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23/12/2004

Commenti

untitled io

prigioniera di questo
come è potuto succedere
mi dice ogni notte, lei, la colomba
colpita alla cieca da un
cupido teppista, vedi? indifesa
amato odiato, le sto
davanti
bere ostinata al suo vino da niente

caracaterina

Scordata da un amore carceriere, è lei.
Colomba che ogni notte torna a raccontare, colpita
Da un arciere ragazzo e senza interesse
Per il bersaglio, da un teppista di Eros. Senza difesa
Mi ama e, per potermi odiare, beve
Vino sfuso.

Stamattina ascoltavo l'ultimo di Leonard Cohen (da brava dinosaura, naturalmente ;-)) e a queste parole mi è venuto in mente questo pezzo e il tuo poeta: " Because of a few songs /wherein I spoke of their mystery / women have been / exceptionally kind / to my old age. / They make a secret place / in their busy lives / and they take me there. / They become naked / in their different ways / and they say,/ 'Look at me, Leonard / look at me one last time'"

rose

il primo verso sembra proprio il verso di una canzone - non si può rendere, inutile illudersi!
io, che ho le mie belle paturnie sulla traduzione della poesia, direi:

È prigioniera d'amore - un amore scordato.
Me lo dice ogni sera. È una colomba
vittima di un cupido sbadato, un erotico
vandalo che non prende la mira. Sconfitta
lei m'ama, e m'odia per questo, e beve
vino cattivo.

Llu

io mai vado a vedere poeti che leggono
le sue cose. Per pigrizia e per invidia e perchè li vedi solo da lontano e perchè nemmeno vado a vedere
come sia finalmente il motore di un aereo. Non mi consola, nemmeno
analizzando intensamente il motore riesco a credere che poi vola. Se al finale casca?
E se casca lo scrittore? Sembra che non cascano per i fluidi e per la propulsione.
Come non cascano alcuni figli, li puoi toccare, già vivi, senza cordoni.
Posso anche comprobare che un volo mi ha messo una volta di Madrid in Parigi,
ricordo il Sena e presse una feluca e lo navegai. Ma resta la sensazione forte di essere l'allucinazione di qualcuno
romantico che mi vide in quella città, sul fiume.
Una sera si che fu a vedere a uno scrittore spagnolo leggendosi.
Come Irene quando andava in taxi per Nueva York con Palmasco per vedere il suo mentore –il mentore di Irene.
Già sapevo che era moltissimo meno alto di quello che immaginavo (lo scrittore spagnolo) e che parlerebbe di mari. Di un Mediterraneo luminoso e affollato e di un Atlantico tenebroso che al finale dell’ orizzonte cade.
Parlava col Atlantico attorno, verde e bello, con schiuma caffelate nella pelle
dell’acqua. Alzato del vento il mare. Il locale era una pesciera grande, in cristallo. Quando fini di leggere le sue cose, c’era un mucchio di gente e certa confussione per uscire. Lui restò più o meno solo nell’imbroglio, poté isolarsi e messo di spalle, prendere il celullare e comprobare se c’erano messaggi. Poi fece un gesto e telefono.
Guardei anch’io il mio cel. Era casuale che, giusto lui, un tempo mi lasciava un sms sul cel (lo avevo sognato un tempo). Un tempo che sempre sognavo con scrittori. Con uno, parlavamo al letto, mi consigliava su alcuni uomini migliori per me. Con altro che mi era molto prossimo, mangiavamo in un bar di 9 soldi, già non lo leggo appena. Altro, zitellissimo, misogino grave, publiccava per me le sue lettere di amore, in un libro di copertine blu chiaro con nuvole. Camminavo la strada Urzáiz e lui mi regalava un romanzo non suo, “Queremos tanto a Glenda” .
Questo uomo del mare, solo mi lasciava un sms con una consigna che non ricordo mai.

Poi si che resto nelle strade quando ci sono lavori in corso.
O con gli elettricisti che mescolando fili rossi e neri fanno misteriosamente luci.
Quando uscimo era notte profonda e il mare si confondeva col cielo nero se non fosse le stelle che tra nuvole qualcuna vedevi

untitled io

anch'io stanotte ho sognato uno scrittore che mi faceva mettere le mani dentro la sua camicia, ma lui non recita poesie ad alta voce - se lo facesse mi spaventerei credo

demetrio

ma chi era questo poeta?

urge nominarlo.

d.

Effe

per vivere in fondo la mia parte,
ho bevuto il vino leggero,
il vino da poco,
il vino da niente.
E' così che fa diventare,
prigionieri e cattivi.
Alla fine,
era solo una questione di etilismo.

palmasco

Ok, avete fatto venire voglia anche a me.
(Non so Gaspar, credo proprio che shot sia il participio di to shoot, sparato quindi - ma anche in senso figurato, shoot a picture, oppure shoot nel senso di dimmi (come del resto anche da noi, spara! usato nello stesso modo) - quindi confermo scagliato)

Avevo messo una semplice guida, ecco la mia traduzione e grazie veramente a tutti per la ricchezza dei contributi.

She's a prisoner of forgotten love.
Every night she tells me that. She's a dove
shot by a careless Cupid, an erotic
vandal who does not watch his aim. Helpless
she loves me, and hates me for it, and drinks
cheap vine.

(E` prigioniera d'un amore perduto.
Ogni notte in ogni modo me lo dice. Colomba
scagliata da un Cupido altero, un vandalo
erotico che non sa dove mira. Mi ama
senza speranza, e per questo mi odia, e beve
vino da quattro soldi.

Effe

magari Palmasco già torna in Italia.
Ma sarebbe bello che traducesse in inglese le traduzioni italiani dell'originale inglese.
Il risultato sarebbe in inglese come l'originale ma, per un continuo goco di spostamenti e di interpretazioni, da questo molto differente (copie, infatti, e non più orginali, un'onda che ritorna).
Sarebbe come vedere la stessa poesia deformata da un sistema di specchi.
Forse all'autore piacerebbe.
Forse no.

demetrio

sono impercettibili giochi di lingua. Come se fossero baci o morsi su di un corpo.
Ognuno ha il suo occhio, ognuno ha la sua lingua per quel corpo, quel corpo amato: amato distrattamente, senza speranza. Forse è l'amore che ci fa scagliare - come una nave a caccia di una balena - contro, sopra?, il corpo desiderato pur nella trascuratezza del nostro sentimento.

mi viene in mente una cosa: erotic vandal: io l'ho tradotto come "erotico barbaro", ma è meglio "erotico vandalo", perché possiede qualcosa della devastazione che i vandali portarono nei paesi che invasero. E niente fu come prima. I vandali non furono come i barbari, penso a quelli che invasero l'italia, e di cui abbiamo vestigia nell'Emilia. I vandali distrussero e basta.
C'è questo senso di annientamento, questo senso di caccia - di mirare senza preoccuparsi di capire quale è il bersaglio - che mi gira intorno, mi ronza nella testa.
Io che in questo periodo leggo il corpo come una mappa, una grande mappa per cosa? Per cosa mi preparo? Perché guardo una mappa?
Guardo una mappa per rendermi conto di dove sono e per cercare di andare a fare la mia battuta di caccia.
E infatti sogno balene e ghiaccio.
Ecco.
E' una questione di lingua, di lingua che tocca carne, di labbra che mordono carne. E' una questione di sopravvivenza, di vita, di cibo e nutrimento.

d.

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