Sulle piste indosso un cappellino di lana grossa, di un blu chiaro molto intenso, aderente, con una fascia di pile di un blu più scuro all'interno, molto morbida e confortevole al contatto con la fronte, prodotta da una ditta della valle di nome Eisbar.
In giro per le piste se ne vedono parecchi. A parte l'aria un po' funky, hanno anche quel tocco di tradizione della lana grossa.
La particolarità di questi cappelli, chi li ha visti li riconosce immediatamente, è che in cima si chiudono con ciuffi di materiale sintetico, che simula la sporgenza di capelli folti e disordinati, "ritti in testa" come si dice, che sporgono sopra la fascia della fronte, in colori assurdi, fluo, o comunque sempre molto intensi.
Ogni volta che entro al rifugio, non manco di rendermi conto dell'effetto che fa il cappellino sui bambini, direi fino a 6 anni: non sono poche le volte che li vedo far cadere la mascella, letteralmente, alla vista di un signore di mezz'età i cui capelli di un violetto fluo molto intenso, sporgono sopra il cappello.
Spesso li ho visti rilassarsi visibilmente, quando poggiato il cappello sul tavolo davanti a me, si sono convinti che quelli non sono i miei veri capelli.
Osservarli per me è un piacere in più, insieme alla montagna, la neve, il quadricipite che bene o male mi regge in equilibrio, il salame di cervo del rifugio, nero e profumato.
:)
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