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28/02/2005

Commenti

untitled io

La pedissequa "trascrizione" non funziona in nessuna delle due direzioni secondo me: né da fuori a dentro né da dentro a fuori. Mi domando (e credo che si domandino in molti, se no non si capirebbe perché si continuino a organizzare incontri su questo tema) se sia possibile "trascinare" certe caratteristiche (o meglio: certe attitudini) da una parte all'altra. Se insomma sia possibile pensare a una scrittura fuori della rete che risulti in qualche modo ibridata dall'abitudine a scrivere in rete.

MassimoSdC

Ah, ma che bella domanda, untitled io! E sarebbe secondo voi il caso o no, di tentare a dare qualche prima risposta? ;o)

untitled io

mah, a sto punto aspetterei le puntate successive del resoconto :)

palmasco

In un certo senso avete anticipato il post che ho scritto oggi "il caschetto di gutemberg": secondo me non si può discutere del passaggio da fuori a dentro, se sia gratuito o se paghi pegno, se prima non si definisce la specificità della scrittura in rete, che permette di conoscere com'è fatta la barriera, se esiste, e quindi di accordarsi se sia stata attraversata oppure no.

Il punto non è di accertare chi sta fuori e chi sta dentro, ma invece di mettere a punto uno strumento di traduzione, utile secondo me quando si passa da un ambiente all'altro.

untitled io

Traduzione dici, in luogo di trascrizione. Può essere. Anche se il termine traduzione mi rimanda comunque a un trasportare un certo numero di materiali (diciamo tutti, tutte le componenti di un discorso) da qui a là.
Da parte mia pensavo, invece, piuttosto che al possibile trasporto (traduzione) di un insieme di temi e punti da una parte all'altra, a come si possa riprodurre un certo modo di guardare, e quindi una certa "aria che tira" negli scritti di qualcuno - il suo punto di vista insomma, che in un blog comprende non solo il panorama (ciò che si guarda) ma anche l'ansia di essere, come dire, "testimone per te": un punto di vista particolarmente partecipato, insomma.
Non hai ancora parlato dell'intervento di Herzog, però anticipo qui, per chiarire quello che sto cercando di dire, che lui ha parlato del blogger "mentre" scrive, ricordando che certamente scrive "per l'altro" (per il lettore) così come farebbe un qualunque scrittore, ma che però lo fa con l'altro appollaiato sulla spalla, proprio sul collo, e ha fatto un gesto con la mano sul suo collo, come a mimare la presenza di qualcuno che ti sta lì abbrancato, proprio "mentre" scrivi. In negativo si potrebbe dire: il lettore come una sorta di vampiro. In positivo anche molte altre cose, che personalmente preferisco, per esempio: il lettore compresente, il letore che allunghi una mano e c'è già.
(E questa è una, specificità. Poi ce ne sono altre)

untitled io

(io per esempio qui, ma anche caracaterina o sdc, rappresentiamo lettori appollaiati sulla tua spalla fino a poter sembrare vampireschi, che non aspettano la prossima puntata per farsi presenti. E mentre scrivi tu lo sai)

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