20/09/06

ruote sottili 3: 6

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19/09/06

ruote sottili 3: 5

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ruote sottili 3: 4

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15/06/06

ruote sottili 3: 3

Il Nufenen Pass fatto in giornata nel trittico passo del Gottardo e Furkapass mi ha preso tutto.
Io gli ho preso soltanto una birra, proprio in cima.
L'unica cosa che potessi ingerire senza vomitare.

E' una prova di grande fatica muscolare, anche se è verissimo quello che si dice, che gli ultimi tornanti si fanno soltanto con la testa.
Adesso, che tutto fa male nonostante l'Aspirina, non posso dormire.

:-)

22/01/06

ruote sottili3: 2.

Per i professionisti è diverso.
Parigi Tours, Milano Sanremo, Gand Wevelgem, giro delle Fiandre, e Parigi alla fine del Tour, e Milano alla fine del Giro, loro spesso in bicicletta vanno da qualche parte.
Noi no. Non abbiamo alle spalle la stessa organizzazione che hanno loro, noi si arriva dove si è partiti, che sia casa o la macchina con la quale ci siamo spostati ai piedi delle colline, o delle montagne.
Siamo abituati a girare in tondo, a non andare da nessuna parte.
Dove andiamo è irrilevante, conta come ci andiamo e come ci arriviamo.
Anche se ieri mattina presto c'erano -2 qui a Milano, e anche oggi c'era freddo, ma per fortuna molto di meno, ho fatto lo stesso il percorso da casa fino a Zibido e ritorno, anzi sabato sono arrivato fino alla chiesa di S.Giacomo, che sono due chilometri in più.
Avrei voluto allungare il mio giro, ma per fortuna la ragione mi ha disciplinato, fatto capire che la sensazione d'euforia è dovuta all'eccitazione della ripresa, e che se anche mentre li pedali non li senti, troppi chilometri alle prime uscite si pagano dopo, ed è meglio andare per gradi.
Allora sono arrivato almeno fino alla chiesa di S. Giacomo, che vale la visita, questo è un consiglio per quelli che sono di zona.
Voglio dire che quando hai accettato l'idea di fare fatica per non andare da nessuna parte, è più facile accettare di andarci anche quando fa freddo, o lungo strade che non sono esattamente un agriturismo.

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18/01/06

ruote sottili3: 1.

Il 15 gennaio ho ripreso a fare il ciclista sportivo, dopo la pausa invernale.
Quest'anno avevo staccato tardi, verso la fine di novembre.
Ho avuto il tempo di assorbire completamente la pressione che il corpo comunque subisce da più di 5.000 chilometri all'anno, per quanto cerchi di farli bene e di prepararti in modo adeguato allo sforzo.
Per esempio una certa rigidità al ginocchio sinistro, lo sfregare del tendine della caviglia sinistra nella sua guaina verso sera, e piccole ammaccature del genere.
E' stata una stagione magnifica, di soddisfazioni e d'incontri, e anche di risultati, nel senso che sono andato meglio dell'anno precedente e ho risolto alcuni problemi di noia sui circuiti ripetuti troppo spesso.

Durante la pausa ho finalmente mangiato e bevuto tutto quello che ho voluto come al solito, che mi permette di assorbire la pressione psicologica di limitarmi per il resto dell'anno.
Forse perché scrivo Ruote sottili in qualche modo sono stato un minimo consapevole anche durante il periodo di godimento, perché invece dei soliti 81 chili, il mio peso il 15 gennaio è stato di 78 chili, rispetto ai 73 di quando sono in forma, cioè verso fine maggio. 3 chili in meno non sono pochi, agevoleranno la lunga scalata (nel senso di scalare il peso) che m'aspetta nelle prossime settimane e mesi.

Per quanto riguarda l'uscita ho ripetuto le solite condizioni che ormai ho sperimentato con successo.
Cominciare per gradi, quindi pochi chilometri e sempre con rapporti molto leggeri per non caricare le articolazioni, grande attenzione anche al ritmo cardiaco da non fargli superare i 145 e cercare di stare intorno ai 135/140.
Ho fatto 37.86 chilometri in 1.38'.15", alla media di 23.1, usando soltanto il 34, di solito col 15, lunghi alleggerimenti col 16 e 2 km col 14 in due serie con intervallo di 2 minuti, 86 pedalate al minuto di media.
Quest'anno il contachilometri parte esattamente da 2850.

Non ho incontrato alcuna difficoltà psicologica nel giro classicissimo fino a Zibido, ma credo sia normale, vista la voglia che avevo e le buone sensazioni che ho avuto alle prime pedalate.
Resta la scomodità di sentirsi tutto storto in sella, ma so che passa presto, e quel senso d'inettitudine nel vedere che spingi come al solito e non succede niente, la bici non scivola più in avanti come ti ricordi, i muscoli putrefatti t'informano che i lievissimi cambi di pendenza del naviglio (!) sono salitine (!) e non quel fenomeno subliminale che diventano più avanti nella stagione, ma ho l'esperienza per aspettarmi che succedesse, così non mi ha dato il solito fastidio, anzi mi ha divertito, perché in fondo accorgermi di conoscere già una realtà non secondaria dell'esperienza, e reagire bene, era come sentire la strada chiamarmi veterano :-)

Visto il freddo che c'era, respirando l'aria freddissima mi sono preso la bronchite, nonostante mi fossi coperto anche la bocca e il naso nella speranza di scaldare un po' l'aria ingerita, si vede che non avevo ancora assorbito i germi micidiali dei voli intercontinentali, così adesso sono fermo ancora per qualche giorno...

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