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20/10/2004

Commenti

caracaterina

beh, non è ancora un "genere letterario", ma ci sono fior di facoltà di medicina anglosassoni che ci stanno lavorando sopra, e non in chiave puramente terapeutica, a questa cosa della narrazione da parte dei malati.

untitled io

Non proprio a proposito di anamnesi ma di controindicazioni, e comunque sempre a proposito del disperato tentativo del paziente di presentarsi come “individuo” (e quindi come caso clinico particolarissimo) al cospetto della Medicina.
Nella farmacia dove vado io si vedeva spesso, fino a qualche tempo fa, una signora molto anziana, che arrivava ogni volta con una ricetta diversa per la cura dei più disparati e comuni malanni. Appena le veniva consegnato il farmaco, la signora guardava la scatola, e poi faceva al farmacista sempre la stessa, fatidica domanda: “…e se prendo questo, posso mangiare i peperoni?”. Poi è morta (o non è più uscita di casa), e ognuno dei dipendenti e dei clienti abituali della farmacia ha tratto le sue conclusioni.

untitled io

... e comunque mi sembra molto interessante, questa cosa degli "stili narrativi collettivi" che possono ostacolare, oppure far emergere, i "fatti singolari".
Mi chiedo di quali e quanti "stili narrativi collettivi" possiamo essere a conoscenza. Mi viene in mente un blog che a me piace molto leggere: http://lettereinrete.splinder.com/
Lo leggo e mi faccio delle domande. Mi piacerebbe postare qualche lettera lì dentro, nel senso di "infilarcela". Una cosa diversa, immagino, che postare sul proprio blog: in un certo senso più simile a un messaggio in bottiglia che a una pubblicazione, o (come gesto in qualche modo "furtivo") più simile all'infilare una busta in una buca delle lettere - anche se editare sul proprio blog si dice "postare". Penso a lettere che hanno un certo carattere di urgenza, e una gran quota di vergogna dentro, molto diverse dai post. Chissà che c'entra l'anamnesi con questo.
Un altro stile narrativo colletivo potrebbe essere "la confessione dei fatti propri in treno". Io ho raccontato tutta la mia vita a un bigliettaio, una volta, e credo che sia stata l'unica volta che l'ho fatto in un modo così esauriente (benché stupido, forse).

demetrio

condomini, ospedali. Narrazioni collettive.

E' strano, interessante e complesso capire come le nostre ricerche di parole, di storie e di sintassi del narrare si frammischino in questo modo.

ciao
d.

ps.
se posso, questi ultimi post - quelli sulla panettiera e questi "ospedalieri" - sono tra i migliori che hai scritto.

untitled io

Non è strano per niente secondo me. Se uno è affascinato dal mondo, lo è anche dal suo tappeto ritmico. Nessuno di noi è uno strumento solista, vogliamo tutti almeno un giro di basso. Adesso mi piacerebbe molto se Palmasco ci offrisse una bella anamnesi di se stesso. Cioè: cos'ha raccontato lui al dottore, e con quali esatte parole, per dirgli "sono palmasco, abbi cura di me"?

untitled io

(scusate, non ho potuto evitare di scoppiare a ridere immaginando Palmasco come l'Orsetto Paddington, "abbiate cura di questo orso grazie" - qualcuno se lo ricorda?)

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