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23/09/2005

Commenti

llu

a Ortigia mi ricordai del tuo ciclista di ruote sottili. Stavo leggendo "A perdifiato" e pensavo ad una fuga sprint di lepre narcisa infelice o acettare una lunga corsa di resistenza e forza che lo stesso al finale si perde. Anche pensai -ma questo fu prima di partire, nel Tribunale, in un processo tra piloti di navi- che le strade non fanno onde, il mare è imprevedibile sempre.
Come le hai lasciato l'occhio a la signora veneziana, sa dio cosa avrà visto

palmasco

Ero al mare, a proposito, e ho letto il tuo commento soltanto stamattina.

L'ho letto anch'io A perdifiato, m'è piaciuta soprattutto la parte della maratona, della preparazione, il romanzo tra le persone meno, forse è un po' grossolano, però nel complesso il libro m'è piaciuto.

A proposito del tuo viaggio in Sicilia continui a parlare di tentazioni di fuga e di nuvole che oscurano l'orizzonte, non fai che parlarne, ma ti dicono che scrivi bene e che bella lingua che hai inventato.
Io invece ti ascolto, sento quello che dici, continua a raccontare.
ciao

llu

Si, parlavo della gara, solo. Degli allenamenti nel lungofiume coi pesci morti e del lungo tempo di una maratona, diverso dallo sprint di un post (per essempio). Sul resto dicono quello per simpatia o affetto-spero. Perchè non reste lì sola galleggiando nell'etere. Non essaggerare sempre.
buon mattino

Effe

no, Palmasco, non credo che Llu abbia inventato.
Che ci sia anche consapevolezza, nell'uso che fa della lingua, è indubbio.
Ma c'è dell'altro.
E' il costante diesquilibrio, come un qualcosa contrario alle leggi della fisica, che però vola, sa dio se vola.
Poi tu sei lettore attento, e vedi dietro le parole, e intuisci cose che agli altri sfuggono. Può essere.

demetrio

ad esempio secondo me,lLu usa una lingua as-tratta.

E per questo, personalmente, bellissima quanto misteriosa.

d.

palmasco

Commentano per non lasciarti appesa da sola nell'etere (molto bello), sono d'accordo, per simpatia e affetto, ne sono convinto.

Eppure bisogna aggiungere che leggendo quei commenti, potrebbe essere facile convincersi che l'interesse e l'attrazione per i racconti di Llu, siano dovuti allo stupore per una spagnola che scrive in italiano, e che lo fa utilizzando e creando una lingua mista - tant'è vero che mi ricordo che qualcuno, forse più d'uno, ha scritto nei commenti che le cose di Llu non hanno lo stesso sapore e la stessa forza se tradotte (!) in spagnolo, come è successo qualche volta.

Io invece credo e vorrei sostenere che anche la lingua di Llu è una ragione, divertente e interessante, per leggere i suoi racconti, ma che secondo me la loro qualità sta nella selezione e nel montaggio dei materiali di cui sceglie di scrivere.
1. scelta della materia da narrare, 2. assemblaggio narrativo della materia scelta - e poi a margine, e superficialmente, la lingua.

Certo, l'ho detto con forza e forse in tono polemico, come dimostrano ben tre reazioni qui sopra, tra cui quella della stessa Llu.
Me ne rendo conto e chiarisco subito che è una polemica antica e inutile. Tra l'altro non era rivolta affatto a quelli che invece hanno risposto qui.
Lasciando da parte gli eccessi personali, resta il fatto che continuando a commentare soltanto la lingua di Llu, si rischia di non rendersi più conto delle vere ragioni dello splendore dei suoi racconti, e sicuramente ci si impedisce di provare a discuterle e trovarle insieme, che secondo me invece sarebbe molto interessante.
La mia critica nasce da qui.

E' poi vero secondo me, effe, che una volta discussa la tecnica del montaggio nei racconti di Llu, si arriverebbe anche a indicare il senso profondo della sua scrittura, almeno per vie generali, e non soltanto da parte di chi possiede un vero o presunto intuito, oppure un'attenzione particolarmente focalizzata :-), ma invece da parte di quasi tutti i lettori, come conseguenza di avere messo a punto, discutendone insieme, una chiave di lettura che rispetta veramente il testo, e non si ferma alle sue caratteristiche più immediate, che pure ci sono.

Un dialogo del genere forse non è realizzabile davvero, ma forse proprio per questo nulla vieta ogni tanto di esprimere insoddisfazione e rammarico per il dialogo realmente esistente che prende il suo posto.
Qualcuno doveva provare a dire che quel dialogo, per quanto piaccia e faccia compagnia all'autore stesso dei post, cioè a Llu, forse nello stesso tempo le sottrae qualcosa di più importante, e sono stato io a dirlo.

Spero comunque che sia chiaro che non era una critica personale, ma per così dire d'interesse generale, e vi ringrazio comunque di aver voluto accettare il dialogo.

llu

poi la notte vengo. Ci penso. Anche perchè non ho letto,route sottile, (stagione 2): 13 (la gara)

llu

((si che vengo anche per stamparmi questi commenti e mi faccio un miniposter segreto, me lo porto in tasca))

untitled io

Sono perfettamente d'accordo con Palmasco. Vorrei aggiungere però una cosa, e cioè che quello che affascina (nel mio caso proprio commuove) della lingua di Llu, che per lei è una fatica e una scommessa, è la grande volontà di dire, con o senza padronanza, direi con una foga che spazza via vocabolari e grammatiche, quello che deve dire. Io credo che questo sia un tratto notevole della sua scrittura, dal quale in certi casi (per esempio: nei suoi commenti ai post qui dentro) non si può prescindere. Mi permetto di dire questo perché con Llu abbiamo tanto parlato, del problema che solleva Palmasco. Llu è una fine scrittrice, non una combinatrice di fonemi, eppure diventa (come giustamente ha sottolineato Palmasco) ANCHE quello - con esiti sorprendenti è vero, ma proprio perché lo fa per urgenza e necessità. Per volontà insomma. Lei per dire quello che deve dire, e per dirlo IN ITALIANO (perché è lei, non dimentichiamolo, che decide di farlo in questa lingua e non in un'altra) sostituisce la chiarezza con la "vividezza", e questa è una tecnica molto più raffinata rispetto al semplice pastiche linguistico. Insomma io dico che la sua tecnica di montaggio è sì volontaria, ma non esisterebbe (non esisterebbe allo stesso modo) senza necessità. Questo a mio modo di leggere è chiaro.

llu

Certo che tutto questo, l’italiano e questi commenti adesso, lo dico per Effe e Demetrio che forse non lo sanno, Palmasco si, credo, Panna mi è difficile. Tutto questo viene in parte delle parlate iniziate in Holden anni fa. Holden è un poco come Ventimiglia per me, la prima frontiera italiana in terra. Entrai in Italia per Holden, Torino. Per conto mio già sapevo diverse cose di Torino del Po delle colline e dei pompieri torinesi. Poche cose. Non sapevo il poema della prigionera sempre sola nella sua cella che si scriveva ingenuamente col procuratore del Re per farsi uscire del carcere.
Facendo un poco di pettegolo, alla stagione di Porta Nova quel meriggio di fevraio con sole splendente mi venne a trovare Denait.
Denait velli sapere se io bevevo o ero così, naturale.
Mi disse che allegria voi spagnoli che già bevete a mezzogiorno. Forse temeva che fosse uno di quei nicks che si trovano tanto in rete, fantasy o di esperimento.

Questo fare memoria pubblicca Asino lo chiama la foto della communione. Di colpo sempre qualcuno si mette a raccontare i sassi suoi al publicco eterogeneo, uguale che in privato gli mostri a un amore unico la prima foto tua in culo nella vasca (poi al finale si mostrano le radiografie del dentista quando ti cadono i denti e tutto è finito)

Credo che scrivo l’italiano –ma questo lo pùo provare qualunque che conosca un poco una seconda lingua e facia lo esperimento- come l’acqua, il fosso, che circonda un castello e rallenta l’accesso all’interno e lo fa possibile solo attraverso un ponti mobile. Che da dentro devono consentere di alzare.
L’italiano mi fa di questa acqua in torno. Il castello sarebbe tutto quello che voglio non venga toccato, la storia segreta -ogni giorno meno. Sembrano metacose o metticose queste dell’acqua e del castello. In un post di poco fa Tem si lamenta dei sogno degli psicanalizzati, come se un porco si vede nel trono.
Altri, al posto del fosso sanno creare una città, una storia, personaggi.
Questo è per me, è l’acqua in torno. Che lascia l'uomo privato salvo, lo scrittore separato dal pubblico.
Forse Internet moltiplicca questo desiderio di farse pelle attorno, acque, fosse, castelli, storie variate. Forse è nevrose mia.

Ieri notte quasi scappo non bene vidi i commenti. Leggevo i commenti e mi cantavo Camarón de la Isla, dicen de mi que me amenaza el tiempo. Dicono di me che mi minaccia il tempo. Camarón morre subito per l’eroina che si metteva ogni poco. Io non mi metto niente, bevo con molta discrezione solo vino o birra. Ma la temo.
Oggi sognai con Alicia.
Non so se era Alicia nel paese della meraviglie

Che rotolo

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