I guerrieri delle tribu indiane non erano scemi, ci faceva notare Michael Bad Hand Terry: anche quando era ormai chiaro che avevano vinto la battaglia, perché mai avrebbero dovuto esporsi agli ultimi colpi dei superstiti, cavalcando in cerchio intorno a loro, al solo scopo di prendersi una delle ultime pallottole, come è stato rappresentato così tante volte, sbagliando?
Ci trovavamo sul campo di battaglia, nel posto esatto dove Custer morì insieme a tutti i suoi 210 uomini del 7mo cavalleria, proprio dove furono ritrovati lui e gli ultimi 41, e i cavalli morti che avevano usato per proteggersi.
Oggi si celebra la memoria di quel 25 giugno del 1876.
I Lakota (parte della più ampia tribu dei Sioux) e i Cheyenne che terminarono la grande battaglia di Little Big Horn, hanno sferrato cauti e rapidissimi attacchi finali, arriva-spara-sparisci, fino a finirli, sperando di non essere uccisi a loro volta.
Michael Bad Hand Terry ha una voce meravigliosa, origini Seminole, sa tutto della vita degli indiani delle praterie, lo racconta con umorismo e passione: vestito da indiano di fine ottocento, ha raccontato la sua storia per più di due ore, affascinante, preciso, leggero. Per me era come vedere uno dei soldatini che muovevo da bambino, alzarsi e parlarmi di donne, di caccia, di guerra, sulla porta del suo tepee :-)
Nei cinque anni seguenti quella strepitosa vittoria, il modo di vivere degli indiani delle praterie sarebbe sparito per sempre, nello scontro di civiltà dovuto all'arrivo degli euro americani.
Quando sono andato a stringergli la mano, fargli i complimenti, chiedergli se era su internet, gli ho anche detto che sono italiano. I'm italian, ho detto, ciao, m'ha risposto.
Un commentatore molto spiritoso di SuzukiMaruti, quando lo chiamano sul telefono di casa per spam, gli passa il figlio di 5 anni ;)))
Fino a lunedì sono in Montana, nella contea di Big Horn, a Fort Smith.
Wilderness quasi completa, internet è molto lenta, spesso non è disponibile al pubblico.
Insomma ci sentiamo non prima di martedì.
Norman Mc Lean ha scritto un classico americano sulla pesca in Montana, ambientato in un posto non lontano da dove andiamo noi, il libro si chiama A River Runs Through it.
Da noi è più conosciuto per il film che ne ha tratto Robert Redford.
E' stato interessante arrivare a Los Angeles in aereo da Milano, oltre che difficile e faticoso.
Prima dell'abbondanza - di spazi, di risorse, di libertà, di merci -
volare Delta, una compagnia americana, ha un suo valore analogico, di
analogia. L'insignificante esperienza personale, secondo me somiglia a
qualcosa che ci sta accadendo su scala più ampia.
Business difficilissimo, quello aereo. Voli di settimana, in un giorno qualsiasi di giugno, ma come sempre l'aereo è pieno, gli aeroporti sovrappopolati. Prenotare è difficile, trovare posto non è facile, però le compagnie perdono soldi.
I manager lavorano e pensano, le compagnie perdono soldi, falliscono una dopo l'altra. Ma non ho mai volato su un aereo vuoto. Non dico disabitato, ma almeno confortevole, cioè ricco di posti vuoti.
Volare è orribile, perché gli spazi sono di sicuro progettati da manager.
La distanza dei sedili, la loro larghezza, la conformazione, sono chiaramente insufficienti, anomali, scomodi, respingenti.
L'aria a bordo non è rinnovata a sufficienza, è scomoda, non igienica, malata. Il tempo a bordo è inquinato.
Da Milano a New York sono già passate circa otto ore di volo, soffocati nella cabina pensata da manager, stipata. Inutilmente pare.
A JFK prendiamo un volo Delta per Los Angeles, ci mettiamo un'ora e mezza, stretti nei sedili a bordo, soltanto per raggiungere l'inizio della pista, taxing, si dice, come a JFK succede con frequenza annoiante.
L'aria condizionata è troppa, l'hostess annuncia che purtroppo hanno dato via tutte le coperte che avevano, non ce ne sono più, purtroppo, dice.
Sono altre cinque ore e quaranta di volo, a bordo non viene servito cibo se non a pagamento, soltanto acqua.
Prima dell'abbondanza americana, sugli aerei americani, dove gli spazi sono limitati e le risorse minori, sugli aerei che perdono soldi in un business che i manager non riescono a rendere redditizio, - i manager! - una certa capacità di prendere decisioni feroci, rende tutto un po' lugubre e più scomodo del necessario.
Di sicuro su quella rotta ho volato meglio, per quanto sia obiettivamente una tratta difficile, per la lunghezza. Per esempio ogni volta che ho volato British, come faccio quasi sempre. Forse hanno qualche manager in meno.
Io non li capisco. I passeggeri sono trattati come polli in gabbia, la compagnia perde soldi, per chi cazzo lavorano i manager?
A JFK, nel finger del transito Delta, dove i posti a sedere non esistono, non si sa come mai, se non ai gate. Ci sono soltanto una cinquantina di sedili per gate, quando un aereo imbarca ben più di cento persone. Trascino moglie e bambini esausti in cerca di un gate senza voli, che abbia i sedili liberi, per passare le tre ore di scalo che ci toccano, per colpa del ritardo Delta, che ci ha fatto perdere la coincidenza.
Siamo seduti insieme ad altri.
Poi si crea una certa animazione, forse perché c'è un volo pronto, forse sta per partire, al gate si materializzano le hostess.
Sono stanco, non mi curo per niente dell'agitazione. Non sono per niente incoraggiato a interessarmi dei miei simili.
Percepisco però qualcosa di strano.
Che mi costringe a interessarmi, a registrare le mie sensazioni, a focalizzare, a trasformarle in pensieri.
Guardo e ascolto, ma non capisco.
So che vedo qualcosa, ma non so cosa.
E' sotto i miei occhi, la vedo, me lo dicono le mie sensazioni, ma non traduco, non focalizzo. Molto manageriale :)
Poi mi accorgo.
E' strano.
Me ne rendo conto perché in lontananza vedo passare un afroamericano.
Siamo tutti bianchi. Tutti.
Alzo gli occhi sul monitor del gate.
Il volo è diretto a Madrid.
Domani non ci sono/ domani vado via aaaaaa.
Vado via per qualche giorno all'America, la cadenza dei post potrebbe risentirne.
Se proprio ti manco, domani trovi briciole del mio pensiero qui:
http://dentroalreplay.blogspot.com/
Un blog che ha ospitato già le prestigiose interviste di Lyonora e di Samuele Silva tra gli altri fotografi :)
Enjoy, mentre io volo.
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