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27/05/05

passaggi

Ventitre anni fa ho fatto un sogno che ricordo benissimo.

"Non era un ristorante molto elegante, ma estremamente accogliente, alle pareti stampe originali e interessanti, incorniciate una per una con fantasia armonica, sedie che lasciano il legno a vista, la sua chiarezza, le sue nervature, senza compattarle con vernici o impregnanti, tovaglie di cotone a trama solida ma non grossa, tantomeno grossolana, e, subito dopo l'ingresso, andando verso la sala, un'esposizione elegante di antipasti profumati; la cassa, infine, non appoggiata a un tavolo o una scrivania che, per quanto eventualmente di valore, non mi piace perché mi sembra leziosa nel tentativo di fare casa, studiolo, o peggio, se allude all'arredamento d'ufficio, sia pure dirigenziale, mi ricorda troppo che il ristorante in fondo è un'azienda, cosa che in effetti è davvero, come so bene, ma è pensiero che non voglio necessariamente associare alle prime forchettate e semmai, se proprio devo tenerne conto, preferisco farlo a posteriori, notando che il cibo il vino e il servizio sono sempre stati di grandissima soddisfazione e prezzo adeguato, tutte le volte che sono tornato, che ormai cominciano ad essere un bel numero, e l'azienda sta nella capacità di garantire la qualità nel tempo a quelle condizioni, ospitata invece in un mobile di legno chiaro e vissuto, che viene chiaramente dalla tradizione della migliore ristorazione, costruita apposta decenni fa per questo o altro ristorante affine, e conservata semplicemente continuando a usarla; per quell'inquadratura la cassa si faceva spazio privato, frequentato da facce sorridenti e camicie bianche, o qualche signora col vestito a fiori, e una finestra sul pubblico.
Scorrevo il menu senza praticamente leggere.
Mi guardavo intorno.
Aspettavo, carezzando ogni tanto la forchetta.
L'uomo seduto con me, di fronte, è il mio analista.
Stiamo chiacchierando, tra un po' lui ordinerà.
Per me è chiaro che sono lì per questo, per vederlo ordinare, imparare come si fa.
"Senta", lo vedo dire al cameriere prima di svegliarmi".

Si può fare un paragone, credo, tra ordinare un pasto al ristorante e l'attività di sognare e riflettere sui sogni, che in quanto prodotti dell'immaginazione e del pensiero sono "nutrimento" per la mente.
In questo senso ho davvero imparato qualcosa dal mio analista, credo, e sono convinto che sia per questo, per averlo messo in opera, che anche dopo tanto tempo ricordo il mio sogno nei minimi dettagli, come se fosse ancora attuale, come in effetti è per me.

26/05/05

uomo e spazi nelle pareti

Uomoemomahall


(foto palmasco)


25/05/05

per mano nella valle dell'eco

Mi è già capitato altre volte di avere sogni in serie, che sviluppano tutti uno stesso tema, come per esempio la serie "paterna" di cui ho raccontato ieri.

Una di quelle che ricordo meglio durò per anni, cinque o sei, o forse perfino di più: mi ritrovavo sempre lungo una pista da sci, lunghissima, ripidissima e spesso ghiacciata, piena di curve, lanciato a grande velocità e ogni volta mi rendevo puntualmente conto di non avere gli sci ai piedi.
L'unico modo per restare in pista e non farmi male, era di anticipare le curve, cioè di fare esattamente le stesse mosse che avrei fatto con gli sci ai piedi, ma qualche secondo prima.
Questi sogni, tra l'altro, erano anche molto divertenti, e finivano bene.
Sollevando grandi nuvole di neve polverosa alle spalle, arrivavo sempre in fondo alla pista, senza mai farmi male.

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24/05/05

tendenze? tendenze.

In pieno accordo con la tendenza che avevo segnalato, si parla di un libro senza averlo letto.
Naturalmente dichiarandolo già nelle prime righe, ci mancherebbe.

ritmo nero

Momadietro


(foto palmasco)


figlio con quali occhi

Da circa un anno faccio spesso, a intervalli irregolari, sogni "paterni".
E' cominciato con un sogno in cui mio padre, morto da più di dieci anni, mi è apparso completamente trasformato rispetto alle abitudini con cui s'è presentato in questo periodo.

Era sorridente e molto simpatico, vestito di colori chiari e aveva un atteggiamento molto poco paterno.
Si metteva a guidare un'automobilina a pedali, alla prima curva si rovesciava e prendeva un bello spavento.
Sulla via del ritorno verso chissà dove, mentre io guidavo una macchina, lo consolavo e lo rassicuravo.

Il sogno m'ha lasciato una sensazione buona.
Ho capito subito che avrebbe portato cambiamenti importanti, ma, nonostante fossi avvertito e quindi molto attento all'area "paterna" della mia psicologia, evidentemente non sono ancora riuscito a cogliere il punto essenziale del processo che mi viene proposto, perché in altre forme e con altri personaggi, il sogno continua a ripetersi.

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16/05/05

due chiacchiere a Genova

Duechiacchiereagenova


(foto palmasco)


tendenze?

Un po' di perplessità, per me:
su Nazione Indiana in questo post si mette Arbasino in farsa, chiarendo bene di non avere mai letto nemmeno una sua riga - (ma allora, come fai a parlarne e soprattutto, perché ne parli?)

Su Compagnia di scrittura in questo post si attribuiscono a Kundera cose che non ha mai detto, né inteso dire, sempre chiarendo bene di non averne mai letto nemmeno una riga... - ma allora... perché???

Secondo me ce n'è abbastanza per segnalare una tendenza, o segnalarne un possibile allarme, e per esserne perplessi - Nazione Indiana infatti è Nazione Indiana, e Gino Tasca, autore di Compagnia di scrittura, è lector scelto addirittura da Mozzi come guida per una delle sue rutilanti iniziative, stavolta sull'arte di leggere.

14/05/05

genova: nel segno di luzzati

Dentroluzzatiblog


(foto palmasco)


11/05/05

qualche coppia, qualcuno

Moma


(foto palmasco)


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