passaggi
Ventitre anni fa ho fatto un sogno che ricordo benissimo.
"Non era un ristorante molto elegante, ma estremamente accogliente, alle pareti stampe originali e interessanti, incorniciate una per una con fantasia armonica, sedie che lasciano il legno a vista, la sua chiarezza, le sue nervature, senza compattarle con vernici o impregnanti, tovaglie di cotone a trama solida ma non grossa, tantomeno grossolana, e, subito dopo l'ingresso, andando verso la sala, un'esposizione elegante di antipasti profumati; la cassa, infine, non appoggiata a un tavolo o una scrivania che, per quanto eventualmente di valore, non mi piace perché mi sembra leziosa nel tentativo di fare casa, studiolo, o peggio, se allude all'arredamento d'ufficio, sia pure dirigenziale, mi ricorda troppo che il ristorante in fondo è un'azienda, cosa che in effetti è davvero, come so bene, ma è pensiero che non voglio necessariamente associare alle prime forchettate e semmai, se proprio devo tenerne conto, preferisco farlo a posteriori, notando che il cibo il vino e il servizio sono sempre stati di grandissima soddisfazione e prezzo adeguato, tutte le volte che sono tornato, che ormai cominciano ad essere un bel numero, e l'azienda sta nella capacità di garantire la qualità nel tempo a quelle condizioni, ospitata invece in un mobile di legno chiaro e vissuto, che viene chiaramente dalla tradizione della migliore ristorazione, costruita apposta decenni fa per questo o altro ristorante affine, e conservata semplicemente continuando a usarla; per quell'inquadratura la cassa si faceva spazio privato, frequentato da facce sorridenti e camicie bianche, o qualche signora col vestito a fiori, e una finestra sul pubblico.
Scorrevo il menu senza praticamente leggere.
Mi guardavo intorno.
Aspettavo, carezzando ogni tanto la forchetta.
L'uomo seduto con me, di fronte, è il mio analista.
Stiamo chiacchierando, tra un po' lui ordinerà.
Per me è chiaro che sono lì per questo, per vederlo ordinare, imparare come si fa.
"Senta", lo vedo dire al cameriere prima di svegliarmi".
Si può fare un paragone, credo, tra ordinare un pasto al ristorante e l'attività di sognare e riflettere sui sogni, che in quanto prodotti dell'immaginazione e del pensiero sono "nutrimento" per la mente.
In questo senso ho davvero imparato qualcosa dal mio analista, credo, e sono convinto che sia per questo, per averlo messo in opera, che anche dopo tanto tempo ricordo il mio sogno nei minimi dettagli, come se fosse ancora attuale, come in effetti è per me.




Ultimi commenti