19/05/06

ciao, llu

"Forse se non ti avessi perso, avrei le idee cucite, come la rete dell'italiano", dice la narratrice di Llu al suo amore perduto, intendendo con "la rete dell'italiano" una rete di connessioni ben strette tra loro, senza buchi né inciampi.
Una connessione ideale, una relazione ideale, forse idealizzata.
Di certo nell'esperienza della narratrice, non c'è nulla che sia così lineare, senza soluzioni di continuità.
"Ma ti ho perso, dunque basta".


"Erano molte settimane che non mi compariva la tua bocca nel mezzo di tutte le cose, ma questa notte arrivai alle 45 e scoppiò. La lasciai lì bruciandomi fino all'alba, oggi è giornata di rovine".
C'è stato un incidente. Si direbbe che lei, la narratrice, scriva per circoscriverlo, quasi per isolarlo dalla vita circostante.
C'è stato un danno. C'è un danno.
Scrive forse per rendersi conto di quale sia esattamente, e di quanto sia grande?
C'è stato un danno:
"Se non rispondo al telefono mi rannicchio e guardo queste ramificazioni di Ramon y Cajal. [...] Forse sto demente quando mi si spargono le idee. Lo penso se vedo bambini piccolissimi che piangono. Li carezzi, così non gli si sparge la carne, li unifichi in una guaina immaginaria. Uguale ci sono bambini che nascono già con tutte le connessioni sfatte, male immaginati".

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05/05/06

la predisposizione come chimica involontaria e pervasiva

Provare a tracciare la mappa del testo di qualcuno altro non è per niente facile, il territorio si presenta formato da pieni e vuoti, muoversi è sempre difficile e a volte perfino fastidioso, quando per esempio devi vincere la tua stessa inerzia e la voglia di mollare, ma anche, devo confessarlo, finisci per credere che le resistenze siano una specie di bussola.
Finché la materia si dispone così, favorendo oppure ostacolando le mie energie, sento di avere qualche ragione per credere di muovermi nella direzione giusta, o almeno, nella direzione che mi consente di restare aderente all'oggetto di cui cerco di parlare e di capire, un racconto di Llu: finché ho la sensazione che il cammino sia dettato dalle caratteristiche dell'oggetto esterno, la direzione non può essere che giusta, qualsiasi sia.

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27/04/06

gratta gratta

"Oggi dopo un'ora di baci immaginati pensai, basta.
Il vento soffiava a 140 kmh.
Il cielo era colore sale d'argento. La risacca oscura nel mare.
Il sale d'argento lo trovai nel giornale, parlava di Ramon y Cajal, un nevrologo".

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26/04/06

ok, mi sbilancio un po'

A me sembra che nei brevi racconti che Llu scrive in rete, la protagonista parli sempre con qualcuno che non esiste più, almeno in quelli che leggo io, che parli con qualcuno che non ce l'ha fatta ad esistere, per qualche motivo.


"Lo sogno sempre ancora. Ti tocco. Ti bacio. Bene, in parte. Non dovrebbe capitarmi perché già mai ti cerco, non voglio trovarti.
Se ti trovassi, sarebbe altra disgrazia.
So che è vero, non voglio vederti, però i sogni non smettono."


In queste frasi leggo tensione e lotta, tra qualcuno che effettivamente non è riuscito ad essere, e l'impressione di un attimo, opposta; molto più del rimpianto per qualcuno che non c'è più, che invece come tutti sappiamo bene, è ormai accettato come il loro primo e più evidente significato.
La protagonista di Llu mi sembra presa soprattutto nel dramma sottolineato da quelle tre parole non dovrebbe capitarmi - e credo anche che in realtà lì voglia stare.


Non dovrebbe capitarmi!


Non dovrebbe capitarmi: so che davvero non voglio vederti, ma i sogni non smettono.
Il paradosso che m'affligge vuole dirmi qualcosa? - si chiede la protagonista.
Llu glielo fa dire in modo molto poetico, "qualche volta credo che sei tu chi mi sogna": a me sembra che dica che chi non esiste, chi non ce l'ha fatta ad esistere, è proprio la protagonista stessa, non certo la persona di cui il sogno torna a parlarle - io non sono stata, allora quella che oggi intercetta questi sogni paradossali non può essere che la donna di un tuo sogno, chi altro potrebbe continuare a sognarti anni dopo, quando di te non le importa più nulla?
"Io sto qui dentro come i denti storti dei bambini dentro un ferro, e i sogni non si mettono dritti".


"Io sto qui dentro come i denti storti dei bambini dentro un ferro e i sogni non si mettono dritti": sono passate pochissime righe da quando la protagonista con tre parole (non dovrebbe capitarmi) ha aperto il suo dramma, che già il racconto lo sviluppa con la bellissima immagine degli apparecchi dentali.
Secondo me la protagonista mostra così di avere già accettato che in ogni impresa fallita c'è una parte mai nata, mai esistita, piuttosto che un eroe scomparso, e prova lo stesso ad avviare un dialogo con le antiche circostanze e i paradossi attuali, nel segno dell'impossibilità ovviamente - i sogni non si mettono dritti - : per il lettore questa tensione drammatica, forse tragica, manda avanti la storia senza che possa distrarsi.


Per me il tema della velocità torna ad essere molto utile per comprendere.
Non è più la velocità della frase, di cui dicevo all'inizio della mia avventura nel testo di Llu, che attraverso l'ellissi salta i passaggi di una logica tradizionale, dando l'impressione di velocità, è invece la velocità tematica, la capacità di mostrare lo sviluppo del carattere del personaggio in poche righe, legandolo al procedere del dramma attraverso i suoi conflitti personali.
Credo anche di potere mostrare come Llu arriva in questo modo a introdurre l'altro tema del suo racconto, usando il suo stesso testo.

21/04/06

un passo più in llu

Il 2 ed il 4 aprile ho scritto qui sul blog alcune sottolineature a un post di Llu.

Il 5 aprile lei pubblica sul suo blog questa fotografia (la facciata di un palazzo e lo scorcio di un'impalcatura che ne regge la parete laterale in primo piano).
Forse è un fotomontaggio, forse è stato semplicemente alterato il colore originale, l'effetto principale della fotografia però è chiaramente quello di mettere in risalto l'impalcatura che regge l'insieme - aggiungerei: dietro le quinte.
Difficile, soprattutto per me che sono convinto di scrivere sangue e viscere dietro la mia scrittura sempre piuttosto controllata, difficile non interpretare la fotografia pubblicata da Llu come un qualche tipo di reazione alle mie note.
L'effetto del colore nella fotografia, un arancio ricco di ruggine tendente al rosso, attira decisamente l'attenzione sull'impalcatura, soprattutto se contrapposto al colore livido della facciata di pietra che riempie il resto del fotogramma.
Dico subito che è difficile per me non pensare a quel colore come a un qualche segno d'allarme, sia pure di quella forma involontaria e poco esasperata d'allarme che è l'arrossire del viso.
"Attento, perché troppo facilmente la vanità d'illuminare il dietro le quinte, getta sulle cose una luce innaturale" leggo in quel rossore.
Un avvertimento appena sussurrato direi, se il silenzio assoluto di Llu sulle mie note non fosse così fragoroso... in fondo tra tutti noi qui sul web, nei casi in cui si parla di noi, si usa sempre lasciare almeno un cenno di saluto.
Un avvertimento che non ho avuto difficoltà ad accogliere, anche perché gli corrispondeva già da prima una mia resistenza interiore, che in fondo è quella del viaggiatore di fronte alla seduzione di rivelare le proprie scoperte al mondo, contrapposta alla consapevolezza di segnare così la fine dell'incanto di luoghi che la frequentazione turistica cambierà per sempre.

E gli altri? Cosa pensano della fotografia i commentatori abituali di Llu?
La commentano molto poco: due soli commenti, che in quel blog sono proprio insolitamente pochi - come se la fotografia fosse anomala rispetto al discorso abituale. Entrambi i commentatori intervengono per rilevare l'influenza della luce.
Dunque mi sento piuttosto rassicurato nella mia interpretazione del carattere particolare del post all'interno del discorso blog di Llu, un'anomalia che si potrebbe attribuire all'intervento improvviso di un evento esterno, come per esempio i miei post, e mi sento rassicurato nell'aver tradotto in rossore l'evidenza del colore.

Nel frattempo, come di sicuro si sono accorti i lettori più attenti, e forse Llu se mi legge, il mio discorso sul suo post non va avanti.
:-)
Qui devo spiegare qualcosa.

04/04/06

non ancora llu

Llu: "Siccome non ti parlo più, è facile perdere la coerenza.
Come si rompono le dighe che tenevano orientato il fiume, tu non mi orienti più, io mi spargo.
Faccio 300 pensieri in contemporanea"
.

E' fondamentale dirlo subito e tenerlo bene a mente, io qui sono soltanto un lettore, non ho l'aspirazione, né l'interesse o le competenze per fare un discorso critico.
Chi scrive a volte riesce forse a conoscere e sentire il senso completo del testo che ha scritto, però non può vedersi scrivere, a volte, invece, delle parole che ha scritto conosce soltanto una porzione più o meno limitata.
E' il lettore in modo dinamico, ovvero indipendente e accidentale, che può svelargli la materia del testo, la materia, non il senso, aprendo uno spazio nel quale lo scrittore potrebbe forse lavorarci sopra con più facilità, perché il riconoscimento del lettore l'ha resa più sensibile anche a lui.
Non penso quindi alle mie note come uno specchio che mostra, ma come a un agente che reagisce colorando le tracce presenti, perché mi sono convinto che chi scrive con vera libertà si muove dentro geometrie ancora astratte, che forse a tratti gli appaiono perfino come configurazioni di vuoto, mentre un rivelatore, proprio in senso chimico, può supportare l'orientamento.
(Senza orientamento secondo me, vero o presunto che sia, basta un attimo di debolezza, come allo scrittore ne capitano tanti, per riparare subito in terre conosciute, sfibrando la sua libertà narrativa).

E se i sogni di toccarsi capitano in quei vuoti? nei buchi delle sinapsi?

La velocità combinatoria di Llu del resto, cioè quella sua capacità di saltare da un soggetto all'altro nella stessa frase, o in poche frasi, non è proprio quella a dare la grande sensazione di libertà, l'assenza dei legami e degli sviluppi, della maggior parte dei nessi logici ai quali siamo abituati?
E la velocità non è forse un indicatore di spazio?


( Riferimento).

02/04/06

fatti un po' in llu

Una volta durante le vacanze, attratto dal suono del nome Santiago de Compostela, ho tagliato la Francia dal Mediterraneo all'Atlantico in macchina, nel caldo molesto del meridione che c'impediva di dormire bene nelle terre del fois gras, poi ho traversato i Pirenei a Lourdes, percorso tutta la costa basca e le Asturie fino alla mia meta, ma di quello per cui ero venuto non c'era niente, o non era rimasto più niente, oppure a me non era rimasta la capacità di vedere, non so, non ho mai saputo.

1. Già da un bel po' di tempo avrei voglia di scrivere qualcosa sulla fantastica libertà compositiva dei post di Llu.
L'occasione decisiva è stata questo suo bel post, che secondo me illustra alla perfezione tutto quello che ho in mente.

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