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23/02/2005

Commenti

Effe

ecco, mi ricorda molto la foto della stavkirke di Heddal scattata anni fa in Norvegia lungo la strada che, da Oslo a Bergen, taglia l'altopiano del Telemark
(se viene il link, qui alcune immagini
http://images.google.it/images?q=heddal+stavkirke&hl=it&btnG=Cerca+con+Google

palmasco

Bellissima.

Effe


e sai cosa ho avvertito, subito, appena entrato all'interno scuro e fresco?
Sai cosa ho sentito nella chiesa dalle pareti di legno, i soffitti di legno, il pavimento di legno, le colonne di legno, i banchi di legno, gli arredi di legno?
L'odore.
Di legno.
La stavkirke di Heddal ha ottocento anni.
E ha odore.
Di legno

nissim

Voto a favore del legno.
http://www.library.fau.edu/lostwood/home.html
I dipinti degli interni si ritroveranno poi nella controcultura dei 60's-70's (le camicie damascate, i fumetti underground...). E' suggestivo pensare a quali immagini si portavano negli occhi, partendo dalla Polonia o dalla Lituania, i nonni ed i genitori di quei giovani americani che, una o due generazioni dopo, avrebbero dato vita al movimento hippy.
Nel mezzo c'è stato l'abisso. Ora i regimi arabi dicono che non è vero, e Lia -diligentemente- propaga la menzogna, trova negli ebrei ed in Israele la causa dell'antisemitismo e di ogni orrore. Pure lei ha da campare, suvvia, da quelle parti la polizia è occhiuta.
Quei nonni dicevano che dal male viene il bene. Vero: se non avessi visto il blog di Lia non sarei passato di qua. Fa bene sapere che c'è ancora qualcuno capace di chiamare le cose con il loro nome; anche dopo l'abisso, nel quale sono sprofondate quelle bellissime sinagoghe in legno e quegli interni psichedelici ante-litteram, di cui è rimasta solo la memoria.

palmasco

Nissim grazie per il bellissimo link.
Da una prima scorsa veloce, mi piace molto riportare qui da quel sito una frase che mi ha colpito molto, e che secondo me "vale da sola il biglietto":

"The filmmakers don't consider this to be a work about the Holocaust, "which has been beautifully covered in so many other films," says Kathy Hersh. "We wanted to celebrate a life that was unique and spiritual, and the strong sense of community these people had."

(Gli autori del film non lo considerano un lavoro sull'Olocausto, "che è stato già illustrato perfettamente da tanti altri film", dice Kathy Hersh. "Abbiamo voluto celebrare una vita che era unica e spirituale, e il forte senso di comunità che aveva questa gente".

ciao, palmasco

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