17/12/05

le proporzioni dello struzzo

"Non faccio che pensare a un sogno che ho fatto qualche giorno fa, anzi posso ammettere che ci rifletto perfino troppo, ma è una specie di ossessione sulla quale non ho veramente controllo.
L'effetto così raddoppia, orienta la mia mente di giorno oltre che di notte.
Tanto più mi concentro sui frammenti e cerco di riportarli a un ordine che per me sia significativo, tanto più la visione onirica si rivela profonda e sfuggente, quindi molto potente nel trascinarmi altrove, dove le mie capacità di controllo sono sempre minori.

So bene che il sano senso comune consiglierebbe di rilassarsi e non pensarci, ma quando si arriva a questo punto ovviamente non è più possibile, anche perché i sogni non agiscono soltanto sui pensieri e non sono necessariamente prodotti dal pensiero.
Non pensarci sarebbe un po' come credersi uno struzzo, con una piccola testolina al riparo sotto la sabbia e una morbida massa di piume e carne ampiamente esposta ai venti.
D'altra parte pensarci è stato un errore, almeno fino a questo momento, perché più metto a fuoco il sogno per rifletterci, più rimango abbagliato, come guardare il riflesso del sole sulla superficie delle onde, perdendo la visione generale.
Fra l'altro, tanto per restare nella metafora dell'abbagliamento, dopo che ti sei bruciato la retina col riflesso del sole, per qualche momento hai negli occhi soltanto la persistenza dell'immagine, che t'impedisce di vedere altro, ed è quello che intendo quanto dico che anche di giorno il sogno orienta la mia mente, oltre a comparire di notte quando dormo.

E' difficile credere che un fenomeno che mi coinvolge così intensamente non mi riguardi, eppure forse sarebbe la convinzione necessaria per fare la cosa giusta, cioè smettere di guardarlo.
Almeno dalla prospettiva attuale, che per un preciso fenomeno
ottico m'impedisce di vedere.
Credo che la proporzione dello struzzo sia molto precisa: il cervello è la piccola parte di un corpo vasto.
Credi che sia veramente importante se gli lascio tenere la testa nella sabbia, o se lo convinco che è più giusto metterla fuori?"

Nel sogno Blasco vuole il lusso e la potenza di un'auto di fascia alta.
Gliela fanno trovare per strada con lo sportello già aperto.
Si siede, la scena si sofferma a lungo sui particolari, i materiali di pregio, le funzioni avanzate.
La macchina però è parcheggiata immezzo alla strada, nel caos dell'ora d'uscita scolastica, nel senso inverso rispetto alla direzione che deve prendere per riportare i bambini a casa.

12/12/05

short message service

Il freddo quest'anno è arrivato rapido e improvviso, a Milano si sono comportati come se non ci fossero abituati.
Gli alberi non erano stati potati, una sola notte di neve ne ha tirati giù centinaia in tutta la città, ha combinato disastri.
Blasco mi racconta quello che ha visto.
Agli incroci dove i semafori non funzionavano, i vigili di turno indossavano un collarino nero, non mi sono avvicinato abbastanza da riconoscere il materiale di cui sono fatti, ma potrebbero essere stati in pile; uno scaldacollo di misura abbondante, che entra nella giacca e avrebbe potuto coprire il mento diciamo, calzato in morbide pieghe che sembrano belle calde.

Sono giornate di tramontana leggerissima, il cielo si pulisce e splende.
I palazzi colorati risaltano.
Le mani si ghiacciano quasi subito.
Blasco arriva all'appuntamento in bicicletta, ogni volta che incrocia una traversa, la luce radente sembra disegnargli i contorni, indossa un lungo spolverino foderato, molto urbano, di cotone lavorato così sottile da essere facilissimo da spiegazzare, quindi predisposto ad esserlo, naturalmente spiegazzato, il cappello calcato sulla fronte.
Non mi sembra molto impermeabile. Mah... va benissimo. Del tipo che sbriciola le prime gocce d'acqua, le vedi scivolare via dal tessuto come se non ci fossero mai state, non gli fanno nemmeno cambiare colore, ma presto s'arrende e s'inzuppa, no? Che ne so... dai... quando mai in città prendi l'acqua per più di dieci minuti di seguito? Già. Già.
Si toglie i guanti di pile, verde scuro, grossi e ingombranti come quelli di un bambino, senza nemmeno sedersi, come se avessimo tutto il tempo del mondo, guardando verso un punto sperduto della sala, che sono sicuro non esiste.
Non mi crede neanche lui: mi guarda dritto negli occhi, mi lancia un caldo sorriso, si siede senza aggiungere altro.

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29/11/05

orientarsi

Credo che nevicasse.

Blasco passeggia per corso di Porta Romana.
In realtà cammina, è diretto da qualche parte, ci sta andando.
Sembra lo stesso che passeggi, sembra che non gli importi dei fiocchi che si accumulano nella falda del cappello.
Fiocca fitto.
Ma non attacca.
Svolto per via Lamarmora, non mi ricordo nemmeno di aver notato uno sconosciuto.

26/11/05

sì, no

Blasco è arrivato in città insieme al freddo improvviso.

Per tutto novembre siamo usciti alle quattro del pomeriggio a Milano, a sgranchirci le gambe in camicia e una giacca leggera, per strada a guardarci la punta delle scarpe, a passeggiare al vento tiepido.
Il giorno dopo senza preavviso era lì, al solito cappuccino in piedi un po' pressati, come animali al foraggio, punta delle orecchie gelata e l'eco dei racconti di quelli che arrivano dall'hinterland, dall'altro lato del bancone, che parlano di nevicate in atto.

Finito il tempo degli uffici, Blasco passeggia intorno corso di porta Ticinese, un bar dopo l'altro.
E' buio, e freddo.
C'è un muro subito oltre la porta, verso la chiesa di S. Lorenzo, detto il muro di Diesel, credo che lo sia davvero, nel senso che hanno comprato la concessione per l'utilizzo dell'enorme parete vuota e senza finestre.
Prima che Blasco arrivasse a Milano, c'era un enorme campo di calcio appiccicato sopra, verde, con le righe e le porte, soltanto in orizzontale invece che in verticale.
Adesso ci sono tubi fluorescenti rossi, che tracciano un enorme "sì" e sotto un enorme "no"; ai piedi della parete ci sono due pulsanti rossi, che per una questione di proporzioni sembrano piccolissimi, ma sono dei bottoni d'allarme, di quelli a campana che in metropolitana stanno lì grandi e rossi per fermare il treno in caso di guai, su uno c'è scritto sì, sull'altro no.
Pigiando sull'uno o sull'altro si cambiano i fluorescenti accesi, Blasco arriva con il sì ben chiaro nella piazza, si ritrova un bel no rosso fiammeggiante dopo il passaggio di un gruppetto di adolescenti, Diesel pensa sicuramente che sulla parete si legga il mood della città.
Blasco pigia il bottone del rosso qualche volta, un po' incredulo, non succede niente, forse non funziona più, pensa, e lo schiaccia nevroticamente un centinaio di volte, rapidissimo, ma sulla parete resta il no.
Credo che Blasco pensi che l'operazione concettuale è sicuramente quella del mood di città.

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25/11/05

come un suono di sasso che rotola

Nel cortile della scuola aspettiamo che i figli entrino battendo i piedi per il freddo, ci raccontiamo storie.
Blasco di storie ne legge tante ogni giorno sui blog, appena un po' più elaborate di quelle a scuola, e ne racconta, oltre che al freddo del cortile, scrivendo su un blog.
Una confidenza che potrebbe avergli dato alla testa, teme.

Ma che storie racconti?, e si prende uno schiaffo; ma fatti curare!, e sguardi crudeli.

Arrivati al cancello il gruppo si scioglie, siamo rimasti noi due, sono finite le storie.
- Madonna che freddo! Tu non hai freddo?
- Ma tu, Blasco, non eri così. Che hai fatto, che ti è successo?
Mi batte una mano sulla spalla. "C'è aria di neve".
- In cortile, tanti anni fa. C'erano gruppetti come qui, eravate tutti bambini. Volavi muto da una storia all'altra, attorno ad ogni gruppetto, leggerissimo come un pensiero che non ce la fa, chiuso dal cerchio impermeabile che deve spostarsi, agire, e non: pensare. Raccontavano le vacanze dell'estate appena finita: siamo in prima e questi si conoscono tutti di già? Come hanno fatto? E' appena partito e sono già in ritardo? Ed eccoti qui, al tuo posto in cortile, con le tue storie.

- Vai a vedere un dottore, semmai.
Curarmi. Curare le storie che forse mi hanno dato alla testa, raccontando altre storie a un dottore?
Perché no? :-)
Suona il campanello.
Il dottore apre.
Entra il novecento.
Il seno buono e il seno cattivo, l'invidia del pene, il significante, la reazione transferale, la fase anale.
Deutung.
Il cortile in una stanza.
La stanza del vescovo.
Bacia tosto 'sto cordone.
Padre mio non sono orba, questa ... ... ... .

La giornata rotola.
- Che facciamo stasera?
- Andiamo al cinema.
E' una notte fredda.
Battono i piedi sul marciapiede.
Aspettano un taxi. E la macchina?
- Il film m'ha sconvolta, non voglio guidare.
- Ma io non so guidare.
- Beh? Che importa?
- Come facciamo?
- Prendiamo un taxi.
Le luci rossastre si riflettono sulla punta degli stivali.
- Che freddo.
- Eh sì.
Arriva il taxi.
- Ci porti a casa.
Il taxi va nella notte.
La notte scorre dal finestrino, anonima.
- Che film. Stanotte me lo sognerò di sicuro.
- Anch'io. Un incubo. - Le sorride.
- Dovrai raccontarlo al dottore?
- Già.
Il taxi si ferma.
Aprono la portiera ed escono nel novecento.
Uno accanto all'altra sotto le coperte, i piedi ancora freddi, i movimenti rapidi degli occhi indicano che sognano.
Storie anche stanotte.
- Già... - si dice Blasco, e spazzola i denti con energia, non bisogna far tardi a scuola.

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