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24/10/2004

Commenti

demetrio

mi fa venire in mente un mio amico che scrive e prende appunti facendo una marea di frecce, linee e altro.

alla fine io non ci capisco niente dei suoi appunti, ma sono affascinato da quella geometria di linee.

che mi ricorda paolo uccello.

ciao
d.

caracaterina

E' come guardare una scena e vedere una storia di ascolti: ci sono i personaggi, le battute, i canonici tre atti.

palmasco

Aggiungo che ci sono appunti che servono per ricordare, dopo, quanto è successo, e appunti che servono per organizzare, durante.
P. Uccello, qualcun altro mi ha detto Chagall.

A me ricorda una giornata intensa e imprevista, nel senso migliore delle parole, una commedia per esempio.
Ciao demetrio e ciao caterina

gino tasca

Un ring, un imbuto, una busta, un coltello nero (di ossidiana), un verme (batterio, virus) dalla faccia beata e altre icone prive di significato (se non, in alto, un motivo che sembra richiamare i soffitti a cassettoni rinascimentali).
Siamo a Mantova, nel Palazzo Ducale, io, Alfonso Gonzaga ho appena ricevuto la notizia che mio figlio, Luigi, si farà gesuita. Mi pare di vederlo, quel piccolo verme bianchiccio, privo di muscolatura, che biascica beato le sue litanie. Ma da chi avrà preso? Niente sangue, niente muscoli, niente vigore maschile - che io sappia non deve mai aver chiavata nessuna delle mia dame di corte. Prega e piange. Sempre con un crocifisso tra le mani. Io credo che Gesù Cristo lo disprezzi. Dovrò scriverne al Papa. Ecco lì la busta, la ceralacca, il foglio. Devo chidergli di rifiutargli la cosa. Deve interdirlo. Deve fargli capire che i gesuiti stanno sempre "nella guerra". Ecco, proprio nella guerra. Tra il sangue e le ossa frantumate. Come fosse un "ring". Non dice così Lord Ashingham, l'ambasciatore inglese? Dovrà capirlo. Dovrò costringervelo. Resterà qui, a corte, e chiaverà le mie dame, mangerà tutte le deliziose cose che prepara il mio cuoco francioso. E farà la guerra, per dio! Dovessi piegarlo io stesso. Lo bastonerò. Il sangue dei Gonzaga è ricco, denso, quasi oro fuso e lui non può tradirlo o io sarò vissuto per niente. E, se continuerà ad oppormi resistenza, lo porterò con me nelle prigioni del mio palazzo e gli metterò uno scialle di lana sulle spalle, per proteggerlo dall'unidità, e poi lo farò stendere su una gran pietra nuda e con questo coltello di ossidiana - regalatomi da Pizzarro - gli strapperò via il cuore dal petto e - dopo averne mangiato un piccolo pezzo e bevuto un sorso del suo sangue, sul palmo della mano, mi sgozzerrò e lo raggiungerò laggiù in fondo a quest'imbuto d'ombra.
In fede - Alfondo Gonzaga.
Mantova, ottobre 15**

gino tasca

Beh, "al-fondo" Gonzaga è troppo un bel lapsus per correggerlo, no?

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