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In occasione della GGD (Girl Geek Dinner) Andrea Beggi, nonostante viaggi col pesto in valigia ;-), allinea una serie di riflessioni molto interessanti sui geek, sulle girl e sul tec.
E' un lungo post, voglio riportare quello che me ne sembra il cuore, spero che poi leggi il resto:
"Non si tratta solo di maneggiare una fotocamera con disinvoltura, ma anche dell’atteggiamento di curiosità e voglia di scoprire che ho visto in Blanca e che vedo tutti i giorni in Beatrice. Il set è stato visto ad oggi da 243 persone, ed è composto da quasi cento fotografie. E io rifletto e mi chiedo come avrebbe fatto fino a pochi anni fa una bimba di sei (sei!) anni a comunicare le proprie emozioni ed il proprio punto di vista ad un numero così alto di persone, essendo ascoltata e non considerata con sufficienza".
Il set fotografico di cui parla Andrea nel suo post.
BarCampTorino2008 ieri, Webdays il giorno prima, entrambi nelle sale meravigliose del Circolo dei Lettori di Torino.
Scalone scenico, stoffe fiorate alle pareti, boiseries, specchi in cornici dorate, scricchiolii di vecchi parquet lucidati, soffitti alti, amache per la lettura, in generale quel decor d'inizio secolo scorso, col tocco squisito delle caricature a matita dei frequentatori del circolo, appese.
Ringrazio gli organizzatori per avere pensato a questa sede e averla ottenuta, tra loro in particolare Vittorio, Axell e Maurizio, e tra loro Axell in particolare, per avermi messo a disposizione con sensibilità e precisione lo spazio per un piccolo set fotografico, che gli avevo spiegato in due semplici parole, da lui perfettamente interpretate. Una festa!
Il Circolo dei Lettori di Torino, al quale se ho capito bene si accede gratis, anche passando per strada, ci si siede (nelle amache per esempio) a leggere in tranquillità, ospita di continuo manifestazioni di vario genere, ma l'accampamento di un sabato da barcampers, della loro tecnologia e frenesia, per me diventa il segno tangibile, concentrato e quindi simbolico, di un cambiamento.
Cambia l'esperienza di lettura. Da sale silenziose, dove monadi accanto ad altre monadi aprono con piacere pagine di un libro, a lettori che scrivono mentre leggono, o subito prima, o subito dopo, che scrivono e si scrivono, quindi si parlano, e parlano.
Come quello che hanno letto.
Di quello che hanno letto.
Di come hanno letto.
Di quello che hanno visto leggere.
Di quello che vorrebbero leggere.
Di quanto hanno da dire.
Io sono un gran lettore, uno che legge e ha sempre letto moltissimi libri. Mi ritrovo in questo cambiamento, dal libro al blog, ne avverto la necessità senza oppormi.
Attraverso gli occhi di un personaggio di Coetzee, lo scrittore africano in crociera con Elizabeth Costello, (credo proprio in "Elizabeth Costello"), noi ormai sappiamo che larga parte dei popoli africani fatica a maneggiare, ad apprezzare l'idea di una persona che per leggere si isoli. Che si metta da sola, a parte, a decifrare segni su un pezzo di carta.
E' un sentimento che, secondo me, anche noi che non siamo africani, potremmo non far fatica a comprendere.
Se accanto allo splendore di queste sale create per leggere, metto la scarsa diffusione di libri e giornali in Italia, la cronica mancanza di lettori di cui ci lamentiamo in continuazione (e giustamente), mi accorgo che nell'idea di una persona che dondoli da sola dentro un'amaca di vimini, con un libro in mano, accanto ad altre amache dondolanti ed isolate dalle altre, dalla stessa bellissima struttura in vimini che le sostiene, mi accorgo che nell'esperienza del libro qualcosa è stata lasciata indietro, a livello di trasmissione del sapere.
Non tutti i lettori ovviamente scrivono, ma tutti i blogger scrivono, e tutti quelli che scrivono, leggono.
I blogger sono quindi, prima di tutto, veri lettori.
Sono lettori che devono subito, o molto velocemente, espellere frammenti di quanto, leggendo, hanno ingerito.
E' molto diverso dall'ingestione individuale, che potremmo chiamare ruminare.
Sbriciolano, scheggiano, disintegrano la materia che assorbono, e la frammentano per metterla in circolo, così che il circolo dei frammenti così creati, sia diffusione.
Non sempre la ricomposizione dei frammenti è fedele alle intenzioni originali, vero, d'altra parte ruminare in solitudine non è altrettanto una distruzione, lenta e macchinosa, dell'elemento iniziale?
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