17/01/06

fonte

Poi, forse per l'aria dell'Oceano, visto che per qualche giorno m'ero spostato in fondo a Long Island, è successo qualcosa.


E' un posto bellissimo.
La luce è magnifica, le spiagge lunghissime e ampie, basta decidere di andarci a fare una passeggiata e non ti accorgi più del tempo che passa.Walkinggeorgica_2D'inverno il vento rende la pelle sensibile, il sole in una giornata di sole scotta la faccia, l'oceano percuote cupe onde sonore, Phil lo chiama the macho ocean, la salsedine in sospensione si sparge penetrante, si respira e si dorme alla grande.

Anche Ruth è già in piedi, ci muoviamo con cautela per non svegliare nessuno, prendiamo la macchina per andare a comprare il giornale a Phil e Bob, prendere un caffé fuori e qualcosa da mangiare, tipo un corned muffin.
Al bivio sempre la stessa storia, Ruth vuol farmi girare a sinistra facendo pesare l'affidabilità di chi viene qui da quando è bambina, io cerco di convincerla che anche da destra si arriva da Springs, anzi si fa prima e la strada ha meno curve.
Lo sa benissimo, ma a sinistra dev'esserci qualcosa attraverso cui ha bisogno di passare, ogni volta insiste e facciamo come dice lei, al ritorno prendiamo la mia.
Del resto ho anch'io qualcosa che m'aspetta, Dvorzon_1che ogni volta ritrovo col sussulto delle conferme segrete, si nasconde in una banalissima cassetta postale, quest'anno per la prima volta mi sono perfino fermato a fotografarla, ma il motivo dell'attrazione mi rimane del tutto incomprensibile, anche ora che posso guardare la fotografia con calma, sconosciuto almeno quanto quello di Ruth.
A quest'ora però non si ragiona troppo, più tardi poi non ci sarà più tempo per pensarci, arriviamo velocemente allo Springs generale store.

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16/01/06

thalassa

- Già... - immaginando dall'altro capo del telefono il sorriso da joker di Airin.

Parlano di molte altre cose, ma per qualche motivo non è una telefonata facile.
Blasco ha detto ok un paio di volte, in una specie di sospiro lungo, di quelli conclusivi.
Da qualche parte la forza del dialogo guizzava sotto le ceneri, le macerie e le rovine del tempo, come in un vecchio camino, si riaccendeva e riscaldava ancora bene.
- E quella ragazza? Come si chiama?
- Quale?
- Brad l'ha fatta cantare, aveva una voce sorprendente per una bianca, una voce puro blues...
- Sorprendente?
- Per una bianca sì, secondo me, nel senso di una voce non passata dal classico e arrivata al blues, ma una pure voce blues.
- Come se fosse un'americana?
- Ok, va bene, ho capito.
- Mmh...
- Sai che cosa mi ha impressionato?
- A ha...
- Che era entrata in quel loop così doloroso per lei, ma riusciva a farlo girare tutto lo stesso come si fa nel gioco dei piatti al circo, che mettono un piatto a girare su un bastone abbastanza elastico, e quando è avviato e non può più cadere, corre a metterne un altro su un altro bastone e via un altro e un altro e prima di metterne un altro, deve tornare a scuotere il bastone del primo per ridare slancio al piatto, se no cade, così via finché ne mette trenta, tutti che girano, quaranta, chissà quanti...! Voglio dirti, Airin, che siete bravissimi... che la ragazza grazie al ritmo sarebbe riuscita a tenere insieme qualsiasi contenuto, non importa quanto difficile o pesante, una vera attrice... farlo stare in equilibrio come i piatti... è questo che ne fa un'attrice vera, ed ecco che Brad le sussurra, proprio mentre lei faticava a star dietro a tutto, enhance this, rinforza questo, espandilo... proprio sulla battuta più dolorosa: lei dal nulla ha mollato il ritmo dei piatti che la guidava, ed è partita dal nulla su una sola nota e poi su una scala crescente blues, che l'ha portata così in alto che non ci stava più nel tendone del circo, e siamo andati tutti a spasso con lei sui tetti della città, trascinati dalle ottave e dal colore.
- Wow, lo spettacolo t'è piaciuto davvero!
- Rrrrriniiii!

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15/01/06

cunicoli

C'è un sorriso da joker sulla faccia di Airin.


- Ogni volta che siamo da Phil, Airin finisce per fare i piatti, non vorresti andare ad aiutarla?
Blasco, l'europeo, entra in cucina:
- Airin lascia fare a me, dai.
- Ma no, va bene così.
- Dai, lasciami fare.
- Ok, facciamo così, io li porto qui e tu li lavi.
Lavano i piatti. Airin va e viene dalla cucina. Tra un piatto e l'altro Blasco beve dal bicchiere di vino che ha poggiato accanto all'orologio che ha sfilato prima d'immergere le mani nel sapone.
Dopo aver allineato accanto al lavello anche le ultime insalatiere e i piatti da portata, Airin s'appoggia al piano:
- Beh, cos'hai pensato di "Capote"?
Parlano di film, di attori, di qualche libro, Airin è molto in queste cose.

- Mi piacerebbe venirti a vedere ancora, se stai recitando da qualche parte.
- In effetti lunedì ho una cosa che ti potrebbe interessare parecchio. E' difficile dire esattamente cosa sia, ma è roba molto buona, secondo me. E' un gruppo di attori con cui c'incontriamo ogni settimana e abbiamo un regista che supervisiona, Brad, c'è molta improvvisazione, molta emozione... abbiamo qualcosa di preparato, ma Brad c'interrompe parecchio... vengono fuori cose strane, ti potrebbe piacere.
- Ok.
- Vediamoci alle due in Washington Park, è all'incrocio tra la Quinta e Broadway proprio di fronte al Flat Iron, all'incrocio con la 28esima.

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14/01/06

la mamma d'airin

Poi ero in coda al nastro dei bagagli, perso nei maledetti buchi d'uffici dell'aeroporto di La Guardia perché Air Canada m'aveva perso la valigia.


2. La donna avanza verso il centro del living room, del salotto, verso una posizione favorevole per salutare tutti.
E' stata invitata perché la figlia fa parte degli affetti dei padroni di casa, fa parte del gruppo che si è riunito per festeggiare in un living room al decimo piano di un bel palazzo dell'Upper West Side.

Avanza verso le espressioni precoci di affetto e cordialità che le verranno rivolte in quanto madre di Airin, anche se ancora la conoscono poco; cammina verso dei semisconosciuti col passo di una donna la cui figlia insegue ancora il sogno di fare l'attrice a quarant'anni già ben compiuti, senza avere ancora sfondato.
Col passo della madre di una donna che si guadagna da vivere nel mercato immobiliare per aver più tempo da dedicare all'acting, sapendo che Airin è un'attrice veramente brava, nonostante non sia ancora stata fortunata, come sa benissimo anche il gruppo riunito in salotto, che l'ha vista recitare in produzioni minori e l'ha trovata magnifica.
Come può avanzare verso il centro di un salotto newyorkese una donna nata e cresciuta in un'isoletta sperduta nelle Cicladi, fino all'età adatta a seguire in America il giovane marito, l'America minore e perduta che vive nel clima impegnativo di quella striscia di suolo americano che non è più Washington D.C., col profumo e lo stile del potere che si vaporizzano anche sugli anonimi, e non è ancora veramente il Maryland della comunità provinciale ma confortevole di Baltimora.
Avanza col passo di una donna in visita alla figlia a NewYork, che è stata informata che nel salotto in cui è appena entrata incontrerà un europeo che fa parte del gruppo, lei che di greco non sa quasi più niente, oltre al rituale kalos che le fanno ripetere con cortesia come una cortesia, ma quando finalmente parla per manifestare la simpatia e la cordialità adeguate all'invito, è come se nel suo inglese retrocedessero precipitosamente quaranta e passa anni trascorsi in America, di cui parla la lingua con l'accento di un greco che l'abbia imparata senza mai sentirla parlare dal vivo.

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13/01/06

limitazioni

Dev'esserci stato un uomo, seduto al suo posto sull'aereo, che ha avuto una visione, confuso tra ammirazione e spavento.

Si avvicina l'atterraggio all'aeroporto Fiorello La Guardia, il più vicino a New York, arriviamo da Toronto su un aereo dell'Air Canada, occupiamo tutta la fila di sedili, tre da un lato tre dall'altro del corridoio e qualche altro nella fila dietro.
Sotto di noi si vedono da tempo le luci fitte di una densa area urbana molto sparsa nel territorio, come ogni volta che si arriva in uno qualsiasi degli aeroporti di NY.
Ma c'è una certa eccitazione perché i newyorkesi tra noi ci hanno avvisato che atterrare a La Guardia è come fare un giro turistico di Manhattan con l'elicottero.
Dal finestrino sinistro compare presto la punta colorata dell'Empire State Building, molto, molto vicina, anche se proprio la vicinanza, insieme alla prospettiva insolita, allontanano il palazzo ancora più del solito, un po' come succede quando si sogna qualcosa.
L'aereo in questo momento curva in modo piuttosto pronunciato verso sinistra, l'ala quindi punta verso terra nel movimento classico della virata, si affianca al palazzo nel cielo, come un mirino, a dare il senso delle proporzioni.
Quanto siamo bassi rispetto alla terra e quanto è alto l'Empire rispetto al cielo, quanto-siamo-vicini.

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New York

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