« le discese ardite/ e le risalite | Principale | conversation »

17/11/2004

Commenti

untitled io

In un paio di punti m'hai fatto ridere. Se riesco a spiegarmi (e la faccina non basta): una risata che parte dal basso, da dentro ai piedi...
Puoi metterci tutto, sì :)

gino tasca

Ma nessuno ve l'ha mai detto che voi due aspirate ad Ulrich e ad Agathe?

palmasco

Coltissimo, caro Gino - as usual - quasi troppo.
Riesco appena a comprendere che vuoi scoraggiarmi dall'impresa di continuare questa storia, perché già Musil ha dimostrato che raccontarla non si può.
Ma vedi, come sono certo che avete notato in questo episodio, la scrivo anche in trattoria (sì, le foto dimostrano che tutto m'è venuto di sorpresa, mentre mangiavo, non m'è restato che scrivere su quanto avevo a portata di mano), dimostrano insomma che mi diverto, che me ne faccio compagnia anche nei momenti felici come quelli quando mangi bene in un posto vicino casa che conosci e ti piace.
Agathe infatti lo percepisce e m'ha scritto d'essersi fatta due risate.
Io ne sono contento.

Lasciatemi aggiungere che ringrazio entrambi del commento, che m'ha fatto veramente piacere.

gino tasca

Scoraggiarti? Manco per sogno.
Divertito, anch'io, piuttosto.
E geloso, forse.
Sai: ho sempre avuto il complesso della strega non invitata al battesimo della Bella Addormentata nel bosco.
Ho un magazzino di aspi velenosi, qui dietro, alle mie spalle.
Ma per controbbattere la mia malizia, me ne pungo tutti i giorni con uno.
Santo? Boh - malaccorto.

untitled io

Tu getti il fuso e nascondi la mano. E che c'entra Cleopatra mo'.
Cordialmente

Agathe in taxi verso la Centrale del Latte

untitled io

(ah già l'aspo è... l'avevamo già stabilito un'altra volta... com'è che facciamo sempre LO STESSO DISCORSO da quattro anni?)
cordialmente

Agathe in taxi verso via Roma

Effe

Ecco, secondo me - annoio anche me stesso da quanto son ripetitivo, per cui non c'è persecuzione personale - è proprio questo: c'è qualcuno, da qualche parte, che sta scrivendo di un Palmasco che scrive una storia in cui c'è un Palmasco che scrive una storia (quest'ultimo Palmasco è sporco di farina).
Guardi, se per ventura in trattoria avesse gustato del Caldo Verde, o della Trippa ala maniera di Oporto, l'ambientazione letteraria sarebbe allora pefetta

Effe

Ah (residua sempre un "ah", ultimamente"): bella la storia che, nella foto, si fa oggetto, si fa carattere vergato, materico, che si tocca, si stropiccia, si fa pesante (d'un peso leggero) in mano

rose

un altro manoscritto per «vendita pesche verso sera»! (volevo indirizzarvi al blog infandum.splinder, ma typepad non mi lascia mettere il link - il post a cui mi riferisco è del 10/11)

palmasco

Hai ragione mister effe, ho trascurato il punto a cui evidentemente tieni, che infatti ritorna, in attesa di essere riconosciuto per quello che è.

Bé... devo ammettere di trovarmi sempre un po' a disagio con le astrazioni, mi fanno richiudere a riccio, come se mi trovassi di fronte a un signore che usa il latino per confondermi. Speravo di cavarmela senza che nessuno se ne accorgesse.
Allora? Mah... senti... a me la mia storia pare piuttosto di culo e quindi di carne, di strade e pianure e bestie, indirizzi e banchi da vendita e latte che scorre, di cosce, di maschi che toccano, di abiti indossati.
Questo è il mio punto di vista, ma le storie appartengono a tutti quelli che le leggono, proprio così come le leggono. Quindi se tu ci vedi un gioco d'equilibrismo, un gioco d'equilibrismo c'è.

So che dietro il tuo apparente gioco di parole ci sono teorie e c'è sapienza, so che la tua intenzione è di arricchire il mio gioco: insomma credo di sapere cosa fai qui e perché lo fai.
Allora sento la necessità di aggiungere che:
secondo me la storia che sto scrivendo non rientra nello schema nel quale stai cercando di metterla.
La storia la scrivo io, il patto col lettore mi sembra chiaro, usando tutti i personaggi che come scrittore ho a disposizione, incluso il narratore e il protagonista.
Ecco, io direi che nella mia storia c'è un narratore molto caratterizzato, e un protagonista, palmasco, ma a parte questo, l'unica libertà che mi prendo nel senso delle scatole cinesi che tu vuoi introdurre qui, mi pare quella di lasciare che il narratore parli col protagonista e col lettore.

Ecco effe, anch'io sono un lettore di questa storia: francamente io se vedo la struttura, non la vedo a cascata come te, nel senso che non mi pare che lo scrittore si metta in nessun punto dentro la propria storia - ma se invece tu vedi un'indicazione precisa in questo senso, mi piacerebbe che me la indicassi.
Non so come dire: perché se uso sia il narratore che il protagonista, sto subito scrivendo una meta-storia?
Enlight me, please.

rose bella segnalazione, un blog da andare a scrutare negli archivi, grazie.

ciao

I commenti per questa nota sono chiusi.

New York

Los Angeles

La mia foto
Blog powered by Typepad
Iscritto da 02/2004

shinystat