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02/03/2005

Commenti

MassimoSdC

Di getto. Direi che vi sono due modi di analizzare un qualsiasi "fenomeno": il primo è quello di partire dagli effetti per ricostruirne le probabili caratteristiche; il secondo è quello di partire da alcune caratteristiche "di partenza" per analizzarne i possibili effetti.

Ecco: personalmente credo che nel primo caso si rischia di associare impropriamente alcuni effetti al "fenomeno" in questione; nel secondo caso, invece, si può più facilmente separare gli effetti propri da quelli impropri.

E nel caso della scrittura sul Net, credo decisamente più utile seguire il secondo percorso.

[PS per Palmasco: che poi lo so che il viaggio in treno può risultare più noioso, di quello in auto. ;-)]

palmasco

Confermami soltanto, se puoi, che io ho seguito la seconda strada, delle due che elenchi qui :-)

(ah... i viaggi in treno...)

ciao, palmasco

Effe

per una questione di economia dello sforzo, appongo qui quanto riportato anche su Liperatura (dichiaro sotto giuramento che con quel che segue ti rionosco ragione e torto contemporaneamente)

"...
Mi pare che gli autorevoli sostentitori dell'a-specificità (per continuare con i brutti neologismi) reclamino esempi concreti, ché altrimenti si tratta solo di costruzioni prefabbricate.

Francamente, avverto un minor bisogno di concretezza, ma sia pure.

Si diceva che i Cannibali avevano scrittura specifica, perché ibridata da nuovi linguaggi (tv e fumetti).

Se si tratta *solo* di questo, ha ragione Palmasco quando dice che un elemento concreto della scrittura in rete è il link. Il link non è, credo, uno strumento. E' un linguaggio. E una talea, che fa entrare nel testo linguaggi differenti, di altri autori, di altri contesti, sotto altre prospettive (le immagini, ad esempio, che sono un linguaggio anch'esse).
Questa è una particolarità concreta, se ve ne fa bisogno.
... "

palmasco

Sì, grazie.
Effettivamente su Lipperatura i commenti sono strutturati così male (per esempio non si vede nemmeno il numero progressivo) che non sai mai quando e se sono stati aggiornati, dopo un po' non li apri più e avrei rischiato di perdere quanto riporti qui sopra.
Peraltro quello che riporti non è completo, manca una parte decisiva secondo me, un argomento piuttosto convincente.
Lo ricopio qui io (dal seguito del commento apparso qui sopra, di Effe, apparso nei commenti a Lipperatura):

"Stabilire che la scrittura digitale non è specifica, significa affermare per sillogismo che sia possibile traslarla direttamente e senza mediazioni su altri media, in altri contesti.

E' così, a parer vostro?
Al di là dei link, dico.

Se è così, allora prendete un bravo blogger e pubblicatelo.
Ve la sentite di dire che funzionerà?

Io sostengo che la scrittura in rete sia altro, e al di fuori del proprio contesto - come acade alle altre scritture - perda senso (naturalmente il ragionamento vale anche per l'operazione inversa; traslate Piperno - se vi piace - in rete.
Funziona?)"

Fin qui Effe.

Da parte mia aggiungo che insieme al link, ritengo che l'elemento "non fiction", com'è stato sviluppato in questo post, sia specifico della scrittura in rete.

MassimoSdC

Caro Palmasco, mi pare evidente che partire dal "link" (o "legàme", come io preferisco definirlo) per analizzare gli effetti specifici della scrittura in rete è già di per sé seguire il secondo percorso. E quindi a mio avviso più utile, sì.

A tal riguardo, vorrei far notare che sul Net i "legàmi" non sono solo quelli esplicitamente inseriti nel testo con il comando "a href", anzi. Voglio dire che una delle caratteristiche dei testi nati per essere pubblicati su internet contengono in sé una grande quantità di "legàmi impliciti", dei rimandi continui cioè al pensiero di tizio e di caio, e che hanno non solo provocato la "riflessione" stessa, ma ne caratterizzano in modo unico e peculiare la forma. E lo stile, sì, cara Loredana Lipperini, anche lo stile.

E cosa è poi lo stile (l'ho sottolineato di là) se non la diretta conseguenza di un diverso modo di pensare?

MassimoSdC

(ovvio piccolo corrige)

"Voglio dire che una delle caratteristiche dei testi nati per essere pubblicati su internet E' CONTENERE in sé..."

rose

ciao palmasco, volevo buttar lì una cosa, una specie di nota di... economia della riflessione. di metodo, se vuoi. i due fondamenti «specifici» che citi certamente esistono, ma:
quello dei link è caratteristico degli ipertesti;
quello dell'approccio programmaticamente soggettivo è sì caratteristico dei blog, ma perché della «scrittura» dei blog? è questo che non capisco e che mi aliena un po' da questo tipo di dibattiti.

untitled io

Non so. Raramente scrivo “racconti”, e se mi capita di scriverne uno, generalmente penso che non sia il caso di metterlo nel blog. Altrettanto raramente scrivo qualcosa che somigli a un diario, e se a volte mi capita di scrivere questo tipo di appunti “da me a me”, non li metto nel blog.
Nel blog metto altro, una specie di via di mezzo fra le due cose, molto specifica, che oltretutto (Rose ha ragione) non è solo scrittura, ma un composto, una mescola di diversi elementi. E non parlo solo della presenza di link o di fotografie, per esempio (che poi, il link per me equivale a un’illustrazione, dunque potrei dire “illustrazioni” e basta, comprendendo le due cose). Parlo, anche, soprattutto, del fatto che quel post si andrà ad incastrare, come il pezzo di un puzzle, nell’insieme del blog. Parlo del “posto” che quel post occuperà: nel mio blog da una parte, e nel panorama dei blog dall’altra (va bene, non di tutti i blog: di un certo numero di blog attigui e contigui). Per “panorama dei blog” non intendo quindi “la blogosfera” (l’insieme dei blog) ma un certo sistema di blog (in qualche caso molto esteso e complesso) nella sua configurazione attuale, cioè fotografato nella sua contingenza.
Insomma quello che penso io è che, se si prende a esempio il singolo post, non si riuscirà mai a mettere in luce niente di troppo “specifico”: uno scritto sarà comunque uno scritto, una foto una foto, un link un rimando, e ognuna di queste cose sarà valutabile e confrontabile utilizzando i parametri relativi a ciascun tipo di elemento (testo, foto, elemento ipertestuale, altro…). Se invece si appunta l’attenzione sul blog nel suo complesso, osservandolo direi dalle sue origini, nel suo svilupparsi e soprattutto nel “ruolo” che esso di è riuscito a ritagliare, nella sua identità profonda, nella particolarità della storia che racconta e nel punto di vista riconoscibile che esso intende mostrare, la specificità di tutto ciò che si fa in un blog (e cioè sì, della sua “scrittura”, ma in senso estremamente lato) balza agli occhi evidente.
Poi si può ragionare dell’esportabilità o meno di questo modo di raccontare – ma forse “raccontare” può generare equivoci: di questo modo di edificare, di mantenere in vita e di far funzionare un blog, direi. Il blog è una macchina, l’elemento testuale isolato è un elemento importantissimo di questo oggetto – ma appunto, è solo un elemento. Secondo me, quello che è esportabile fuori dalla rete (e non solo in campo editoriale) è il particolare tipo di forma mentale (ma anche poi: di competenza specifica) che un blogger riesce a sviluppare per il semplice fatto di aver voluto aprire, e di riuscire a tenere, un blog. I bloggers insomma non sono scrittori: sono progettisti, meccanici, macchinisti e movimentisti.

demetrio

quando untitled scrive così, scrive così precisamente, anche se io non sono d'accordo, perchè io sul mio blog non pubblico post, ma sempre racconti, perché credo (forse sono d'accordo con Lipperini, che però non mi ha ancora chiamato UNA IPOTETICA NUOVA ANTOLOGIA) che il supporto (per me il blog è un supporto come la pergamena, come la carta) non modifichi il valore di ciò che scrivo. Comunque quando untitled scrive così, così torrenziale, così pieno, così sempre in aggiunta, beh, quando scrive così, io me la eleggo mia intellettuale di riferimento e di divertimento.


d.

palmasco

@Rose,
i link si usano negli ipertesti, è vero, come le parole si usano negli atti giudiziari, ma qui sostengo che nei blog i link abbiano una funzione vincolante e che tale vincolo rende specifica la scrittura di un blog, così come la funzione giudiziaria condiziona in modo determinante il linguaggio degli atti - basta avere smarrito una volta la patente, o qualsiasi altro oggetto, per avere notato un verbale di polizia.

Per quanto riguarda i link, facevo notare, in particolare, che secondo me nei blog, con l'esperienza, hanno perso la loro esclusiva funzione referenziale (dimostrativa) per lavorare anche di contrappunto al testo, in molti diversi modi ricchi d'immaginazione - utilizzo che negli ipertesti, se esiste, certamente non è altrettanto sviluppata, per il carattere principalmente "enciclopedico" degli ipertesti.

Ora... io non sono certo un linguista e non tengo un blog con intenti didattici o panoramici, non quindi né il tempo, né la voglia, né le capacità per indicare esempi precisi a sostegno della mia tesi, la mia osservazione sul cambiamento dell'uso dei link nei blog resta quindi una sensazione - che però ritengo molto precisa, e non è detto che non serva da stimolo a qualcuno in grado di sviluppare gli studi e gli esempi che a me mancano.
(se il modello della rete di Granieri funziona davvero, prima o poi qualcuno lo farà...)

La domanda sulla scrittura è più complessa.
Una gran parte della risposta però si può trovare, secondo me, nel commento di untitled qui sopra: basta prendere un blog nel suo insieme, invece che come somma dei suoi post, per rendersi conto che c'è un progetto che lo guida.
L'esistenza del progetto impone, secondo me, che si parli di scrittura, cioè di un'attività intellettuale orientata e dotata di regole interne.
Bada bene che non ha alcuna importanza che l'autore del blog sia consapevole del progetto, anzi io credo che nella maggior parte dei casi non lo sia affatto - diciamo per esempio che io non sono affatto consapevole del mio - eppure leggendo un blog a posteriori, il progetto si vede benissimo, con grande sorpresa dell'autore stesso, e spero col suo piacere.

Meglio di così non riesco a facilitarti la lettura, ma tu non desistere!
ciao, palmasco

@untitled, sono sfinito, e poi i confini del tuo commento sono troppo ampi, non mancheranno occasioni di riprendere le tue osservazioni, sono daccordo con demetrio, piene d'energia.
ciao

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