22/02/05

il varo del verso (finale)

(1,2)


Sono le 21,30, segnate dal grande orologio rotondo appeso al muro dell'osteria.
Stanno mangiando il primo.
C’è un treno da prendere alle 22,05, non resta molto tempo.

Gli aspetti legali dell'impresa, conclusi nel pomeriggio, hanno promosso la necessità di un patto di collaborazione e intimità tra loro, che si aggiunga alla stima e simpatia reciproche che li hanno fatti trovare insieme.

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21/02/05

il varo del verso (segue)

(1)

L'oste capisce benissimo, la rassicura con poche parole, non deve spaventarsi del letto, le dice con intuito profondo, si tratta solo di poche foglie che si possono scartare facilmente, anzi lui stesso si assicurerà che ce ne siano meno del solito, nessun problema, e Lara ordina la tagliata.

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il varo del verso

(*)

Il varo del verso.


Sono finiti a cena all'osteria, italiani da ogni parte, uniti a Treviso.
Che fosse quello che volevano tutti, si vede chiaramente, secondo me, da quanto ordinano: ognuno al suo turno guarda il simpatico oste con un'esitazione percepibile, e poi molla l'assenso per qualcosina in più di quello che aveva in mente, mi pare.
Non ci sono più le mezze porzioni - parafrasa l'oste - e primi e secondi per tutti, contorni perfino, e dolci alla fine - forse non proprio per tutti tutti, ma insomma...
Rutilante verrà definito l'oste, giovane, capelli rossi e lentiggini, per prontezza di lingua, conoscenza del mestiere, e capacità d'improvvisare.

(Palmasco, divertito dalla performance, dallo sfoggio di mestiere, prima di manifestargli il proprio compiacimento di fronte alla tavolata, lancia un’occhiata verso Lena, involontariamente, quasi per accertarsi di non sbagliare.

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