« doccia & nulla | Principale | pas de mp3 »

29/10/2004

Commenti

gino tasca

"Una vita senza corpo alla quale tanto spesso ti viene voglia di porre fine, che però ti dispiacerebbe tanto quanto ti dispiace per Ramon, anche se non puoi dargli torto."

E' incredibile Palms. Questa frase ha una sintassi molto zoppicante e chiude claudicando uno dei suoi migliori post.
Come mai? Come mai incespica nel momento in cui dovrebbe trarre la morale? Proprio perché la sta traendo: tradendo, cioè, quello che aveva già detto benissimo prima?

palmasco

Commentatore occhiuto! - però secondo me in questo caso hai perfettamente ragione, ho provveduto a correggere. Mi fa piacere che la frase originale, incriminata, resti nel tuo commento, come una prova a carico.

M'era anche venuto il dubbio che tu volessi dire che proprio l'idea di mettere una conclusione è sbagliata, quindi lavora contro la capacità di scriverne una corretta, o almeno fluida.
In questo caso invece non sono sicuro che sia giusto, anche se ho bisogno di un sacco di tempo per decidere, e magari del parere di altri commentatori, intanto spero di aver girato la frase in modo che sia più aperta, meno da morale finale.
Ti pare?

gino tasca

Mi pare. Molto meglio così.

caracaterina

Non so se avrò il coraggio di andare a vedere questo film, certo le tue parole hanno la capacità di avvicinarmelo. Ma "una vita senza corpo" è il dramma solo del blog o della scrittura in generale? E comunque è poi un dramma in sè o solo quando chi scrive, blogger o scrittore che sia, non trova attraverso la scrittura, l'intreccio di relazioni che si aspetta?

untitled io

Ho fatto incursioni in decine e decine di blog, nelle ultime docici ore, in alcuni restando impigliata, da altri proprio avvinta, da altri ancora espulsa, senza che i proprietari di questi blog possano essersi accorti di me. E proprio perché ritorno da queste faticose incursioni, credo che corpo qui significhi essenzialmente pelle, epidermide con tutti i suoi ricettori bene in funzione dico, e non corpo come volume riconoscibile come perimetro disegnato, e neppure corpo come "motore". Insomma: corpo come superficie sensibile. Quello che si lamenta qui, mi pare, non è la mancanza di un corpo (che anzi proprio con quello scriviamo), ma di un corpo che sia in grado di "recepire". Per semplificare: io non mi sento, a scrivere qui, mancante di corpo: quello che non riesco ad avvertire è il passaggio delle ditate, degli aliti, del calore, delle carezze o dei graffi altrui sulla mia pelle. Se passa un lettore, io non sono in grado di avvertirne la presenza, se non quando si palesa attraverso la voce. Penso che sia questo, il disastro dello scrivere qui. Se scrivessi per un libro invece sarebbe diverso: quando un mio libro è in quelle o in quelle altre mani, io non ci sono comunque mai, mentre nel blog ci sono sempre, notte e giorno, col peso di tutto il corpo ma con la pelle completamente insensibile. Quindi non come al buio, ma peggio.

Llu

sarà per questo che gli scrittori fanno reading. non so cosa sia reading. scrittura
letta nei bar, m'immagino. certo che s'io
dovesse leggere in un bare cose mie, primo
mi andrei a classe di vino o di teatro, con quelle sesioni iniziali dove ti tocchi ore con sconosciuti, per farti una pelle a prova di publicco, supongo


(il resto non ho il piacere, me ne scuso)

Llu

mi sono mangiata i saluti
il parentese si spiegava su quello

I commenti per questa nota sono chiusi.

New York

Los Angeles

La mia foto
Blog powered by Typepad
Iscritto da 02/2004

shinystat