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13/10/2004

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untitled io

Sempre a proposito di scritture sessuate. In giugno scrissi un racconto in tre o quattro puntate, “la grotta marina” si chiamava, e i protagonisti erano due fratelli. Anzi, per essere chiari: eravamo io e mio fratello. Per giunta, alla fine di quel racconto si dava conto del fatto che i due fratelli fossero cresciuti leggendo, e l’urgenza sessuale di cui si parlava aveva molto a che fare col ricordo di certe letture dell’adolescenza. Mio fratello sta costantemente appiccicato al computer, da qualcosa come venticinque anni. Eppure, per quanto strano possa sembrare, non so se legge blog, né tantomeno se gli sia mai capitato sott’occhio il mio. Bene, questo il quadro.
In quei giorni, mentre scrivevo una dopo l’altra le puntate di quel racconto (che ricordo bello, o perlomeno: del quale ero piuttosto soddisfatta), mi capitava di raggiungerlo in studio, salutarlo, gironzolare intorno a lui, fumarmi una sigaretta alla sua scrivania. Ogni volta, poi, me ne andavo via con la certezza che NON avesse letto quei racconti (e col dato di fatto di non aver avuto il coraggio di mostrarglieli io).
Non so dire. Ero sollevata. Ma allo stesso tempo ero “desolata”.
Desolata è una parola che mi ricorre, quando verifico l’impossibilità dello sconfinamento di cui parlavo. E rende bene l’idea, questa tua conclusione “sarebbe veramente fantastico riuscirci”. Una conclusione che fa pensare a un miraggio di leggerezza, a una specie di euforia. Ma questa leggerezza è nel cuore di pochi, io credo – è per questo che uno ha paura, che arrivi il classico elefante a mandare in frantumi la classica cristalliera (perché vivere "leggendosi la storia" equivale ad abitare in una cristalliera), e nel dubbio, come si dice, si astiene.

demetrio

La cosa curiosa è che leggendo questi tre post di palmasco ho pensato al racconto "grotta" di Untitled e a quel bellissmo post di caracaterina "strumenti di scrittura".

Vuol dire che forse sottendono una stessa tensione? Se posso dire sottendono una tensione corporale.

Ora tento una lettura trasversale. Ma i prodromi di questi tre pezzi sono ravvisabili in "ipotesi di autoritratto"?.

Secondo me sì.
Io continuo a pensare ad uno progressivo specificarsi di piani. Tra presonaggio, scrittore, e "io che dice".

E il lettore? Beh. Questa è la motivazione per la quale un mio amico che conosce e legge il mio blog, è andato nel bar che di solito descrivo per conoscere la cameriera dai rossi capelli.

dixi
d.

ps.
a prescindere da tutto quesi tre post qui. Li ho stampati. E quando li stampo, beh, è centro.

caracaterina

E il lettore? Il lettore non autore-lettore (auto-lettore?), non personaggio, non "io", incalza e palmasco rincula. Questo leggo io, che sono il suo "tu", adesso, e mi sento testimone. palmasco (o è Palmasco, non vedo bene, ad avvicinarmi ho un po' paura: e se mi scopre?) sta tornando indietro. "reverie" è una parola che allontana, è un'esitazione. il punto non è Hemingway, non è andarci o no a parlare. Il punto è: perchè non ha intitolato il post "rincorsa"? Qui c'è Dante che sta tornando indietro davanti alla lupa. anzi no: che sta gingillandosi con gli ignavi. però non mi sembra ancora che lo sappia del tutto. quando lo saprà potrà raccontare. (A proposito di sconfinamenti: chi sa cosa ne è degli incontri di corpi di scrittura quando a incontrarsi sono corpi di carne che non sempre scrivono? quanto sono elefanti i corpi di carne? e si potrebbe dire anche in altri modi, per esempio (appunto) riferendosi all'amore, alla passione. Demetrio dà una risposta, ma non credo che sia l'unica)

untitled io

Io avrei una risposta ma è una commedia in tre atti e devo ancora scrivere il terzo (quello che si chiama appunto "elefanti nel negozio di cristalleria"; il primo atto si chiama "cristalliere" e il secondo "elefanti")

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