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09/06/2004

Commenti

demetrio

c'è qualcosa di commovente in questa dedizione alla scrittura.
che ci fa chiedere: perché?
Che ci rende soddisfatti o meno, che ci interroga e ci pressa.
Qualche giorno fa untitled scriveva che le sembrava di pensare tutto come se fosse un post, come se tutto fosse una cosa scritta.

Il nostro continuo interrogarsi è forse un atto d'amore. Forse noi amiamo la scrittura, ne siamo innamorati. E così per questo motivo, cerchiamo in lei qualcosa in più.
Lo so che questo commento è lungo, ma permettimi di copiarti qui una piccola mail che ho scritto ieri a Filippo la Porta, giornalista del manifesto, a proposito di un lavoro di studio che sto facendo. Te ne copio solo un pezzo.
"Caro filippo,
mi piacerebbe veramente sapere cosa ne pensi del mio lavoro. Se posso buttare tutto a mare, e andare a divertirmi oppure se c'è la speranza che ne esca fuori qualcosa di buono.
Io veramente non lo faccio né per scrivere sul manifesto, né per scirvere sul corriere della sera. Confesso che non mi interessa niente di questo, amo i libri, amo leggerli, amo - quando ci intravedo un filo - seguirlo e capire dove va a finire.
Così come quando mi viene in mente un racconto o una storia".

MI ha colpito il tono che ho usato, un tono a me inusuale. Ho parlato di amore, io che ne parlo sempre poco e male. Per una volta invece è uscito fuori.

Quell'indecifrabile sentimento di Annarita Brigati, il tuo domandarti, il post di untitled "sulla palla ferma" e questa mia lettera a filippo nascondono quel in-sondabile mistero che è l'amore della scrittura per noi, e di noi per lei.

dixi
d.

b.georg

forse sta solo cercando un'alternativa a clarence :)

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