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29/02/2004

Commenti

untitled io

Tu parti da un presupposto utopistico, che tutti abbiamo la stessa capacità di generare ascolto. Non è così, cioè non è più così: poteva essere così all’inizio dell’avventura, ora no.
Ti ho scritto di quanto mi fossi appassionata all’esperimento di pordenonelegge fino al punto di aver preparato un lungo articolo per il mio blog, nel quale invitavo tutti a partecipare alla discussione, per contribuire a una proficua e pubblica proliferazione di riflessioni sull’argomento, il più possibile sfaccettate. Di quanto a un certo punto mi fossi pentita, fino a decidere di non postare più il mio articolo promozionale, e di non intervenire più in quella discussione. Di un paio di volte che mi sono sentita trascinata per i capelli a fare un determinato commento, di come una volta abbia desistito e di come un’altra volta invece abbia ceduto. E insomma dell’irritazione che si è aggiunta all’interesse, subentrando all’entusiasmo ormai sopito, e delle ragioni per cui.
Oggi Candida conclude la sua settimana in modo piuttosto acido nei confronti di giuliomozzi, facendoci capire che la sua partecipazione all’esperimento è consistita esclusivamente in una sfida al direttore editoriale che ancora non lo ha pubblicato. Mentre lo leggi ti ricordi che, nei suoi interventi della settimana, non ha messo neanche un link, e dei bloggers ha citato esclusivamente se stesso. Il direttore editoriale interviene per la prima volta nei commenti, piccato, invitandolo a mangiare quella dannata mela e a finirla con queste stronzate.
Tu dici che è il titolo che dobbiamo salvare – io dico che il titolo è ambiguo, e che sul concetto ampio di “scrivere l’immediato” si sono dette cose più interessanti in queste e in altre pagine che lì. Mi sembra che il tuo post sia una sorta di giustificazione per aver deciso di non schierarti.
Io penso invece che lo schierarsi, su questioni che ci premono come la scrittura in generale e la scrittura nei blog in particolare, sia necessario adesso. Anche se non ho voglia, sia per carattere che per cultura, di confrontarmi con certe posizioni, che si configurano rigide in partenza.
C’è stata una persona a commentare tutti i giorni il blog di pordenonelegge, si chiama malavoglia77. In modo molto leggero, direi scanzonato, ha aperto molte questioni, ricavandone poco o nulla risposte. Malavoglia77 non tiene un blog, fra parentesi. Alla fine malavoglia77 è partita da pordenonelegge per arrivare a gattostanco (che ha fatto un’ottima settimana), a me, e fra poco forse anche qui. Sta seguendo i suoi percorsi preferenziali, e man mano sta ottenendo risposte – quelle risposte che lì, nonostante il suo impegno di sollevare una questione al giorno, non stava ottenendo. Io sono contenta di averle dato l’opportunità, inserendo il mio url, di proseguire la sua ricognizione. Spero vivamente che in qualche situazione non sia d’accordo con me, con noi, con nessuno, perché credo nel dissenso e nel valore enorme che il dissenso ha per la produttività di un dibattito. Questo per dire che non cerco seguaci ma conversatori e dibattitori. Certo è che un dibattito aperto qui o da me non si sognerà mai di raccogliere un numero di partecipanti pari a quello di pordenonelegge. E che il numero di partecipanti presenti lì è dato unicamente dalla valenza istituzionale del sito e dell’esperimento in questione.
Ora io dico che il terreno dei blog non meritava la creazione di una sponda così evidentemente istituzionale.
C’è poco da dire: giuliomozzi, che tutti linkiamo, è un’istituzione. Al pari di granieri, che però almeno ha un blog aggregator, e un’ampia piattaforma di discussione. Al pari di falso idillio, che però almeno interviene ovunque, e proficuamente e con cordialità, non appena viene tirato in ballo, al contrario di come fa mozzi che non interviene mai pur essendo pluricitato da chiunque.
Credo anch’io di non avere finito.

untitled io

Ah, "l'articolo promozionale che non postai" l'ho ricopiato qui:
http://ioepalmasco.blog.tiscali.it/jp1326333/

b.georg

ti ringrazio, untitled, del tuo complimento, anche se non mi pensavo come un'istituzione ;-) Riguardo alla questione che sollevi, secondo me le conversazioni necessitano di pochi partecipanti, altrimenti diventano altro (un'antica massima recita: quando si è in un posto in più di 5, l'80% di quel che si dice sono stupidaggini :). Il fatto di non raggiungere visibilità potrebbe essere un falso problema, dato che io mi immagino questo posto come una infinita proliferazione di minoranze variamente collegate nello spazio e nel tempo, e non come un unico cono di attenzione. Ci sono infiniti "qui", e quindi, questo è importante, non si va mai da "qui" a "lì". Si va sempre da tutte le parti contemporaneamente. I punti di snodo, i più visitati, funzionano perché smistano e rimbalzano l'attenzione, non perché la trattengono o perché decidono autonomamente per tutti. Riguardo a Pordenonelegge, l'ho trovato interessante perché mi ha fatto conoscere un paio di persone che non conoscevo, e ho trovato piacevoli alcune serie di commenti. Ma credo che sia in fondo una specie di gioco, un esperimento a tempo e come tale dovrebbe essere letto. Infine credo che scrivere l'immediato sia la cosa meno immediata che ci sia. Ho sempre pensato, da dilettante come sono, che per scrivere in maniera "artistica" (diciamo così), cioè per usare la scrittura come una piega sul mondo e su di sé nel mondo, serva una profonda capacità di meditazione. Il che significa capacità di concentrarsi sul vuoto, di spostarsi in un punto invisibile di osservazione e da lì osservare e riferire "come" appare. Produrre se stessi come capacità di sovrapporsi alla propria retorica nascente. La scrittura, come diceva Magrelli, credo venga da un lunghissimo silenzio e poi appaia come un fiotto. Che poi il silenzio non coincida con lo stare zitti è un altro discorso... Baci

palmasco

La parte istituzionale di pnlegge sta funzionando, mi pare: oltre a quelli che scrivono su quel blog, e che commentano, del tema principale si parla su questo blog e su quello di untitled e forse qualcun altro ne parlerà sul suo. Non oggi magari, ma tra qualche tempo. Inoltre sia sul mio che sul tuo arrivano opinioni e scambi sul tema dell'immediato, il vero soggetto di pnlegge. Vuol dire, secondo me, che la massa si sta propagando. Credo anch'io, come b.georg qui, che la propagazione di un tema non si deva necessariamente concentrare in un unico blog, o sotto il marchio di una star, non credo che al tema serva la quantità, l'affollamento, ma la qualità dell'allineamento, anche critico. E poi, scusa untitled, non è vero che non mi sono schierato: ho scritto chiaramente, qui, perché non intervengo su pnlegge. Mi piacciono molto le cose che aggiunge b. georg qui, sulla posizione adatta a scrivere, mentre resto perplesso su una certa idea della scrittura come "riferire la cosa avvenuta altrove", che in qualche modo traspare dalle parole che usa. Untitled, e concludo, sono molto in sintonia col tuo post al quale rinvii, e me ne sento stupito in un certo senso, perché come ben sai non abbiamo avuto nessuno scambio su questi argomenti e abbiamo scritto praticamente le stesse cose, ma tu non mi avevi letto. Infine per quanto comprenda lo sfogo "against" mozzi, ti invito a non confondere un atteggiamento e stile di bloggare, con un obiettiva scontetezza verso i risultati di un'esperienza più grande di lui.

b.georg

la "posizione adatta a scrivere" per me è in piedi mentre la metropolitana mi sballota. Ne sono testimonianza i ghirigori che produco involontariamente su un sacco di foglietti :) Palmasco, cosa intendi per "riferire la cosa avvenuta altrove"? Può darsi che io lo pensi, ma dovrei prima capire meglio.

palmasco

Ok, "posizione per scrivere" è un termine grossolano, accolgo il giudizio insieme al sorriso di cui l'hai corredato, servono entrambi.
Traducevo, un po' grossolanamente, "spostarsi in un punto invisibile di osservazione e da lì osservare e riferire "come" appare". Sembra che parli proprio di uno spostamento, necessario a trovare la posizione corretta, ognuno per sé. Puntualizzo, ma mi accorgo che sul contenuto c'eravamo intesi.
"Riferire la cosa avvenuta altrove" prende spunto dalla stessa frase, dove scrivi: "da lì osservare e riferire "come" appare", operazione necessaria alla scrittura.
Ne ho parlato di più nei commenti a no mercy, ma in sostanza sto cercando di obiettare che la scrittura sia semplice trascrizione. Non sono sicuro che le cose avvengano, e che POI la scrittura ne riferisca.
Due esempi: la letteratura di montagna è affascinante, soprattutto quella degli incidenti. Eppure tra i tanti alpinisti, e tra i tanti che hanno avuto incidenti, non tutti sono diventati scrittori, e tra quelli che l'hanno fatto non tutti hanno scritto libri affascinanti come Krakauer o Joe Simpson.
Questione di tecnica? Non sono convinto.
Secondo esempio: Hemingway che va alle corride come alla guerra E scrive. Beh, le sue corride e le sue guerre non sono come le altre. Questione di tecnica? Non sono convinto.
Credo che se fai una cosa E scrivi (non se la fai PER scriverne) fai qualcosa di diverso che guardare e poi riferire.
Argomentazione ridotta all'osso lo so, ma non posso dilungarmi qui. Ci farò un post.

b.georg

uhm, così d'istinto direi che sono d'accordo con te, Palmasco, e forse era solo un mio difetto espressivo in quella specie di definizione. Del resto non ho mai scritto un racconto in vita mia, quindi parlo proprio per sentito dire. Ho scritto e scrivo, è vero, delle poesiole (o almeno cose che a me sembrano tali), ma è tanta la prevalenza dell'aspetto formale nel decidere tra poesia e non-poesia, che in quel caso un problema come quello che sollevi non si porrebbe nemmeno (sottolineo che con "aspetto formale" non intendo tout court il metro e le rime, ma il metro e le rime "nella testa" di chi scrive, cioè quello che ho cercato di dire nel primo commento, probabilmente in modo molto raffazzonato e impreciso)

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