fooga-camp
Mi sono alzato alle 5.45 di sabato mattina, per il treno delle 6.55, per essere a Mestre in tempo, attratto dal titolo favoloso: Twittercamp; favoloso e suggestivo per chi twitter se lo gode un sacco, e gli piacerebbe rifletterci sopra insieme.
Una levataccia.
Se me ne sono andato dal twittercamp alle 12.30, caro organizzatore, penso che sia difficile non ascoltare le mie ragioni, visto che ho dimostrato concretamente voglia di partecipare e disponibilità.
Se ti scrivo qui, è per fare un discorso generale sui barcamp, critico, ma non distruttivo, perché comunque io il 19 aprile il mio bel barcamp sul tema twitter l'ho fatto lo stesso, per le calli e i campi di Venezia (anche nei bacari, se è per questo, ma che c'entra?). Come ti puoi immaginare, ho passato una giornata favolosa, c'era un sole! Nel gruppetto che è venuto via, sono state espresse un sacco di idee interessanti su twitter, di discussioni.
L'abbiamo chiamato fooga-camp, una formula inventata lì per lì con Alice_gar, Elena_, Lyonora - in stretto ordine alfabetico. Raggiunti prontamente dalla banda Dema!
Ecco... insieme con altri mi sono subito inventato un altro barcamp, in puro spirito barcamp. Questo dovrebbe dirti, caro organizzatore, che insieme alla disponibilità e la voglia, non mi mancano iniziativa e risorse.
Allora perché le cose che avevo da dire, non le ho dette nel tuo capannone? Perché non ho ascoltato lì, le idee che ho ascoltato al fooga-camp? Perché nel capannone non c'era neanche un appiglio per la mia energia?
Perché?
Organizzatore tu sei stato bravissimo, perché hai rimediato gratis (mi hai detto) una splendida sede, il wi-fi e il sacchetto di cotone pieno di gadget (ma non la maglietta, forse per fortuna :-).
Ecco non vorrei che facciamo l'errore di credere che basti questo per fare un barcamp.
Ho partecipato a barcamp con poche persone, bellissimi. Il punto non è dunque nemmeno il numero dei partecipanti, organizzatore, anche se al tuo wiki s'erano iscritti in 120 e alle 11.30 eravamo sì e no in dieci.
Perché secondo me il punto fondamentale del barcamp, dell'organizzazione del barcamp, è nella capacità dell'organizzazione di mettere insieme, di unire!
Agevolare le conversazioni, gli incroci, le conoscenze, il contatto tra i partecipanti. Limitare quando siamo in tanti, incontrare quando siamo in pochi.
Io dico questo: quando verso le undici e passa di mattina mi vedevi passeggiare avanti e indietro come un leone in gabbia, quando hai visto che ho fatto ogni sforzo per parlare con te e con gli altri, ma sempre da solo passeggiavo avanti e 'ndrè, tu secondo me hai il dovere, organizzatore, di prendere 10 siede, metterle in cerchio, e farmici sedere insieme agli altri nove che come me vagavano sperduti. Vedrai che il tuo barcamp nasce da solo!
Se no inevitabilmente ti parte sotto gli occhi il fooga-camp, specie se sei così vicino a Venezia :-) Per quanto mi sia piaciuta la laguna, e le conversazioni che ci ho fatto sopra, voglio anche che tu sappia e creda che io le tue idee sul tema twitter, visto che ci hai organizzato sopra un barcamp, le avrei ascoltate volentieri.
Diciamo che sarebbe stato gentile mettermi in grado di farlo, anche visto quanto puzzano gli intercity italiani, che sono stato costretto a prendere, perché era l'ultimo treno in partenza da Mestre.

Io personalmente mi sono trovato fuori luogo la mattina. Sono arrivato e non riuscivo a capire quali erano le "aule" disponibili per gli interventi e gli orari, e tanti si sovrapponevano. Il TeacherDay ha preso il sopravvento la mattina, togliento visibilita agli altri... due aree per gli interventi personali erano nelle ultime file della sala del palco, che non potevano essere usate perche coloro che erao sul palco avevano un impianto sonoro e toglievano l'attenzione... Non si vedevano le attrezzature alcuni tavoli erano utilizati per mettere le giacche e borse... ho notato che quelli della HP sono andati via la mattina, e non mi parevano contenti.
Quindi ho preso tutto e sono andato a Venezia a passare il pomeriggio...
Sono stato deluso...
Non mi importa nulla della diatriba sopra... ognuno ha reagito a suo modo... e si e' organizzato di coneguenza... sono contento per cloro che sono restati... ma io non mi sentivo in grado di restare...
Spero che il prossimo anno sara meglio :-)
Scritto da:Edoardo Piccolotto | 21/04/08 a 15:23
Non volevo entrare nella discussione ma mi sento chiamata in causa. Giusto, Gigi non ha mai dato dello stronzo a Palmasco solo dello snob e del razzista, Catepol parlava con me. La discussione a prima vista non è molto costruttiva, soprattutto se un commento sì e un commento no si tira in ballo voi blogstar, noi celholunghisti, voi cicìcocò. Chi organizza un camp deve essere pronto ad accettare anche le critiche, non basta dire "voi non sapete come si organizza un barcamp" perchè bene o male tra i commentatori ci sono parecchie persone che in passato hanno organizzato questo tipo di eventi. Trovo estremamente scorretto e offensivo fare commenti sulla persona che critica un evento, non è di certo la sua integrità ad essere messa in discussione. Sia chiaro, non avendo partecipato all'evento non mi permetto di dare un giudizio semplicemente perchè non ho idea di come sia andata, ma mi pare che nessuno sta togliendo meriti al fatto che un evento del genere abbia avuto luogo. Semplicemente, alcune persone non si sono trovate a proprio agio e se ne sono andate, come succede a parecchi eventi. La differenza è che anzichè tornare a casa hanno deciso di fermarsi e continuare a parlare di quegli stessi argomenti. Se ogni volta che succede questo deve scoppiare una polemica di queste proporzioni, prometto che non andrò mai più a mangiare una pizza con gli amici dopo i camp :P
PS, it's grolla time
Scritto da:Feba | 21/04/08 a 15:29
Arrivo solo ora al commento a questo post di Palmasco che ha avuto il merito di agitare un po gli animi.
La litigiosa blogosfera ! Ma ragioniamo un poco , suvvia!
Io sabato ho partecipato a due camp in un giorno , una cosa che non mi era ancora accaduta . Ho partecipato al twittercamp relazionandomi senza sosta con i partecipanti dalle 10 alle 13 e al foogacamp dalle 13 alle 18.
Che cosa c'è di male ?
Palmasco è una persona adorabile , equilibrata e sentirgli dare del razzista per la scenetta in Campo Santa Margherita mi ha rovinato la giornata.
Ora sto metabolizzando le turbolenze di questa notte/mattina , sicuro che al prossimo incontro avremo modo tutti di confrontarci e chiarirci a vicenda.
Scritto da:dema | 21/04/08 a 15:48
Il punto di vista degli organizzatori, riassumendo, credo possiamo convenire sia il seguente:
- la mattina del 19 c'era il "Teachers Day", dunque c'erano relatori qualificati, pubblico, commenti del pubblico, interazione tra relatori, insomma contenuti;
- il Teachers Day era chiaramente inserito nel programma del camp;
- tutto ha funzionato;
- chi non ha colto lo spirito è colpa sua.
Ripeto il mio post è una riflessione sui barcamp, esperienza che adoro e che mi ha dato parecchie soddisfazioni.
Per allargare un po' il campo di riflessione, secondo me va detto che Internet è stata finora soprattutto un'esperienza di parola, oggi lo è forse prevalentemente, non è detto che continui ad esserlo.
Significa che finora la parola è stato il mezzo prevalente di scambio delle conversazioni, delle comunicazioni, mentre possiamo convenire che video, foto e musica hanno fornito colori e timbri.
Se intitolo "Romagna-camp", dunque, i partecipanti sono già in tema, semplicemente passeggiando a piedi nudi su una spiaggia adriatica - soprattutto è molto probabile che mentre lo fanno, sentano di corrispondere alle ragioni che li hanno portati lì.
Se intitolo "Bzaar-camp", il primo in Italia lo ricordo, la sede di un editore risponde già alle probabili immaginazioni che hanno portato fin lì i partecipanti, con la moltiplicazione naturale dei linguaggi e dei temi, degli stili e dei generi che fanno parte naturalmente dell'editoria e del bazar.
Se intitolo "Matera-camp", a me personalmente basterà già mettere piede in città, e ricevere spero un caldo sorriso d'accoglienza, per sentire che c'è corrispondenza tra la realtà di cui faccio esperienza, e le ragioni che mi hanno portato a fare il viaggio. La città parlerà già di se stessa a prima vista, non mi preoccupo quindi di orari e relatori.
Ma se intitolo "Twittercamp", è abbastanza normale, credo, che mi aspetti che il tema venga presto introdotto, proposto, offerto a livello pubblico, perché se dovevo parlarne soltanto con quelli che già conosco, lo facevo in Skype comodamente seduto a casa, con i comfort di casa mia. Se per qualche ragione, molto comprensibile, le cose fossero andate male e non fosse stato possibile parlare del tema del titolo, mi aspetto una qualche forma di attenzione e cortesia da parte degli organizzatori, informazioni ad esempio, ma anche un sorriso, un'indicazione, una presentazione a qualcuno che non conosco. Insomma, il riconoscimento di un possibile disagio, dovuto alla scelta di una parola: quella del titolo scelto: Twittercamp.
Vedi che io sono qui dalle 9.30, sai che vengo da relativamente lontano, immagini che sia qui per Twitter, di twitter non si sta parlando, mi pare naturale che ti venga voglia di fare qualcosa per aiutarmi ad entrare nell'esperienza che hai preparato.
Non hai bisogno di giudicarmi un inetto per sentire la voglia e il bisogno di farlo, dovrebbe bastarti la parola collaborazione, scambio, dovrebbe spingerti la tua posizione di padrone di casa.
Almeno, aldilà del caso singolo, questa è l'idea che mi sono fatto io della rete. Non soltanto dei camp, della rete intera!
Se qualcuno fa una domanda ingenua sui feed, noi non gli diciamo coglione! vatteli a cercare su google e poi torna, noi ci mettiamo lì a FARGLI VENIRE VOGLIA DI USARLI E CONOSCERLI.
Così abbiamo creato valore in rete, così la rete attrae tanta gente intelligente, così in rete vola l'informazione.
O sbaglio?
Le parole e gli atteggiamenti contano parecchio. Questa non è la televisione, dove può avere successo e divertire un programma come la Corrida, dilettanti allo sbaraglio. Qui (in rete) lo sbaraglio è considerato un problema del quale pensiamo, collettivamente, di avere la soluzione :-) O di poterla trovare!
Dunque il problema è nelle parole che sono state scelte. Bastava non chiamarlo twittercamp.
Così perfino io, da casa mia, leggendo il wiki, che lo ricordo è linkato qui sopra in un commento precedente per chi volesse controllarlo, avrei potuto capire che senza alcun vincolo d'orario, nel corso della giornata, ove possibile, forse si sarebbe parlato di twitter.
Avrei fatto la mia tara, preso le mie decisioni. Magari prendevo comodamente il treno delle 10.00.
Se leggi il wiki, invece, hai l'impressione che sia un twittercamp, ai margini del quale si svolgerà anche il Teachers Day, oppure INSIEME al quale si svolgerà anche il Teachers Day.
Io mi butto nel flusso affabulatorio-campico di twitter, gli altri fanno come gli pare, pensavo.
Il Teachers Day era centrato sostanzialmente sul resoconto di alcune esperienze fatte con studenti universitari, oppure riferiva di scambi interdisciplinari a livello di docenti di materie diverse, sottolineandone gli aspetti formativi, di ricchezza eccetera.
Capisci bene che twitter e "twittercamp" sono molto lontani da un mondo che ha precise finalità didattiche, e altrettanto rigidi problemi strutturali di trasmissione dell'esperienza (e per fortuna che si danno quelle strutture!).
Molto, molto lontani.
Puoi sperare che tanta diversità m'incuriosisca e m'ingaggi, ma non ci puoi contare e soprattutto non puoi scaricarne su di me la responsabilità. Se funziona bene, se vedi che non funziona dammi una mano, no?
Se le cose per me stanno così come le racconto, e stanno così, il mio desiderio, la mia speranza, le mie conclusioni hanno un valore, o conta soltanto chi fa, comunque faccia?
Soprattutto vogliamo che conti soltanto chi fa? Vogliamo che su tutto valga il principio: a chi non piace vada pure via?
O abbiamo la voglia e la capacità di fare esperienze inclusive?
Questa era un po' la mia domanda.
Scritto da:palmasco | 21/04/08 a 16:02
Ciao, premetto che non ho letto tutti i commenti pubblicati inviati, per cui forse non dirò nulla di nuovo.
Io c'ero al twittercamp. Non ci conosciamo personalmente per cui non so se sabato abbiamo avuto modo di parlare. Posso capire il tuo stato d'animo perché in effetti fino a metà mattinata la situazione è stata un po' "dispersiva"... e quindi capisco che il richiamo di Venezia, lì a due passi, era forte.
Però, si sa come funzionano queste cose: un barcamp è un incontro informale, è una non-conferenza dove si attende il contributo di tutti. L'organizzatore appunto si da da fare per farci trovare un luogo accogliente e funzionale (e quindi direi che non gli si può muovere alcuna accusa, anzi), ma poi sta agli avventori far "decollare" la situazione. Per lo stesso motivo credo che ogni polemica sulla discrepanza tra numero di ospiti registrati ed effettivamente intervenuti sia un "falso problema".
"Libertà è partecipazione", come diceva qualcuno più famoso di me. :-)
Scritto da:Matteo | 21/04/08 a 16:08
La prossima volta fate un BarCampIello :-)
Scritto da:el venexian | 21/04/08 a 16:16
Ho letto tutto. Con fatica, e anche un po' di fastidio. Il fastidio che provo sempre quando vedo persone (sicuramente intelligenti e intimamente validissime) che spengono il cervello per un momento, non si ascoltano, e si provocano reciprocamente.
Anche a me alcune cose del twittercamp non sono piaciute. Altre si. Io sono rimasto fino alla fine: ho avuto piu' pazienza di altri, mi sono organizzato con altri twitters intorno ad un tavolo nei momenti piu' noiosi, ho resistito alla sirena Venezia in quella splendida giornata di primavera. Si e' parlato poco di twitter, ma dal punto di vista esperienziale twitter nel barcamp era presente, eccome. Il mio giudizio complessivo e' positivo.
Rimane per me da capire, ed e' l'unica cosa che mi interssa, perche' le un-conference del mattino (in particolare quella della tarda mattinata) hanno provocato questa sensazione negativa cosi' diffusa.
Le un-conference sono tutte cosi' deludenti ? Perche' molti dicono che i barcamp riescono grazie alle microinterazioni ? E' stata la disposizione degli spazi al Vega, un po' troppo convenzionale, che ha giocato contro ? O e' stata l'iniziativa del relatore e il disorientamento dei partecipanti ?
Non si tratta di identificare Il Format, ne' di attenersi necessariamente ad un format predefinito; non si tratta nemmeno di illudersi che l'assenza totale di format sia una soluzione. Si tratta di capire cosa c'era di buono e cosa di sbagliato.
Concludo cosi': le un-conference stavano alle microinterazioni (e ai micro-sub-barcamp) come i blog ai twit. Nessuno butterebbe via ora il proprio blog solo perche' e' arrivato Twitter, ma la semplicita' e l'immediatezza di Twitter 'incontra' di piu' ed e' preferita. Non c'e' da stupirsi quindi che le un-conference abbiano deluso. Non c'e' da stupirsi che di questo passo i barcamp si potranno fare dovunque ci sia un tavolino dove appoggiarsi.
Con Roberto Felter si parlava di cena-camp, di spritz-camp. E ora che viene avanti la primavera, si avranno i panchina-nel-parco-camp, i sotto-l-ombrellone-camp, i baita-di-montagna-camp...
Scritto da:metakappa | 21/04/08 a 18:07
Perdere Venezia con quel sole sarebbe stato un vero peccato. Io che la conosco come le mie tasche e che non ero mai stata a un barcamp, mi sono fermata fino all'ora dello spritz.
Alla fine, chi in un modo chi nell'altro, eravamo tutti alla ricerca dell'Aperol :)
Scritto da:Dania | 21/04/08 a 20:54
Ringrazio tutti.
Molte cose sono state dette, sono lì per essere lette, ciascuno se ne farà un'idea personale, confrontando, esplorando se vuole, com'è l'uso nella parte abitata della rete.
C'è una sola cosa, strisciante, che mi sento di smentire con decisione, che ci tengo a smentire perché in questo contesto la trovo un vero insulto.
Il tentativo, bonario e pacioso, ma insistente e sottotraccia, e quindi potenzialmente pericoloso, di fare passare l'idea che il fooga-camp sia stato il frutto di un'intenzione di sfruttare la bella giornata e andare a Venezia a farsi una bella gita.
Ho quasi cinquant'anni, ho amici, una moglie dei figli, una posizione economica accettabile: se voglio andare a Venezia, per fortuna, ci vado quando voglio e l'ho fatto diverse volte, quasi sempre con mia moglie. Prendiamo il treno la mattina, vediamo quello che vogliamo vedere, abbiamo amici che ci ritirano i bambini da scuola, prendiamo un treno alle 5, alle 8 siamo a tavola con i figli. Qualcuna di queste gite è perfino documentata sul blog, a saper cercare.
Se voglio andare a Venezia non passo certo da Mestre, non m'iscrivo a un twittercamp, non mi faccio sottrarre nemmeno un minuto del mio tempo. Vado a Venezia e me la godo. Fidatevi. E non provate ancora a farmi passare per uno che voleva farsi la gita.
Ho fatto la levataccia perché trovarmi faccia a faccia con altri che vogliono parlare di twitter, m'interessava davvero. M'attirava, mi divertiva, m'incuriosiva.
Me ne sono andato soltanto perché non ho trovato niente di quello che cercavo.
Se poi ho trovato Smash che mi ha fatto vedere Venezia come non m'era mai capitato, sono stato fortunato e ho saputo scegliere le amicizie. E lo splendore della Serenissima lo devo alla sua guida sapiente.
Di certo ho sufficiente esperienza della vita, e della bellezza, lo ripeto, per non passare da Mestre se voglio andare a Venezia. Fidati.
Scritto da:palmasco | 22/04/08 a 00:41
Da parte mia, un pò di spaesamento il Vega l'ha creato, tanto che mi son trovata a parlare con Felter proprio di una sorta di repulsione dei blogger per il palcoscenico, mentre al contrario ci ritroviamo tutti ben volentieri a chiacchierare attorno ad un tavolo.
Io personalmente non mi son fatta mancare nulla: il TwitterCamp, che mi ha regalato come sempre incontri e conversazioni interessanti e la passeggiata a Venezia, a suo modo fonte di idee, riflessioni e nuovi (spero) amici.
Le belle location sono un'arma a doppio taglio: a Matera siam partiti in escursione, al BeachCamp/RomagnaCamp c'era chi tornava agli speeches dopo una nuotata, al PubCamp...va bè, lasciamo stare :P
Morale: è già stupendo stare insieme, aprirsi, mescolarsi, dare spazio gli uni agli altri. Le polemiche lasciano il tempo che trovano.
Scritto da:Silvia | 22/04/08 a 10:03
Carissimi, mi dispiace non esserci stato (altri impegni professionali) e mi spiace moltissimo. Ho sentito molti commenti positivi.
Ho la sensazione che voi "blogger" piaccia tanto farvi delle sugose seghe per un nonnulla. Questa lunga discussione lo dimostra. Per una decina di persone che hanno idee diverse e fanno cose diverse, c'era proprio bisogno di tanto spettegolare come comari al mercato? Non credo che un parere contrario debba essere confutato. Va accettato e basta. Il successo dell'iniziativa parla da solo e questo credo che a Gigi basti. Se 95 sono rimasti e 10 se ne sono andati non vuol dire che 95 avevano ragione e 10 torto. Semplicemente differenti punti di vista .... in perfetto stile barcamp ..
Scritto da:Gianni Marconato | 22/04/08 a 10:49
Respect for Palmasco.
La precisazione riguardo alla gita è una delle perle del web recente. Andrebbe inserita alla voce "Carisma" su wikipedia.
Secondo me certe trombonate hanno davvero stancato e fai bene a tenere bassa la cresta di chi le supporta e le giustifica.
Bravissima anche Feba quando dice che non è giusto attaccare l'integrità di chi critica un evento.
Ma che diamine!
Scritto da:Luca Sartoni | 23/04/08 a 01:48