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do you know?, originally uploaded by palmasco.
Comincio un progetto che si chiama "Gran Central Terminal Bound", alla famosa stazione di NY e dintorni immediati. M'era venuto in mente che potesse essere uno spicchio significativo di una città dove un sacco di gente si muove, transita, come in un aeroporto.Gli aeroporti però sono brutti, almeno così sembrano a me, mentre di Gran Central avevo talmente sentito parlare, avevo ben presenti le celebri foto che probabilmente tutti conoscono, coi fasci di luce solare che entrano dalle vetrate, nella prima metà del secolo scorso, che speravo di poterci trovare anche la bellezza della città, il carattere delle persone, l'affetto che ho sviluppato negli anni per questo posto esagerato, a differenza di un aeroporto.Staremo a vedere :)
Con una certa impertinenza, che tendo a perdonargli perché è un amico, Gaspar mi faceva notare, alla fine del ParmaWorkCamp, quanto fosse in fondo incongruente la presenza di Palmasco associata alla parola lavoro :)Del resto non ha torto del tutto, nel senso che la rete io la abito, ma per quanto riguarda il lavoro, ne faccio un uso puramente strumentale, al massimo mando avanti e indietro fotografie per e-mail, in modo da spostarmi di meno. I social network, visto che all'ottimo PWC di questo s'è parlato parecchio, non li guardo nella prospettiva di generatori di utili.Da quello che ho sentito al barcamp, organizzato benissimo tra gli altri da Fran, nella posizione di ascoltatore impertinente secondo Gaspar, ma anche pienamente legittimo, secondo me, - e non è detto che ci sia contrasto tra le due posizioni - mi sono fatto l'idea che il criterio economico non sia sufficiente, e non sia un buon criterio per valutare l'impresa in rete - anche se ovviamente non se ne può prescindere.
C'è stato, ad esempio, il talk di Moneta, venuto a presentare l'azienda per cui lavora, che non riusciva proprio a convincersi dei suoi 7milioni d'iscritti, che lui dice generino reddito, e i 200milioni di persone che usano Facebook, senza, al momento, produrre utili, e con la prospettiva dichiarata di 3 anni ancora per trovare idee in questo senso.Mentre Moneta parlava, secondo me senza rendersi conto affatto della platea a cui si è rivolto, Palmasco non poteva fare a meno di pensare a Las Vegas, la prospera città del Nevada, negli Stati Uniti, che non esisterebbe se si applicassero quei criteri valutativi. (Bugsy Siegel, con un'intuizione di qualche decennio avanti a tutti, fondò il primo lussuoso hotel/casino nel '47, quando Vegas era poco più che un deserto, ma fallì e probabilmente per questo fu ucciso, essendo un criminale socio di criminali, oltre che un genio, eppure oggi è difficile immaginare il deserto, dove invece esiste un formidabile network che produce reddito col turismo - anche familiare). Quando ho sentito persone di Barilla in carne e ossa, fare un talk indossando una felpa che diceva, mi pare, internet shines!, o qualcosa del genere, ho capito di trovarmi, ancora una volta per caso e per fortuna, al posto giusto nel momento giusto; del resto non poteva che essere così, dal momento che sono stato invitato da Gaspar :)Usate twitter e friendfeed e i blog se volete, diceva Barilla tramite i suoi, ma se lavorate per noi, fatevi trovare al telefono :)A me pare che l'incompreso tra aziende e agenzie, di cui s'è parlato in molti modi, ruoti su un equivoco di fondo: le seconde che spesso pensano di vendere tout court un social network - come se fosse "giusto" a priori - e le aziende che invece faticano ad accogliere l'imprevedibilità di quegli strumenti.
Entrambi, secondo me, che del resto sono un esterno, farebbero bene a spiegarsi a vicenda sul valore e sul significato di "connettività", la vera risorsa offerta dalla rete, come nessun altro ambiente, oggi.Persone con persone, informazioni con informazioni, persone con informazioni in internet possono connettersi per generare valore nuovo, creando lavoro e utili che oggi non sono ancora ben chiari, mi pare di aver capito.La domanda l'ha posta brillantemente Gianluca Diegoli: rispetto all'immissione di informazioni, le aziende sono un ostacolo o facilitano la comunicazione, a prescindere dagli strumenti usati?
Palmasco s'è reso conto della parziale inaffidabilità attuale della rete, di fronte a un metro basato principalmente sul ritorno economico, ma quest'ottica un po' miope, è anche troppo facile da criticare di questi tempi difficili, dove appunto mancano le idee per generare nuova ricchezza, gli pare.Apprezzo allora la prospettiva di Luca Sartoni, che di fronte al ritardo e alla rigidità delle aziende, sottolineata da tutti, dice in sintesi (mia): io trasferisco alla media e piccola impresa i valori e gli strumenti di cui faccio esperienza abitando la rete, senza necessariamente preoccuparmi d'indottrinarle sull'uso di quelli che in fin dei conti sono soltanto strumenti.
M'è sembrata la cerniera più interessante tra l'esperienza di prima mano, d'avanguardia - cioè usare ampiamente i social network - e la necessità di proporne una versione accettabile a chi più che fare avanguardia, sta in guardia :) (per una discussione più ampia, se ne parla qui).
Il lavoro in rete, è sembrato di capire dal talk di Sara, soffre di restrizioni che non si conciliano con l'uso che ne fanno i suoi abitanti.
Raccontava di scrivere dei twit in cui alleggeriva la propria noia scrivendone a tutti i followers, e di ricevere in breve tempo telefonate preoccupate dal suo network di clienti: che ci fai su twitter, se hai un documento da consegnarmi?A Palmasco pare che la circolazione d'informazioni e di persone in rete, abbia bisogno di percorsi alternativi, come alcune escursioni su twitter o quant'altro, proprio per la natura connettiva del mondo di rete, che richiede una certa freschezza mentale per stabilire link che fino a quel momento sono sfuggiti. Dunque capisco il disagio di Sara, a nome di tanti che lavorano in rete, che vedono la propria vita personale letta da quelli con cui lavorano, a volte in posizioni subalterne.
Non potevo fare a meno di pensare, mentre Sara raccontava, alle decine di ore di cazzeggio che si sprecano in inutili riunioni in azienda, soprattutto sul finire della giornata, quando alcuni capi non hanno evidentemente voglia di tornare a casa, e la tirano in lungo con discorsi che su twitter, per esempio, probabilmente li farebbero immediatamente defolloware. Tanto per dire che una certa divagazione è notoriamente parte di qualsiasi processo produttivo, in particolare se creativo.Il significato di "connettersi", ed il suo valore, s'è detto secondo me al PWC, oggi sono ancora una ricerca ampiamente imprevedibile e in larga parte sperimentale, che scava faticosamente la sua strada dentro gli stretti canyon di una prospettiva di immediato ritorno economico.
Ci saranno frane e incidenti, ma tutto fa sembrare che nel finale i nostri arriveranno :)
aggiorno:
Nicola Mattina su temi vicini ai miei.
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