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28/03/2006

Commenti

untitled io

La stessa cosa l'ha fatta rilevare un medico l'altro giorno, a una trasmissione tv. Difendeva le terapie ormonali sostitutive. A una donna che le rifiutava sostenendo che la menopausa è un fenomeno naturale e che come tale va serenamente accettata, lui rispondeva no sta dicendo una fesseria, non è affatto un fenomeno naturale, perché di regola lei signora avrebbe dovuto essere già morta (non mi ricordo se "da un pezzo") prima di averla conosciuta. Insomma: è da parecchio che non siamo "naturali" in niente, e la menopausa non è che una forma manifesta della nostra innaturalità. Detto questo, non capisco perché ci si debba disinteressare dell'umanità sub specie specie, solo perché non si può più procreare. Cosa quest'ultima anche un po' difficile da sostenere con sicurezza, visto che oggi si potrebbe procreare, con un po' di fortuna e qualche mezzo, anche a sessant'anni. E poi, ci sta pure che una donna in menopausa abbia già procreato, e neanche in età giovanilissima come una volta succedeva (io ho procreato - ma che lingua è questa, infine? - a 38 anni, da primipara attempata cioè quasi in punto di morte, se vogliamo vederla dal punto di vista della memoria della specie), e che quindi debba occuparsi ancora della progenie - tipo dei nipoti, che ne so.
Al di fuori poi di questo intellettualissimo discorso, e quindi a livello molto molto personale, posso solo dire che sono spaventatissima perché mi sento prossima, tout court, a una qualche morte.
Sempre allegramente (fa piacere lasciarsi ricordare ste cose ogni tanto - da te poi...), e chiedendomi la Benedetti oppure quella che ha scritto il libro quanti anni hanno e come pensano di sfangarla, saluto
u.i.

palmasco

Il motivo per cui la riflessione che ho segnalato m'è sembrata interessante, è perché apre in modo molto intelligente una prospettiva, a partire da una condizione reale ed emotivamente molto significativa.

Prima infatti stabilisce, mi pare, che la specie è la catena storica che lega tra loro nel tempo gli individui di uno stesso genere animale, il che ne fa (della specie) qualcosa che si regge sulla sopravvivenza e sulla generazione di nuovi individui, poi su questa interpretazione poggia il problema del singolo che, ormai vicino al limite superiore della sopravvivenza personale e ormai incapace di partecipare al processo riproduttivo, ha l'occasione e naturalmente il problema di definirsi come individuo al di fuori del concetto di specie, alla quale in senso darwiniano non appartiene più.

A me ha fatto balenare l'intuizione di una persona che uscita dalla specie ha l'occasione e l'obbligo d'inventarsi totalmente come individuo, direi quindi anche la libertà di farlo, e lo stimolo per l'immaginazione a farlo, e ovviamente anche il rischio di tentarlo e falllire.
Non l'avevo mai visto in questi termini, come opportunità di usare la propria esperienza e la propria forza per definirsi come individuo non più in base ai dati acquisiti da un processo temporale e secolare (la specie), ma esclusivamente a partire da un atto di fantasia e creativo, tanto più efficace quanto più sottoposto ai vincoli della materia - un processo che mi sembra importante non soltanto per le donne che come dice il post devono farlo, ma per l'essere umano in genere, che secondo me si trova spesso nelle condizioni di potere interpretare un evento del genere, soprattutto nella condizione di modernità contemporanea, dove sempre più spesso alcuni si offrono e si vedono offrire la possibilità di essere a un certo distacco dai requisiti della specie.

Una certa energia che nella mia esperienza m'è sempre sembrato di notare in certe donne che posso ragionevolmente ritenere in menopausa, prende d'improvviso un aspetto creativo, che non è fondato sulla negazione del problema o sulla rimozione della difficoltà oggettiva del passaggio biologico, ma al contrario sull'intuizione di una possibilità individuale e fortemente singolare, tracciata a partire dall'esperienza del passato e di quella del futuro (immaginazione).

Così per quanto sorrido volentieri al tuo commento e mi sembra di saperne leggere l'aspetto umoristico, non sono veramente sicuro di condividerne lo spirito dubbioso di fondo, ma forse sbaglio.

untitled io

sì ti sbagli, credo, a me per esempio è venuta voglia di leggerlo quel libro, ma allo stesso tempo è venuta voglia di negare di colpo un discorso così vertiginosamente collettivo (propri "di specie"), mettendomi in mezzo, in modo anche sciocco se vuoi, come persona individuale, donna spaventata dalle idee confuse. Insomma qualcosa del tipo "non mi tirate in mezzo ORA in un discorso sull'universo perché il problema fra un po' sarà tutto MIO". Etc. Un gioco insomma, ma non tanto.
In ogni caso abbi pazienza ma è un periodo che trovo pace solo nell'andirivieni fra un piano e l'altro dei discorsi. In altre parole: non so stare al mio posto, o se vuoi non so mantenere fermo il tavolo di discussione, anzi direi che spesso ci rinuncio fin dall'inizio. In un certo senso lo trovo divertente, questo punto di vista traballante, o non troppo in equilibrio...
Ciao

demetrio

non so se centra qualcosa, ma secondo me, sì.

mia madre ad esempio è entrata in menopausa a 38 anni, quando untitled procreava per dire.

ed è entrata in menopausa in corrispondenza al mio primo anno di liceo.

io mi ricordo quell'anno come il più tremendo della mia vita.

d.

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