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01/03/2005

Commenti

Effe

è giusto, l'intervento della Lipperini avrebbe dovuto essere il primo della serata, e invece è stato, se non sbaglio, il penultimo tra quelli – troppo prolissi - dei relatori, e suppongo che nessuno di noi se la sia sentita di rubare altro tempo agli inteventi dell'uditorio (che quindi in quel caso diveniva parlatorio) rispondendo alle questioni poste.
E invece proprio di quello si doveva parlare – dela specificità della scritura.
Io avrei voluto dire alla Lipperini (che è donna simpaticissima e colloquiale): ma come, proprio tu, dici che non esiste scrittura specifica?
E dico "proprio tu" per due motivi:
1) Leggendo la "tua" antologia, di alcuni contributi si dice "è un racconto" (bello, brutto, mediocre). Di altri si dice "è un post". E non c'è possibilità di errore nell'agnizione. Lo sappiamo, addirittura istintualmente, che nel secondo caso quella è scrittura "da blog" (e sul libro non ha funzionato).
2) Come sarebbe a dire, che media diversi non hanno linguaggi diversi (e mi riferisco proprio al processo creaivo)? Televisione e radio, per parlare di media che tu conosci bene, non hanno processi creatvi e linguaggi specifici? E non solo perché la tv è mediamenbte più imbecille della radio. Quest’ultima usa un linguaggio immaginogeno e immaginoforo, che crea e veicola immagini; trasportato in televisione, quel linguaggio sarebbe sovrabbondante, eccessivo, esondante, rispetto al media. Non ci starebbe tutto, dentro lo schermo, ma ne colerebbe fuori. Così come il linguaggio televisivo sarebbe insufficiente e incartapecorito e non comunicativo, traslato in radio.
Cioè: i inguaggi sono specifici dei media, e non possono essere tradotti da un luogo all’altro (e penso proprio alle tradotte, dicendo questo). Linguaggio, processo creativo, specificità e tutto.
Ecco quello che avrei voluto dire.
Non l’ho fatto.
Magari era giusto dirlo sul blog.

La Lipperini

Herr, io credo che il mio intervento stesse bene dov'era, invece. Credo, piuttosto, che ci sarebbe stato bisogno di tempo maggiore, per assurdo che possa sembrare a proposito di una discussione già lunga. Ma tempo ce ne sarà. Rispondo:
1) Possibile che alcuni racconti abbiano la forma di post. Possibile che siano quelli che sul libro non funzionano (anche se non tutti i pareri sono concordi su questo punto). Dipende però dagli occhi di chi legge: chi prende in mano un libro non conoscendo il web, e la blogosfera, non farà questo paragone. E' questo che intendo quanto parlo di attraversamento.
2) Herr, tu citi mezzi fatti per essere guardati o ascoltati. Io parlo di scrittura fatta per essere letta. I post si leggono, i libri si leggono. E' diverso il modo di fruirli, è diversissimo il sistema di relazioni che si sviluppa nei due mondi. Ma, insisto, la scrittura, per me, non è dissimile nella maggior parte dei casi. Parlo, ci tengo a ribadirlo, di un processo creativo e stilistico, non delle norme non scritte sulla lunghezza di un post o sulla sua ipertestualità eccetera.
Ma forse commetto io un errore, o meglio, un'ingiustizia: capisco che rivendicare una diversità di linguaggio non può non disgiungersi dal sentirsi entità antagonista. E' giusto, e lo rispetto. Essendo io, per prima, una nomade dei media, comprendo chi invece rivendica, con orgoglio, l'essere ribelli in quanto stanziali. E dal momento che, come ho detto a Napoli, credo davvero che i blog siano una rivoluzione, serberò per me i piaceri dell'attraversamento.
Con affetto

Effe

Cara La Lipperini,
come tu stessa hai detto, non esiste luogo, oggi, dove il confronto sulla scrittura avvenga in misura maggiore che nei blog, e quindi mi permetto di prendere ancora un po' di spazio e di ospitalità qui.
Io credo che il parallelo radio-tv e blog-libro, accettato che sia asintoticamente divergente come ogni parallelo, non sia liquidabile con il fatto che nel primo caso la fruizione è suono vs immagine, e nell'altro lettura vs lettura.
Sia radio che tv, contrariamente a quello che può apparire, comunicano per immagini. In un caso occorre avere occhi di carne, nell'altro no, ma la differenza è un mero accidente.
Si scrivono testi sia per la radio che per la tv; ma il processo creativo, nei due casi, è assolutamente specifico, pur essendo il fine invece comune - appunto, creare immagini.
Pensiamo a una trasmissione tv divulgativa, con una persona che parla, spiega, racconta - un Augias, per dire. L'immagine per gli occhi di carne, in questo caso, conta poco, eppure il testo creato non potrebbe essere portato in radio senza che se ne avverta l'estraneità.
Anche la scrittura del blog, su altro mezzo denunbcia la propria estraneità, e credo che un lettore esperto, pur senza aver mai letto prima un blog, rileverebbe l'anomalia, anche se solo come impressione e senza saperne individuare la causa.
Quando un'occasione di scrittura nuova si propone al pubblico deve dettare le proprie regole e dire: leggetemi così (c'era scritto in un articolo de L''Articolo).
E questo significa: ho un'identità, ho una differenza, un confine.
I confini si possono attraversare, altrimenti diventano riserve, ma sono anche segni, simboli, significati.
Il blog ha, di tutti questi, i propri

(e ora ditemi che fine hanno fatto tutte le lettere mancanti dal mio commento precedente e da quello presente)

demetrio

secondo me. Bisogna parlare di scritti che reggono o meno. E lo so che questo non centra niente con la discussione che si è sviluppata a Napoli e che si sta sviluppando qui. E ribadisco, non so dove l'ho detto, ma da qualche parte devo pur averlo detto, che una splendida scrittura non garantisce un gran racconto. Nel blog vedo scritture molto belle, molto luccicose, intraprendenti, tornite e ingioiellate, ma che alla resa dei conti sono solo quello: scrittura. Sono un tono a cui non segue un racconto.
La debolezza di certi racconti de La notte dei blogger non stava secondo me nella scrittura, ma nel fatto che erano deboli come strutture, che non rendevano come ordigni narrativi.
Ecco non so se questo dipenda dal blog dalla sua permeabilità, ma spesso noto in me questo tipo di reazione: leggendo in blog mi scopro colpito della scrittura, ma di quell'esperienza profonda di lettura, di scambio, di turbamento tipica della vera letteratura non ne trovo traccia.

o forse è solo una mia impressione?
d.

Effe

se intendi dire che sul blog non si possa fare letteratura, mi trovo a essere di opinione diversa

demetrio

no effe. no.

Intendo dire che mi capita spesso sul blog di esclamare: "ma guarda che scrittura superba, ma che capacità" eppoi però finito di leggere non ho trattenuto di quella esperienza nulla.

Come se la scrittura fosse uno scrigno bellissimo, ma vuoto.

Se poi mi chiedi: questo tipo di reazione ce l'hai anche con un libro? Io ti dico sì, ma con una frequenza molto minore.

Se poi mi domandi: ma nel blog non si può fare letteratura? Io ti rispondo che semplicemente io scrivo sul blog, come scrivo su una rivista universitaria, come scriverei per un ipotetica antologia [Loredana I'm here :-)], come per una fanzine on-line, come per vibrisse, come per bombacarta. Io scrivo, ma non credo sinceramente di fare letteratura.

d.

roquentin

Effe:

"Cioè: i inguaggi sono specifici dei media, e non possono essere tradotti da un luogo all’altro (e penso proprio alle tradotte, dicendo questo). Linguaggio, processo creativo, specificità e tutto."

Ma questa enormità è una tua deduzione o l'hai letto in qualche testo? In caso, citami il testo. I linguaggi sono specifici dei media se e solo se il substrato è decisivo rispetto al contenuto ed alla forma. La radio si avvale del linguaggio "parlato", la televisione del linguaggio "parlato" e delle immagini: i blogs della scrittura, esattamente come i libri. Qualunque cosa si aggiunga ad un blog non è elemento costitutivo del blog stesso (forse faresti bene a riflettere prima di affermare; ma anche a leggere Wittgenstein: e se non ci riesci, a leggere Nicholas Negroponte).

Per Demetrio, che suppongo Paolin: "come scriverei per un ipotetica antologia [Loredana I'm here :-)], come per una fanzine on-line, come per vibrisse, come per bombacarta. Io scrivo, ma non credo sinceramente di fare letteratura."

Infatti non fai letteratura, la letteratura ti è "nemica": appena ti vede scappa, se la dà a gambe (la battuta tra parentesi è quanto di peggio mi sia capitato di leggere nell'ultimo mese, soprattutto se preceduta, come nel tuo caso, da "un ipotetica" scritto senza l'apostrofo, da "centra" invece di "c'entra".

Per entrambi: ma perché vi gettate a capofitto in discussioni su cui avete solo idee confuse o del tutto sballate? E' una nuova moda? (la domanda è retorica, per chi non l'avesse capito)

palmasco

Roquentin,
come ospite di tutti i commenti qui, mi sento di moderare il tuo.
Le accuse personali, le arroganze da maestrina, le insinuazioni sulle competenze sono un livello di discussione che qui non interessa affatto.

Non ci fanno paura le discussioni che si scaldano, non temiamo gli scontri anche duri, ma vogliamo sempre vedere la materia.
La sfida personale la lasciamo a quelli che se la cantano e se la suonano, magari su blog senza i commenti abilitati.

Mi scuso quindi con le persone che sei venuto a insultare, che sono qui per dare un contributo. In qualità di loro ospite dico che possono non tenere conto di quello che hai scritto: qui non interessa.
palmasco

roquentin

Palmasco, cosa intendi per moderare? Io non sono né moderato né arrogante per natura, sono solo chiaro, e mi limito a dire ciò che penso: cosa che probabilmente disprezzi. Cosa volevi, un omaggio di farneticazioni come patentino per commentare? Dove leggi accuse? Io non faccio "insinuazioni di competenze", sono pronto a sostenere ciò che dico con argomentazioni, per nulla disposto a favellare a vanvera. C'è chi ignora completamente letture importantissime, c'è chi ignora di star dicendo banalità da osteria, non è colpa mia. La sfida personale la vedi solo tu, ed è un ottimo modo per trascurare il valore di un'obiezione. Tu non devi scusarti con nessuno per conto mio, anche perché non ho insultato nessuno: in quel caso mi scuserei io. In ogni caso, non hai proprio la facoltà di scusarti in nome di altri ma solo per te stesso, perché ci si scusa solo in prima persona.
Se poi ha una precisa volontà di mantenere buoni rapporti a tutti i costi con i tuoi commentatori e di evitare gli scontri, cerca un sistema migliore che non sia quello di negare il valore di ciò che vien detto dal primo che passa. Quello che ho scritto, probabilmente, non interessa a te, per il semplice fatto che non hai capito o che non mi sono spiegato (id est: la stessa cosa). A meno che tu non ritenga che correggere una persona sia già dargli dell'ignorante in toto...
Aggiungo: non vengo a fare la maestrina, perché non ho tempo da perdere né con te né con altri. E' che tanta confusione può anche infastidire le persone serie, come dilettare chi abbia voglia di perdere tempo, immagino. Io non so di cosa ti occupi tu, e credo che sia irrilevante: so che non ti occupi di letteratura perché si vede: e non è un'insinuazione, è una certezza. Se fossi un fisico e tu sostenessi che la velocità della luce si può superare perché la oltrepassa superman quando vola, allora ti direi che non ti occupi di fisica. Stesso discorso per tutti coloro che entrano freschi e vergini nei giardini in cui sono entrati, prima di loro, milioni di persone. Se vuoi una critica più puntuale e precisa, non hai che da chiedere. Forse a me risultano evidenti "fatti" che per te non lo sono.
Ma se c'è un arrogante, qui, credo di non essere io (prova a rileggerti).
Io rido quando si scrive di questioni personali che stanno solo nell'altrui immaginazione, perché vedo che ci sono teste che non riescono proprio ad abbandonare un modo di pensare che appartiene al medioevo del "confronto di opinioni". Sebbene io non sia stato d'accordo, tempo addietro, con Herzog, questo fatto, qui, è irrilevante. Sebbene io giudichi Paolin un NON letterato (come egli stesso di dichiara, quindi nessuna offesa), questo fatto, qui, è irrilevante. Sebbene io abbia letto, altrove, tuoi commenti che rasentavano l'assurdo, si trattava di un altro luogo e di un altro contesto. Chi è incapace di vedere la differenza è semplicemente cieco. L'unica impressione che dai è di non voler proprio discutere con chi sia in grado di farlo senza menare metaforiche pacche sulle spalle (grandi perdite di tempo, grandissimo spreco di valore).
Da ultimo: non ti accorgi dell'aria artificiosa che tira da queste parti?
In ogni caso non hai da preoccuparti, non credo che tornerò a commentare sul tuo blog. Ogni tanto, di fronte ad un assurdo che diventa familiare, scappa un urlo, ma lo scriverò sul mio blog, per non rompere questo tepore da "pace fasulla".
Ovviamente, se tu avessi qualcosa da contestare sul piano delle teorie, non avrai che da dirmelo, con il favore di qualche "perché". Ma qui, ragioni e perché, da parte tua, non ne leggo mai.

Maria Clara

Olá, estava fazendo uma pesquisa na internet sobre imagens de tartaruga marinha, sou maravilhada por elas... achei a foto do seu blog muito linda, se foi você o fotógrafo, PARABÉNS, muito bem feita!!!
Procuro fotos, desenhos...qualquer tipo de imagem delas, pois pretento fazer uma tatuagem, se puder me ajudar mande-me um e-mail!!!
Obrigada e desculpe invadir assim o seu espaço, abraços!!

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