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23/12/2004

prime ore: 3

(dovreste leggere prima 1 e 2, subito qui sotto, se volete un consiglio)

In questo momento per esempio sono confuso.
Siamo appena entrati nella sala del reading e non c`e` niente di quanto mi potessi possibilmente aspettare.
Mi trovo in un qualsiasi ambiente pubblico americano, fortemente segnato dai caratteri del suo essere, appunto, pubblico: le stesse pareti bianche degli uffici postali, i volumi semplici e lineari degli ambienti d`uso, i mobili qualsiasi, di servizio, la parete con i disegni attaccati sopra con cura, che li abbiano fatti i bambini dell`asilo, i malati di aids come in questo caso, i carcerati, i tossici, o in genere indifesi di qualsiasi tipo.

Non che m`aspettassi piu` la cantina fumosa piena di gente col basco e vestita di nero, anche perche` vestiti cosi` saremmo semmai a una festa di modaioli (in questo caso sarebbe strano che fumino in tanti), qui non fuma nessuno, ma insomma tutto somiglia un po` troppo ad una pulitissima sala d`aspetto d`un ospedale, e la ventina di persone presenti, questo me l`aspettavo, che fossimo in pochi voglio dire, ne sarebbero i perfetti occupanti.
C`e` un mobile bar in fondo, per fortuna perche` sono le sette e mi andrebbe proprio una birretta, pizzico un paio di pretzels e comincio a meditare su  cosa bere, visto che non solo non c`e` la birra, ma ci sono solo orribili succhi e una bottiglia di coca cola: in generale io non la bevo mai, in particolare stasera ho paura che poi stanotte non dormo, visto che per il jet leg ho fatto un bel 13/16 di sonno profondo.
Insomma mi siedo al mio posto con un bicchiere di carta dell`unico liquido trasparente che ci fosse sul tavolo; mentre mi guardo in giro per vedere come liberarmene, si alza Jack e con grande difficolta` raggiunge il leggio con microfono di fronte a noi.

Si chiama Jack Sheedy e non e` il mentore di Irene, non so chi sia.
Con grande difficolta` capisco che e` un altro poeta, dei due che leggeranno stasera, ho in mano un gruppetto di fotocopie spillate nell`angolo a sinistra, di poesie che leggera`, scritte da lui.
Jack.
Gli piace essere qui, si vede, gli piace parlare, lo eccita il pubblico, passa la mano sinistra sul blazer blu, l`altra gli rimane un po` contratta lungo il fianco, la bella barba bianca sfiora il dolcevita violaceo nato un po` scolorito, molto cool, si vede che a Jack piace che ci siano donne ad ascoltarlo, e si vede che nella sua vita ha preso non poco di quello che avrebbe voluto da loro, per quanto fosse in gran parte qualcosa che non avrebbero voluto dargli, si vede dai suoi occhi che non lo negano; non negano che anche stasera, nelle sue condizioni, non e` detto che non riesca ancora una volta a prenderne ancora un po` da una delle presenti.

Forse, o forse sono io che mi guardo intorno e credo di vedere luci della citta`.
Jack comincia a leggere, e la fine del secondo verso che legge dice che mentre cammina nel giardino di un ospedale, sente risuonare da qualche parte una E ( nota che io non ricordo piu` a quale corrisponda nella nostra denominazione), insopportabile.
La voce di Jack muore nella pronuncia di quella E, lunga, lascia morire con se' il verso in un soffio.
Di colpo e' come se io fossi in poltrona a leggere poesie, e la sua voce mi guida; non m'insegna, piuttosto mi mostra come mai la poesia letta, in fondo mi sia sempre stata abbastanza indifferente, e anche quanto mi sia perso finora per non avere avuto idea di come si legga.

Spesso Jack balbetta, s'impunta sulle parole, il danno che s'e` visto alla gamba e alla mano ha preso anche una parte del cervello, non solo tartaglia, ma spesso legge una parola due righe piu` sotto, oppure parole che non ci sono.
Le pronuncia appena, come se le avesse sentite partire sbagliate e le fermasse, ma non in tempo, noi le possiamo sentire tutte.
La bellezza della sua voce, la bellezza della sua idea di lettura delle poesie non viene incrinata affatto, non e` rovinata in nulla dalla specie di eco che a lui tocca subire e che per me e` un effetto di amplificazione sonora di quanto sto sentendo: quando finalmente Jack arriva alla parola corretta, quella che ha sotto gli occhi e che voleva pronunciare - anche perche` e` quella che aveva trovato e scritto, nella composizione della poesia -, la parola stessa arriva nel pieno della sua importanza sonora prima che di senso, annullando echi e difficolta`, portando nel ritmo proprio quell`ordine per cui era stata scelta in scrittura.
Francamente io mi ci sono perso, mi sembrava di stare assistendo a qualcosa di meraviglioso, in un certo senso alla nascita stessa della poesia, ancora, e sotto i nostri occhi.

Perche` la ricerca difficile e attenta di Jack della parola giusta, non e` forse lo spirito esatto della poesia, anche se la parola lui l'aveva gia` trovata e scritta prima?
Piu` tardi, quando c'eravamo gia` scaldati, s'e` scusato delle sue difficolta`, dovute ad uno stroke, un infarto, avrei voluto invece che sapesse le sensazioni che mi stava dando.

Non sto facendo l'elegia di un disabile, non trovo niente di commovente negli indifesi che si esibiscono dove di solito stanno artisti dell'esibizione, la poesia di Jack e` molto bella e terribilmente affine al suo modo di leggere che e` musicalmente straordinario, sto dicendo che il suo difetto neurologico non toglie ma aggiunge alla base stupenda sulla quale lui lascia che si applichi.
Aggiunge proprio nel senso in cui diciamo che la poesia s'incarna nel poeta, e noi vedevamo quanto sia difficile per il corpo comprendere, accettare e restituire che ci sia una, e una sola parola tra le molte possibili, che vada bene in un verso, in una successione di versi.
Tutto ieri sera sembrava in ballo, continuamente, c'era una suspence continua sulla possibilita` di trovare la parola giusta.
Spesso Jack vinceva, qualche volta perdeva, la vicenda era appassionante, i risultati eccitanti.
Anche la vittoria, cioe` l'esplosione ritmica e di senso della poesia, era soffusa da un leggero senso di dolore, che veniva secondo me dalla circostanza che  la persona che ci guidava nell'esperienza, fosse quella che proprio per le sue qualita` soffriva di piu` gli ostacoli contro i quali ci conduceva.
Jack pero` accettava la sua lotta senza alcuna sofferenza, senza impazienza contro il difetto che avrebbe potuto levargli la grazia e l'intelligenza gia` utilizzate in stesura, senza nessuna rabbia aveva anzi un modo dolce di piegarsi agli obblighi cui gli toccava sottostare davanti a tutti noi; credo che sia il dolore leggero che s'avvertiva, leggero solo grazie alla sua guida esperta e preziosa.

She's a prisoner of  forgotten love.
Every night she tells me that. She's a dove
shot by a careless Cupid, an erotic
vandal who does not watch his aim. Helpless
she loves me, and hates me for it, and drinks
cheap vine.

(Prigioniera di un amore dimenticato.
Ogni notte lei me lo racconta. E` una colomba
scagliata da un Cupido distratto, un vandalo
erotico che non bada cosa mira. Indifesa
mi ama, e mi odia perch'e` cosi`, e beve vino
da quattro soldi.)

(da Goldfish, di Jack Sheedy)

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I link elencati qui sotto sono quelli che rimandano a prime ore: 3:

Commenti

L'insopportabile pedante che è in me dice la colomba è "colpita" invece che "scagliata". Ti prego di perdonarlo.

She's a prisoner of forgotten love.
Every night she tells me that. She's a dove
shot by a careless Cupid, an erotic
vandal who does not watch his aim. Helpless
she loves me, and hates me for it, and drinks
cheap vine.

(Libera versione)

E' prigioniera d'uno scordato amore.
Ed ogni notte di quello lei mi parla.
E' una colomba cui mira un Cupido sbadato, uno per cui Eros è vandalismo,
che non fa caso a chi colpisce.
Nessuno le è d'aiuto ma lei m'ama, e, a causa sua, m'odia pure, e beve un vinaccio senza senso.

(ma chi è l' "it"? Cupid non sarebbe, piuttosto un "him"?)


sarà banale - e se non lo si è a natale quando mai - ma a me è venuto alla mente il vecchio hank bukowski. Per il clima che hai creato e per questo poeta, che hai incontrato.
Incontrare un poeta vero è una fortuna e un dono; dico un'enormità ma già solo questa poesia giustifica il viaggio a Ny.

Ci sarebbe poi da dire, e quanto, sulla poesia che si trova, sulla parola che si fa strada, sul fatto che leggere una poeisa è, in un cortocircuito breve e inteso, rivivere tutto il labor e la fatica di scrivere quei versi.
Scrivere versi è qualcosa di assolutamente serio, che ti scarnifica all'osso, fino a consumarti fino a farti saltare il cuore.

She's a prisoner of forgotten love.
Every night she tells me that. She's a dove
shot by a careless Cupid, an erotic
vandal who does not watch his aim. Helpless
she loves me, and hates me for it, and drinks
cheap vine

E' la prigioniera di un amore
dimentico. E ogni notte lei
me lo canta, come una colomba
ferita da un amore distratto,
che colpisce - erotico barbaro -
alla cieca.
E senza difesa, lei -
che mi ama e mi odia per questo -
beve un vino dappoco.

io credo che la E corrisponda al MI. Il MI è una nota che mi poace molto (il RE meno, per dire)
Mi piace che la poesia che tu riporti abbia mille significati, per ciascun e ogni lettore

She's a prisoner of forgotten love.
Every night she tells me that. She's a dove
shot by a careless Cupid, an erotic
vandal who does not watch his aim. Helpless
she loves me, and hates me for it, and drinks
cheap vine.

Legata a un amore che sa più.
E' storia di ogni notte ormai. Colomba
che senza cura un Cupido colpì, vandalo
erotico che non mira al bersaglio. Senz'altra difesa
mi ama, mi odia, mi beve
nel vino leggero.

posta!

Prigioniera d’amore dimenticato.
Me lo dice ogni notte. È una colomba
colpita da un Cupido indifferente, un erotico
vandalo che non bada allo scopo. Senza speranza
lei ama me, e mi odia per questo, e beve
vino da poco.

poi disse Voltolini,
"l'uomo con i polsini abbottonati
per risolvere certe pendenze burocratiche
prende la corriera
che sale fino all'altopiano
Fukkomukko
avremmo voluto avvertire quell'uomo
che la sua fatica laggiù andrà sprecata
ma è stato lesto a salire sulla corriera
e adesso se ne sta già andando appoggiato con la fronte al finestrino
per guardare in strada in basso sui tornanti che salgono
le terrazze e i disegni delle correnti e dei venti sul mare"

tutti mostrano dove non andare

Ho quasi paura di interrompervi intervenendo, state scrivendo cose bellissime e mi piacerebbe che Jack leggesse tanto entusiasmo per la sua poesia, cerchero` di farglielo arrivare.
Ho qualcosa da dire, ma magari aspetto ancora un po'.
Grazie a tutti, perora.

la versione spagnola sul vino, io
farei
me ama y me odia, es así
y bebe un vino de ópera
o bene y bebe un vino chic
anche il vino leggero e il vino
che beve da poco sono bene belli


Ella e' captiva di amori dimenticati
ed ogni sera lo rammenta. E' una colomba
colpita da un Cupido distratto, un selvaggio
dell'eros che non si cura di mirare. Rassegnata
ella mi ama, e per questo mi odia, e si nutre
di vini scialbi.

prigioniera di questo
come è potuto succedere
mi dice ogni notte, lei, la colomba
colpita alla cieca da un
cupido teppista, vedi? indifesa
amato odiato, le sto
davanti
bere ostinata al suo vino da niente

Scordata da un amore carceriere, è lei.
Colomba che ogni notte torna a raccontare, colpita
Da un arciere ragazzo e senza interesse
Per il bersaglio, da un teppista di Eros. Senza difesa
Mi ama e, per potermi odiare, beve
Vino sfuso.

Stamattina ascoltavo l'ultimo di Leonard Cohen (da brava dinosaura, naturalmente ;-)) e a queste parole mi è venuto in mente questo pezzo e il tuo poeta: " Because of a few songs /wherein I spoke of their mystery / women have been / exceptionally kind / to my old age. / They make a secret place / in their busy lives / and they take me there. / They become naked / in their different ways / and they say,/ 'Look at me, Leonard / look at me one last time'"

il primo verso sembra proprio il verso di una canzone - non si può rendere, inutile illudersi!
io, che ho le mie belle paturnie sulla traduzione della poesia, direi:

È prigioniera d'amore - un amore scordato.
Me lo dice ogni sera. È una colomba
vittima di un cupido sbadato, un erotico
vandalo che non prende la mira. Sconfitta
lei m'ama, e m'odia per questo, e beve
vino cattivo.

io mai vado a vedere poeti che leggono
le sue cose. Per pigrizia e per invidia e perchè li vedi solo da lontano e perchè nemmeno vado a vedere
come sia finalmente il motore di un aereo. Non mi consola, nemmeno
analizzando intensamente il motore riesco a credere che poi vola. Se al finale casca?
E se casca lo scrittore? Sembra che non cascano per i fluidi e per la propulsione.
Come non cascano alcuni figli, li puoi toccare, già vivi, senza cordoni.
Posso anche comprobare che un volo mi ha messo una volta di Madrid in Parigi,
ricordo il Sena e presse una feluca e lo navegai. Ma resta la sensazione forte di essere l'allucinazione di qualcuno
romantico che mi vide in quella città, sul fiume.
Una sera si che fu a vedere a uno scrittore spagnolo leggendosi.
Come Irene quando andava in taxi per Nueva York con Palmasco per vedere il suo mentore –il mentore di Irene.
Già sapevo che era moltissimo meno alto di quello che immaginavo (lo scrittore spagnolo) e che parlerebbe di mari. Di un Mediterraneo luminoso e affollato e di un Atlantico tenebroso che al finale dell’ orizzonte cade.
Parlava col Atlantico attorno, verde e bello, con schiuma caffelate nella pelle
dell’acqua. Alzato del vento il mare. Il locale era una pesciera grande, in cristallo. Quando fini di leggere le sue cose, c’era un mucchio di gente e certa confussione per uscire. Lui restò più o meno solo nell’imbroglio, poté isolarsi e messo di spalle, prendere il celullare e comprobare se c’erano messaggi. Poi fece un gesto e telefono.
Guardei anch’io il mio cel. Era casuale che, giusto lui, un tempo mi lasciava un sms sul cel (lo avevo sognato un tempo). Un tempo che sempre sognavo con scrittori. Con uno, parlavamo al letto, mi consigliava su alcuni uomini migliori per me. Con altro che mi era molto prossimo, mangiavamo in un bar di 9 soldi, già non lo leggo appena. Altro, zitellissimo, misogino grave, publiccava per me le sue lettere di amore, in un libro di copertine blu chiaro con nuvole. Camminavo la strada Urzáiz e lui mi regalava un romanzo non suo, “Queremos tanto a Glenda” .
Questo uomo del mare, solo mi lasciava un sms con una consigna che non ricordo mai.

Poi si che resto nelle strade quando ci sono lavori in corso.
O con gli elettricisti che mescolando fili rossi e neri fanno misteriosamente luci.
Quando uscimo era notte profonda e il mare si confondeva col cielo nero se non fosse le stelle che tra nuvole qualcuna vedevi

anch'io stanotte ho sognato uno scrittore che mi faceva mettere le mani dentro la sua camicia, ma lui non recita poesie ad alta voce - se lo facesse mi spaventerei credo

ma chi era questo poeta?

urge nominarlo.

d.

per vivere in fondo la mia parte,
ho bevuto il vino leggero,
il vino da poco,
il vino da niente.
E' così che fa diventare,
prigionieri e cattivi.
Alla fine,
era solo una questione di etilismo.

Ok, avete fatto venire voglia anche a me.
(Non so Gaspar, credo proprio che shot sia il participio di to shoot, sparato quindi - ma anche in senso figurato, shoot a picture, oppure shoot nel senso di dimmi (come del resto anche da noi, spara! usato nello stesso modo) - quindi confermo scagliato)

Avevo messo una semplice guida, ecco la mia traduzione e grazie veramente a tutti per la ricchezza dei contributi.

She's a prisoner of forgotten love.
Every night she tells me that. She's a dove
shot by a careless Cupid, an erotic
vandal who does not watch his aim. Helpless
she loves me, and hates me for it, and drinks
cheap vine.

(E` prigioniera d'un amore perduto.
Ogni notte in ogni modo me lo dice. Colomba
scagliata da un Cupido altero, un vandalo
erotico che non sa dove mira. Mi ama
senza speranza, e per questo mi odia, e beve
vino da quattro soldi.

magari Palmasco già torna in Italia.
Ma sarebbe bello che traducesse in inglese le traduzioni italiani dell'originale inglese.
Il risultato sarebbe in inglese come l'originale ma, per un continuo goco di spostamenti e di interpretazioni, da questo molto differente (copie, infatti, e non più orginali, un'onda che ritorna).
Sarebbe come vedere la stessa poesia deformata da un sistema di specchi.
Forse all'autore piacerebbe.
Forse no.

sono impercettibili giochi di lingua. Come se fossero baci o morsi su di un corpo.
Ognuno ha il suo occhio, ognuno ha la sua lingua per quel corpo, quel corpo amato: amato distrattamente, senza speranza. Forse è l'amore che ci fa scagliare - come una nave a caccia di una balena - contro, sopra?, il corpo desiderato pur nella trascuratezza del nostro sentimento.

mi viene in mente una cosa: erotic vandal: io l'ho tradotto come "erotico barbaro", ma è meglio "erotico vandalo", perché possiede qualcosa della devastazione che i vandali portarono nei paesi che invasero. E niente fu come prima. I vandali non furono come i barbari, penso a quelli che invasero l'italia, e di cui abbiamo vestigia nell'Emilia. I vandali distrussero e basta.
C'è questo senso di annientamento, questo senso di caccia - di mirare senza preoccuparsi di capire quale è il bersaglio - che mi gira intorno, mi ronza nella testa.
Io che in questo periodo leggo il corpo come una mappa, una grande mappa per cosa? Per cosa mi preparo? Perché guardo una mappa?
Guardo una mappa per rendermi conto di dove sono e per cercare di andare a fare la mia battuta di caccia.
E infatti sogno balene e ghiaccio.
Ecco.
E' una questione di lingua, di lingua che tocca carne, di labbra che mordono carne. E' una questione di sopravvivenza, di vita, di cibo e nutrimento.

d.

postilla: to shoot=«sparare a», solo in inglese è transitivo; stroke=ictus, apoplessia.
(e per l'anno prossimo mi auguro da sola di essere meno pedante, ma sarà molto difficile.)

postpostilla dialettale: sbaglio o esiste anche qualche dialetto meridionale (o è un gergo?) in cui "sparato" significa non "è stato sparato" (ad esempio un mortaretto), ma "gli hanno sparato" (tipo: "è morto sparato")?
Comunque, come biglietto per il nuovo anno, dedico a questo blog e ai suoi lettori una storia di ferite d'amore raccontata da uno che se ne intendeva, Guido Cavalcanti:
O tu, che porti nelli occhi sovente
Amor tenendo tre saette in mano,
questo mio spirto che vien di lontano
ti raccomanda l'anima dolente,

la quale ha già feruta nella mente
di due saette l'arcier sorïano;
a la terza apre l'arco, ma sì piano
che non m'aggiunge essendoti presente:

perché saria dell'alma la salute,
che quasi giace infra le membra, morta
di due saette che fan tre ferute:

la prima dà piacere e disconforta,
e la seconda disia la vertute
della gran gioia che la terza porta.

ora c'è da intendersi su questo dio-erotico, questo cupido mortifero; perché la poesia che caracaterina mette in fila qua sopra è la radice della poesia, che da giorni andiamo traducendo.

nessuno di noi se ne accorto, caracaterina sì, che era una poesia di un trovatore, di un poeta dello stilnovo.

Eppure c'erano tutti gli elementi: le ferite, la deriva, la sofferenza e la gioia.

c'è una cosa in cui le due poesie divergono.Ed è la "gran gioia": cavalcanti, seppur in odore di eresia, riconosce all'amore una sorta di potenza salvifica, che nella nostra poesia in questione non si vede.

una disperazione così simile così netta come quella di Cecco

La mia malinconia è tanta e tale,
ch'i' non discredo che, s'egli 'l sapesse
un che mi fosse nemico mortale,
che di me di pietade non piangesse.
Quella, per cu' m'avven, poco ne cale;
che mi potrebbe, sed ella volesse,
guarir 'n un punto di tutto 'l mie male,
sed ella pur: - I' t'odio - mi dicesse.
Ma quest'è la risposta c'ho da lei:
ched ella non mi vol né mal né bene,
e ched i' vad'a far li fatti mei;
ch'ella non cura s'i' ho gioi' o pene,
men ch'una paglia che le va tra' piei:
mal grado n'abbi Amor, ch'a le' mi diène

ho chiara una cosa.

Adesso. Quella di Jack Sheedy è una poeisa comica. Ecco perché Cecco e non Cavalcanti.

La comicità è provare l'umiliazione del proprio corpo (dice così più o meno Agamben).
Questa è una poesia di umiliazione, quella di una donna che va alla deriva per un amore; ed è l'umiliazione di un poeta che vede il corpo di una persona che lo ama andare verso un fiume fangoso, una sorta di palude stigia, dove stanno gli accidiosi.

ecco
d.

(però lo dico ancora che tempi quelli (1200-1300) che poeti che grandi poeti: Cecco, Dante, Calvalcanti, Cino, Petrarca, Boccaccio... proprio ...)

Uhm, umiliata è la donna, non il poeta, che pure sa, per averlo provato, di che pasta (e di che vino) è quell'umiliazione. Lui se ne tira fuori, lui vuol campare (nonostante e oltre lo stroke). Lei parla. Lui scrive. legge i pubblico. Lui la guarda ma non è (più) lei. Ecco è perchè è possibile, leggendo la poesia, confondere il proprio sguardo addrittura con quello del careless Cupid. O no?

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