di commento che non mi piace leggere in un blog. Mi piacerebbe invece che si aggiungesse qualcosa, nel caso. Io commento poco perché spesso mi chiedo: cosa aggiungere di utile qui, che sia utile all'autore, a chi legge, e anche a me? e non so darmi una risposta soddisfacente.
Peraltro. Sono un'amante di ruotesottili dalla prim'ora e palmasco lo sa e tutti lo sanno. Ma vedo che ruotesottili cambia, di stagione in stagione, sottilmente. Se sapessi dire qualcosa di sensato su questi piccoli cambiamenti lo farei - ma non so dirlo e me ne sto zitta, magari fintanto che ci penso. Poi va da sé che palmasco possa dirmi: sei completamente fuori registro, e va bene questo fa parte del gioco, ed è una modalità-palmasco che conosciamo tutti e che spesso si rivela di qualche utilità (altre volte no, altre volte è inutilmente difensiva) - certo è che posso, possiamo, potremmo, essergli utili. Come altri potrebbero essere utili a noi, nel nostro parallelo ricercare, provare.
Vabbè basta ho perso il filo. In che modo perdo io il filo. Perché non uso un cardiofrequenzimetro quando parto con un commento.

palmasco

Molto interessante.

In ruote sottili un lettore, Demetrio, riesce a riconoscere un "ambito", ovvero, dice lui, "un tipo di scrittura e di racconto".
Come dire: parli di qualcosa qui, qualcosa di riconoscibile.

Mi piacerebbe averlo a disposizione per un'ora seduto su una sedia, e metterlo all'angolo con una serie di domande sempre più stringenti, per stabilire con esattezza quale sia per lui il "qualcosa", l'oggetto riconoscibile: la bicicletta? Lo sport? L'evoluzione di un individuo? L'utopia dell'eterna giovinezza?

Grande complimento, comunque, per chi scrive, che si veda con chiarezza un oggetto e il suo ambito, più che lo scrittore.

Ho una certa reticenza a continuare questo commento.
Come sapete sto scrivendo una storia sul mio blog, che si chiama sperduto, alla quale dò priorità assoluta, infatti tutto il resto lo scrivo in seconda pagina come l'impaginazione di ruote sottili, o non lo scrivo per niente.
Tra qualche tempo sperduto si occuperà proprio di queste cose in un paio di post che ho già scritto e verso i quali sto andando.
Non voglio dire quindi cose che ridirò in forma adatta alla storia che scrivo, ma simili nel contenuto.
Però insomma, sinteticamente rispetto a qualcosa che credo di avere esposto più compiutamente, ho ricevuto alcune mail di persone che affettuosamente mi scrivono che leggono volentieri il mio blog, ma a loro non pare che ci sia dentro molto di me.
C'è tutto quello che conta, ho risposto.
Volevo dire che ci sono un sacco di altre cose nella mia vita, figli, moglie, amici, lavoro, piaceri di cui però non parlo nel blog non tanto per segretezza, o riservatezza, ma perché a me pare che siano esperienze della mia esistenza che si svolgono senza bisogno della scrittura.
Si affidano a valori ed esperienze abbastanza consolidate, abbastanza tradizionali, si affidano a certe elementari nozioni di senso comune che però hanno per me validità e praticità, per cui tutto sommato sono esperienze che funzionano abbastanza bene senza che mi metta a scriverne, oppure, se vogliamo, per pensare le quali non ho bisogno della scrittura, perché vivono e prosperano dentro canoni tradizionali nei quali non ho bisogno di granché per pensarle.
Resta dell'altro. C'è qualcosa di altrettanto importante ed essenziale che avverto, di cui mi pare di non avere altri mezzi per fare esperienza che la scrittura, quindi di quello scrivo, e così lo faccio esistere.

E' un po', mi pare, quello che aggiunge untitled qui sopra.
Siamo interessati ad una scrittura che non porta nel blog prodotti, cioè racconti o diari o fotografie eccetera nate fuori e trasportate qui come in vetrina, cioè per essere esposte, e apprezzate o meno.
Piuttosto, invece, ad una scrittura che nel blog crea esperienze dalle quali tornano all'autore, in un modo o nell'altro, tracce di un senso.
Una scrittura che non riproduce un'esperienza avvenuta altrove, ma che la crea qui.
Non è il mio testo, mi pare perora, a rappresentarmi, ma attraverso la sua presenza riesco a conoscere l'esperienza di avere voluto esserci.
Posso partecipare all'esperienza anche senza che il testo mi rappresenti necessariamente.
Dall'esserci mi rimane un resto, che forse è la materia sulla quale costruirò "l'ambito" della mia prossima presenza qui.

Infine, tanto ormai qualsiasi limite accettabile di lunghezza è stato strasuperato, c'è stato il commento di qualcuno su ruote sottili, per fortuna non ricordo bene chi fosse, che mi ha letteralmente impedito per tutto quest'anno di scriverlo - prima di ricominciare ero fermo a sole tre puntate, invece ciclisticamente è stata una stagione importante e ricca.
Un commento che è riuscito a toccarmi dove ruote sottili si fa, impedendomene l'accesso.
E' stato un episodio grave.
La lunga marcia solitaria, cioè lontana dal blog, della quale sto scrivendo in sperduto mi ha permesso di reintegrare ruote sottili, ma ai miei occhi la necessità di un lavoro del genere e la fragilità di quanto portiamo qui dentro, hanno un significato e un valore, che mi pare c'entri con questi commenti, anche se confusamente, almeno per me.

Infine due parole di scusa, se siete arrivati fin qui, a quelli che giustamente in ruote sottili vengono a leggere di biciclette, e nei commenti si saranno annoiati non poco :-)
Sono vecchi amici, siamo fatti così, ci sediamo a chiacchierare dove ci capita...

demetrio

miseria, unts.

è così che mi piace.

il problema come tu sai è una aporia tra me e te, e forse in modo diverso tra me e palms.

io vedo il blog come un contenitore e tu come un magma.

io leggo il blog come se fosse un libro di racconti: e mi dico questo sì, questo no, questo forse.

tu non lo leggi così.

ora tu dirai, e mi sembra che palms ti venga dietro, anche se poi anche le vostre due strade si separano, ma questa cosa del 'blog' è diversa. Tu usi delle categorie vecchie, non adatte etc etc.

io che ti devo dire?
vero, ma sono le uniche con cui mi trovo.
e credo che questo sia un mio 'problema'. Il problema che in un certo senso che mi porta sempre ad uscire dal blog.

e poi a palms ancora un fatto: io trovo interessante la consapevolezza. e un'altra cosa, che ovviamente è di nuovo una categoria letteraria, frusta e vecchia, ovvero che la tua scrittura è anti-lirica soprattutto in queste occasoni.

ora mi ritiro
d.

untitled io

Mi sono domandata tante volte dove stesse, per me dico, la bellezza di questa frase - rappresentava forse con precisione una certa situazione emotiva, riguardante il me-qua-dentro, che riconoscevo senza difficoltà, e che non avevo mai sentito dire meglio. E in più, la frase stava imbastita sopra una musica molto precisa, e pure quella diceva qualcosa di importante per me, e costituiva anzi il segno di un riconoscimento: lo riconosco, il ritmo col quale avanzi, e passi, dunque ti riconosco.
Sul "riconoscimento" e sul suo doppio significato vorrei aggiungere qualcosa, ma non ora se no m'imbroglio davvero. E poi lascio palmasco libero di non rispondere a questo mio commento ulteriore, visto che dice di volerlo fare in seguito più ampiamente e più liberamente. Però mi piace usare l'angolo commenti di un post qualunque come un muretto dove si finisce casualmente seduti a discorrere, per cui fintanto che non fa buio mi tratterrò nei dintorni di questa siepe, a vedere se c'è qualche annotazione ancora. Poi ci spolveriamo i pantaloni e ce ne andiamo :)

untitled io

REWIND
...mi è saltata la prima parte del commento qui sopra, scusate. La frase di cui parlavo era una risposta di palmasco alla domanda ricorrente "dove vuole andare a parare?", proprio dentro a un post ruotesottili di qualche tempo fa. La frase (che mi annotai) era questa:
“Ti passo davanti raccontandotelo, e tu non mi vedi passare, ma dove vorrà mai andare?, ti chiedi, e non mi vedi passare”.
Segue, più o meno, la parte di commento postata qui sopra.

palmasco

Guarda quanti racconti ho cominciato, nel blog, finiti più o meno nel nulla, cioè interrotti oppure finiti, ma non completati.
Ricchi di premesse eppure, in qualche modo, disarmanti per chi da quelle era arrivato ad aspettarsi qualcosa, anche se, mi dicono nelle mail, gradevoli da un punto di vista narrativo.
Ma non importa, continuo a provarci.
Continuo a cercare di costruire narrazioni che sostengano il mio peso. Scrivo una cosa e la semplice eco del mio gesto, dunque la sua immagine mentale che non richiede nemmeno una rilettura da parte mia, quando va bene genera un seguito, accende conseguenze, illumina con chiarezza il passo seguente. Non resta che sedersi e scriverlo.
Quando succede, e per fortuna mi succede, è esattamente la sensazione di potersi appoggiare con tutto il mio peso sul post che ho appena scritto per scriverne un altro e poi altri che seguano una stessa linea narrativa, ovvero che aderiscano ad uno stesso oggetto che pian piano diventa riconoscibile, concreto o astratto che sia.

Dunque unts, che cosa sto dicendo?
Forse proprio che nella scrittura qui si devono conciliare due esigenze, quella di chi legge, che come dice demetrio deve riconoscere un oggetto di cui si parla, ed è tanto più facile quanto più i contorni sono netti e l'oggetto isolato bene, e quella di chi scrive aggiungo, che dev'essere capace di scrivere un post che diventi a sua volta un oggetto sul quale sia possibile appoggiarsi fisicamente, come un solido, per il terreno necessario a scrivere il prossimo, eccetera eccetera.
In questo senso, credo, per quanto riguarda scrivere i post, parliamo della creazione di una possibilità di scriverli, contrapposta alla presentazione nei post di cose finite, scritte fuori e semplicemente riportate.
Quando ne leggo uno io riconosco, per usare le tue parole, i mezzi sapientemente usati dal grande regista, nello stesso tempo riconosco dal loro uso l'impronta dell'uomo che li ha usati. Come spettatore m'incanto con la parte più spontanea del mio essere, per effetto dei mezzi usati, ma siccome sono anche un adulto, riconosco una psicologia umana alla quale posso relazionarmi personalmente, dietro la capacità di sollecitare la mia naturale capacità d'incantarmi.
Più o meno.
La discussione, se volete, resta aperta volentieri.

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