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02/02/2005

Commenti

Squonk

Visto che il commento di ieri sera è stato fagocitato dal software, ci riprovo.
Concordo, Palmasco.
Non mi addentro sulla questione della responsabilità editoriale; mi limito a dire che quello che è successo DOVEVA succedere, date le premesse. Qui (nella blogosfera, o almeno in quella sua porzione che noi frequentiamo) non siamo prezzolati. Facciamo quello che facciamo perchè ci va, per passione, per piacere. La scrittura è qualcosa di intimamente nostro, che non può essere disgiunta da noi stessi. Ecco perchè trovo illusoria e infondata l'idea che possa esistere un luogo delle scritture dove queste vivano di vita propria - e gli autori che se ne stiano pure al bar.

AdRiX

Sì e no. Sì perché è intrinseco nell'espressione scritta essere espressione della persona che la crea, no perché devono esistere ed esistono luoghi dove le scritture si aggregano e parlano affiancate, da pari. Una rivista è proprio luogo di questo genere, mi è sembrato di capire tra le righe della dichiarazione di intenti del Sig. F.
D'altronde, il blog è anche espressione distillata di autopompismo, inevitabile che certi atttriti scoppiassero.
Si potrebbe e dovrebbe obiettare però "Cara/o blogger e autore che ti reputi specialissimo e peculiare, se vuoi restare distinto e specialissimo, stattene a casa tua, o viceversa crea il tuo spazio editoriale in rete dove fai e disfi a piacimento."

untitled io

No, perché quando una cosa è davvero scritta (cioè quando non è più un appunto, un esperimento, uno sbocco di parole, ma una cosa conclusa, sia essa un articolo o una poesia o un romanzo di mille pagine), questa cosa non è più di chi l'ha scritta, si allontana da lui. La pubblicazione recide un legame, e questo legame è proprio fra la persona in carne ed ossa che l'ha scritta, e le parole "finali" che leggono gli altri. Quindi esiste sì, la responsabilità di chi quella cosa pubblica, ma si tratta appunto di responsabilità DELLA COSA, del risultato di un'azione per così dire, non dell'azione prima in se stessa. Azione (quella dello scrivere) la cui responsabilità rimane in capo al solo autore: l'editore (online o offlline che sia) è responsabile dello scritto (del prodotto) e della sua diffusione, non dello scrivente (dell'artefice), perché le due entità si separano nel momento stesso della pubblicazione. Insomma lo scrittore scrive, l'editore pubblica, la scrittura è la scrittura, cioè un oggetto che reca in sè tracce dello scrivente - solo tracce però, perché lo scrivente se n'è andato. Aggiungo che nel proprio blog lo scrivente non se ne va mai, mentre invece quando affida un suo scritto a un editore, sia pure online, a un certo punto prende la porta e se ne va. Se ne va. Va da sè che l'editore può pubblicare uno scritto e rifiutarsi di pubblicarne un altro, anche se i due scritti sono della stessa persona.

demetrio

concordo con untitled, però.

però penso che sia necessario anche dire che il concetto di 'scritture', come quello di 'voci', come quello di 'stile' si presti troppo ad una intrepretazione intelletualistica. Io credo che sia questa la cosa da cui si debba fuggire.

potrei dire questo: ogni cosa scritta, che viene scritta con un intento di comunicazione, di narrazione, è letteratura: ogni volta che noi prendiamo la penna e decidiamo che vogliamo raccontare una storia a qualcuno; questa è letteratura.
Questo perché non dobbiamo dare un giudizio estetico per definire ciò che è ciò che non è letteratura. Esiste poi un racconto brutto, che, però, continua a far parte di quell'insieme, che è la letteratura; oppure al contrario esiste un racconto bello: entrambi, comunque, vivono della medesima tensione, obbediscono entrambi a certe leggi, regole e quant'altro.

Privilegiare le 'scritture' a me sembra un escamotage per non tener conto di tutto il ragionamento che ho fatto prima.
Scrivere un racconto è essenzialmente mettersi in relazione, e quindi - qui arrivo alla parte del discorso di untitled che condivido - le cose che scrivo nel momento in cui le 'licenzio' non sono più altrettanto mie, diventano anche qualcosa che occupa e preoccupa il mio editore o il redattore di una rivista, e infine il lettore.
In questo atteggiamento, c'è il gesto, fondamentale per uno scrittore, della gratuità.

Non mi convince la presenza dell'autore nel blog, invece, anche in quel caso nel momento in cui io posto un racconto, beh, da quel momento il racconto è di tutti, di chi lo vuole leggere per poi dirne bene o denigrarlo.

d.

Effe

Palmasco, ho idea che dovrei meditare un po' di più la risposta. E invece.
Mi piace che su questa cosa si abbia idee profondamente diverse: il confronto è sempre stimolante, lo specchio non tanto (in ispecie al mattino presto)
Inizio dal concreto, e forse mi ci fermo.
Leggi, se non l'hai fatto, il primo pezzo della sezione contrAppunti, il Catalogo dei mari.
Per me è un pezzo bellissimo.
Visionario.
Conoscevi già l'autrice, manginobrioches?
Poniamo di no.
In cosa ti aiuta o ti limita, nella lettura del suo contributo, il non sapere chi è la persona che l'ha scritto?
Credo in nulla.
C'è la sua scrittura, e basta - ed è una presenza forte che riempie tutto lo sopazio, non c'è bisogno d'altro.
L'autrice è razzista, fa traffico d'organo di bambini e maltratta le vecchiette.
Ora, con questa nuova consapevolezza, rileggi il brano: manca qualche parola, rispetto alla prima lettura? Si è spostato un capoverso? E' cambiato quel mondo, quello creato in poche righe?
Secondo me no.
Io non ho invitato a scrivere solo blogger le cui opinioni condivido. Ho invitato blogger che avevano, a mio giudizio, capacità di scrittura. AL diavolo il resto.
Per il futuro, spero di poter pubblicare soprattutto blogger sconosciuti. Non mi interessa chi sono, mi interessa cosa scrivono, come lo fanno, qual'è il gesto del loro racconto, il ritmo, il respiro.
Ora, considera la casa editrice Untitl.Ed.
Non so se le cose sono cambiate, ma all'inziio si supponeva l'edizione di libri senza il nome dell'autore in copertina.
Non stiamo dicendo, allora, la stessa, stessissima cosa?

n.b. Non sono proprio sicuro, su quella cosa del traffico d'organi, magari non è vera

Effe

e datemi un correttore ortografico per i commenti, di grazia

MassimoSdC

Vediamo un attimo di capire, visto che sono interessato a questo, più che a sterili polemiche.

Dunque. Si dice che un luogo di sole scritture è semplicemente impossibile. Ciò perché la scrittura è sempre fatta da persone. Ergo: le persone precedono (o sovrastano) qualsiasi scrittura.

Bene. Anzi: male, malissimo.

Amesso questo ragionamento, si potrebbe dire che non può esistere un luogo di sola parola, perché prima ci sono le persone; come pure che non esiste un luogo di sole azioni, perché ci dovrà pur essere qualcuno che dovrà agire; ecc...

Ed è a questo punto che inizio a dubitare delle mie capacità di comprensione. Come si può, mi chiedo, soffermarsi così a lungo su una tale ovvietà? Certo che per scrivere è necessario vi sia una persona che scriva! Qualcuno aveva per caso dubbi a riguardo? Non ci credo. Sì? Ehm...

Scherzi a parte (perché si sta scherzando, vero?), l'unica questione ragionevole che intravedo è questa: è possibile dare la possibilità alla scrittura di acquisire o meno un valore ed un senso senza che prevalga o sia dominante il pregiudizio che automaticamente conferisce un valore prima alla persona, e solo dopo alla qualità/importanza/significato di quello che la persona stessa ha scritto?

L'Herr intendeva questo, credo. O qualcosa di simile.

E comunque sia, andrà bene comunque.
Basta scriverne.
Forse.

MassimoSdC

PS IMPORTANTE - Per dovere di cronaca, queste righe le avevo scritte ieri, e le pubblico solo oggi pur trovando imbarazzante la sempre più frequente assonanza di pensiero con l'Herr Effe. Che qualcuno cambi il suo modo di pensare, quindi. Oppure lo inciti a mentire spudoratamente. No, è che altrimenti rischio di ripetere quello che lui scrive, di annoiare e di annoiarmi. ;-)

palmasco

Ci tengo soprattutto a mantenere il dialogo nella concretezza, come dice qui anche Effe, quindi credo che deluderò molti degli intervenuti, ignorando per problemi di spazio e di chiarezza la maggior parte dei concetti che hanno lasciato qui - vi invito a continuare pure il dialogo in questi commenti se volete, ma io devo sottrarmene.

Se non metti l'incidente con Roquentin sotto il segno di un bisogno violento e incontrollato di differenziazione, sei costretto a fare assunti o dare giudizi sulla sua persona, che secondo me nessuno si può permettere e soprattutto, non sono utili.
In altre parole: o il gesto di Roquentin è il sintomo di un bisogno di identificarsi in quanto individuo, oppure Roquentin è... (insulto a tua scelta) - con la seconda opzione non accettabile in un dialogo civile e costruttivo.
Puoi ignorarlo, oppure chiederti perché tale sintomo sia esploso proprio nel contatto con sacripante!

Ammettiamo subito che Roquentin possegga in grado eccessivo il bisogno di differenziarsi, - che in quanto individui, in misura maggiore o minore appartiene a tutti - rimane e rimarrà comunque un certo grado di responsabilità della rivista, e della redazione nell'avere scatenato tale bisogno fino a livelli nocivi: nocivi al dialogo, viste le conseguenze che hanno portato, e nocivi alla rivista stessa, che si vede privata delle scritture, o della scrittura di un autore per sua stessa ammissione interessante.
In altre parole Roquentin sarà pure un fanatico della propria individualità, ma sacripante! ha qualcosa, o le manca qualcosa, che l'ha messo in condizioni di non potere più controllare gli aspetti più estremi del suo fanatismo.
Se fin qui siamo daccordo, il qualcosa andrebbe definito.

Vi sarebbe potuto capitare un incidente, caro Effe, in cui qualcuno, attratto dall'attenzione che state riscuotendo, dal glamour di nicchia degli accessi e delle segnalazioni, v'accusava di avere rubato un suo scritto, oppure di averglielo respinto per futili motivi, ma non è stato così: vi è successo che qualcuno abbia fatto un gran casino avvalendosi della vostra convocazione, soltanto per dire NO!, IO sono diverso.
(Diverso da che? Per lui non importa.
Non gl'importa nemmeno, come avrei fatto io - per dire - sbattere in faccia a tutti il testo meraviglioso che vi negherebbe, pubblicandolo sul suo blog, perché sia evidente a tutti come, perché, e in cosa lui è diverso, ma non gli è importato).
Avverte, a torto o a ragione, in forma sbilanciata e sintomatica, un'eccessiva mancata caratterizzazione delle persone e delle scritture in sacripante!, e sente l'urgenza di differenziarsene.

Una diagnosi che ti trova daccordo caro Effe, perché dalla tua parte tu confermi che inviti e hai invitato, e inviterai anche persone la cui opinione non necessariamente condividi - ma nessuna rivista, o raccolta di scritture è, o potrebbe essere così veramente aperta e piana, perché per ogni collezione occorre un criterio minimo, per quanto aperto ed ampio, di raccolta.
(A meno che qualcuno non inviti un'opinione e il suo contrario, per giusta e ormai acquisita necessità di cronaca, ma questo non significa invitare tutti indiscriminatamente).
Ogni raccolta, di scritture in questo caso, ha un criterio generativo che giustifica la propria esistenza, altrimenti scusa: perché si raccoglie? Perché si attrezza uno spazio? Perché si fa una rivista on blog quando chiunque può leggere quei blog?
(Infatti una delle critiche serie che vi hanno fatto in giro, è un certo spaesamento nel leggere la rivista, ovvero non si capisce dove sia la differenza rispetto alla normale lettura di una serie di blog diversi tra loro - critica che per me ha una certa notevole fondatezza.
Né il vostro progetto si può paragonare ai vari aggregatori di G. Guru Granieri per esempio, che sono organizzati secondo un criterio e una finalità diversi).

No, le persone stanno con le scritture, non nel senso banale che vorrebbe attribuirmi, non so perché, Massimo qui sopra, ma nel senso che se manginobrioches fosse la persona che ipotizzi - solo per i fini del ragionamento, é ovvio, quindi senza alcuna reale accusa nei suoi confronti, è ovvio (sic) - tutti utilizzerebbero i commenti di sacripante! per parlare dei suoi crimini, invece che delle scritture, e voi per questa ragione, per non rischiare che vi accadesse, non l'avreste chiamata a pubblicare, per non vedervi rovinato tutto il lavoro.

Le persone stanno con le scritture anche in un senso più profondo: ci vuole infatti una persona per prendere le scritture del proprio tempo e farle avanzare di quel tanto che consentirà anche ad altre persone, nate dopo di lui, di scrivere - come hanno dimostrato tutti gli storici seri della letteratura, tanto per scegliere il caso più clamoroso, non ci sarebbe stato il romanzo, nel quale si sono espressi in tanti, se Cervantes non avesse pensato e provato che le avventure di un cavaliere riunite insieme, avrebbero dato una ben diversa prospettiva sul cavaliere stesso, sulle letture di cui si nutre, e sulle precedenti letture del genere, di quanto non desse fino a quel momento l'abitudine di narrare come si faceva.
Ora... avrebbe potuto essere qualcun altro al posto di Cervantes, è vero, ma non il nome è importante, quanto che si sarebbe sempre trattato di una persona, in altre parole quella scrittura esiste perché è esistita la storia di Cervantes, quella paarticolare storia e non un'altra - questo non ha nulla a che fare col problema del possesso della scrittura una volta licenziata dallo scrittore, di cui parla qui sopra Untitled.

A questo proposito, per risponderti, ti dirò "privatamente" che personalmente considero la mancanza dell'autore in copertina una bizzarria, per fortuna piuttosto innocua, ma che le case editrici prendono decisioni che giustamente travalicano le singole opinioni, come immagino tu sappia.

In fondo se non fosse stato per Squonk, l'incidente di cui parliamo avrebbe rovinato la festa d'esordio di sacripante!, costringendoti nelle mura asfittiche di quella polemica sterile, nata, come dimostra l'incidente stesso, dalla sopravvalutazione dell'indipendenza delle scritture dalle persone - almeno questo è quanto ho cercato di dire qui.
ciao e grazie a tutti quelli che sono intervenuti e lo faranno ancora.

Effe

permettimi, Palmasco, di non ritornare sulla persona che tu citi. Ho già spiegato i motivi della sua esplosione, che attengono al bisogno non di differenziarsi, ma di apparire.
Qui mi fermo, se vuoi possiamo riparlarne in privato.
Se per il numero uno tutti gli intervenuti sono stati invitati (com è ovvio), dal numero due una buona parte dei pezzi veranno scelti tra i contributi inviati spontaneamente dai lettori
Sto leggendo alcuni di questi pezzi, e per nessuno di essi mi domando Chi l'ha scritto?Che storia ha dietro?
Mi chiedo invece COME è scritto? Che storia ha DENTRO?
Quanto all'incidente di percorso, io affermo l'indipendenza delle scritture dalle persone, non l'indipendenza delle persone dalle scritture - questo, probabilmente, è la parte sopravvalutata (dalle persone, certo, che possono esser ben più fallaci dei loro scritti).
In ogni caso, credimi, la festa non è stata rovinata nè da questo né da altri episodi, per altro minoritari (che comunque ho considerato).

Quanto all'equivalenza rivista-blog, eh no, qui scuoto la chioma (invero, quanto ne resta)
Credo che l'unico raccordo tra i blog e sacripante! siano le persone leggi: i blogger) che vi scrivono (ma ho già detto che conta molto poco)
Poi,
le scritture sono diverse,
diverso il contesto,
la linea editoriale,
la divisione tematica o atematica,
la selezione da parte di una redazione,
l'eventuale editing concordato,
la mancanza di link,
l'assenza dei commenti,
l'impaginazione.
Dimmi tu, ora, dove sono gli elementi di sovrapposizione.
sacripante! non è un blog, o una raccolta di blog, così come un libro scritto da giornalisti sarebbe un libro, e non un giornale.
Se sai indicarmi di preciso dove viene mossa questa critica, che mi pare giusto controbattere, ti prego di puntualizzarmelo.

demetrio

dirò forse una cosa fuori luogo, ma.
ha senso chiedersi: è un blog, non è un blog?
MI spiegate cosa cambia?
me lo chiedo sinceramente.

io continuo ancora a non credere che esistano scritture da blog o scritture fuori blog.

Noto al massimo che possono esserci scritti, scritture, e scrittori che sentono - per certe loro creazioni, racconti o quant'altro - lo strumento blog come insufficente.

l'idea della untitl.ed e di sacripante!, ma penso anche a vibrisse, penso ad un mucchio di altre realtà, credo registri questo fenomeno: c'è bisogno di qualcosa di più.
Di più di un blog?
Forse.


E questo perché avviene? Beh, questo non lo so, veramente.

è come se si avese bisogno di un respiro più lungodi un post; e in un certo senso l'ipotesi di andare su carta, conferma questa mia impressione, e cioé di aver bisogno di un supporto che permetta un altro respiro.

se posso muovere una critica è proprio questa: alcuni contributi suonavano come se fossero "post", (ho notato che questo accadeva per i nomi più noti, mi viene in mente il confuso), mentre se prendi un racconto come quello di manginobrioches, beh, lì c'era un altro passo, un'altra apertura di braccia - se volessimo utilizzare una metafora natatoria.

questo forse perché i noti hanno più difficoltà a liberarsi dalla forma "post" (un po' come certi cantanti che non riescono a fare a meno dello schema strofa/ritornello/strofa/ritornello).

ecco ho detto confusamente, ma ho detto

d.

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